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“La neve che mai si accumula”, la poesia di Emily Dickinson sulla bellezza delle stagioni

Anche la stagione invernale ha le sue bellezze, le sue perle uniche e rare; Emily Dickinson, con questa poesia, pare renderle ben visibili, immediatamente tangibili.

Una neve bianca, pura e fragrante, che nonostante il suo candore e la sua tenerezza riesce ad imporsi su ogni albero e soprattutto al nostro sguardo. In queste prime giornate di freddo sembra che l’Autunno ci stia inesorabilmente abbandonando, lasciando il suo posto al lungo e gelido Inverno. E così, avvolti da uno sciarpone ingombrante, coperti dalla testa ai piedi e con le mani in tasca per proteggerle dal freddo, spesso tentiamo di immaginarci al caldo, magari distesi in una spiaggia in compagnia del dolce suono delle onde, riscaldati da un sole bollente. Eppure, anche la stagione invernale ha le sue bellezze, le sue perle uniche e rare; Emily Dickinson, con questa poesia, pare renderle ben visibili, immediatamente tangibili.

La neve che mai si accumula

La Neve che mai si accumula –
La transitoria, fragrante neve
Che arriva una sola volta l’Anno
Morbida s’impone ora –
Tanto pervade l’albero
Di notte sotto la stella
Che certo sia il Passo di Febbraio
L’Esperienza giurerebbe –
Invernale come un Volto
Che austero e antico conoscemmo
Riparato in tutto tranne la Solitudine
Dall’Alibi della Natura –
Fosse ogni Tempesta così dolce
Valore non avrebbe –
Noi compriamo per contrasto – La Pena è buona
Quanto più vicina alla memoria –

Il rapporto con la natura

La delicatissima poesia di Emily Dickinson ha il potere di portarci lontano: ci conduce delicatamente, quasi prendendoci per mano, davanti ad un dolcissimo paesaggio innevato. Una neve bianca, pura e fragrante, che nonostante il suo candore e la sua tenerezza riesce ad imporsi su ogni albero e soprattutto al nostro sguardo.

Una visione antica, capace di evocare nel cuore di ognuno un ricordo, seppur tiepido e lontano, riportandolo dolcemente alla superficie.
Fosse ogni tempesta così dolce, valore non avrebbe…se chiudiamo i nostri occhi possiamo visualizzare un manto bianco addolcire ogni durezza.

Questa poesia tratta un tema assai caro alla Dickinson, infatti è noto quanto amasse scrivere a proposito di acqua, neve, alberi…elementi naturali assai ricorrenti nei suoi scritti; il mondo naturale occupa un posto privilegiato nel cuore della poetessa, oltre alle profonde e sensibili riflessioni di gusto esistenzialistico sulla vita e la morte.

Il suo stile è semplice e piano, le parole scorrono delicatamente: la Dickinson sembra avere il potere di tracciare, attraverso le parole evocative da lei selezionate, contorni di oggetti, volti, che risuonano nella nostra memoria, rimanendo come sospesi.

Un riconoscimento mancato in vita

Emily Elizabeth Dickinson nota come Emily Dickinson nasce nel 1830 ad Amherst in una famiglia borghese di tradizioni puritane. Dopo studi irregolari continua a studiare come autodidatta e scopre il suo grande amore per la poesia. La sua vita fu segnata dall’inquietudine sia per motivi religiosi sia a causa dei noti disturbi nervosi che le impedirono spesso di uscire di casa. Forse soffrì anche di una forma genetica di epilessia. Muore di nefrite nel 1886, nella sua città natale. Le sue poesie, trovate nella sua camera da letto dalla sorella, che si occuperà personalmente di pubblicarle con l’aiuto di un’amica, erano scritte su foglietti ripiegati e cuciti con ago e filo. Altre poesie sono state ricavate dalle sue corrispondenze private o dai biglietti di accompagnamento ad alcuni regali per parenti e amici.

Oggi Emily Dickinson viene considerata una delle maggiori poetesse moderne, eppure per tantissimo tempo rimase nell’ombra. Durante la sua vita “silenziosa” non ebbe alcun riconoscimento; il suo stille, infatti, venne giudicato dai contemporanei inusuale e stravagante. La sua scrittura, poco convenzionale per lo standard del tempo, non venne apprezzata; la sua sensibilità non venne compresa.
Sicuramente questa non è una storia nuova, difficile enumerare l’enorme quantità di artisti che in vita non ottenne alcun riconoscimento, raggiungendo grande fama solo post mortem…basti citare Dante Alighieri, esiliato dalla sua amata Firenze, o uno scrittore più contemporaneo come Kafka.

L’intensità e la profonda sensibilità degli scritti della Dickinson furono rivoluzionarie, divenne una guida brillante per poeti e poetesse successivi. L’amaro debito da pagare in vita, come spesso accade, fu il mancato riconoscimento dei contemporanei, accompagnato da una dolorosa delusione e dall’isolamento. È noto che, durante la sua vita, furono pubblicati solo 7 componimenti rispetto all’enorme quantità dei suoi scritti. La prima completa edizione americana delle sue poesie arriverà nel 1955.

Oggi la fama Emily Dickinson, annoverata tra le più grandi e talentuose poetesse americane, illumina la strada di tutti quegli artisti che in vita sperimentano l’amarezza e la solitudine, spesso vittime di una società troppo impegnata per ascoltarli.

Parlare in versi

Neruda e le sue poesie sono tra i protagonisti di Parlare in versi“, un libro che nasce dalla convinzione che le belle parole, i versi poetici possono essere la linfa vitale per lo sviluppo di relazioni positive e costruttive. Scritto dal fondatore di Libreriamo Saro Trovato, l’idea del libro è stata quella di realizzare una guida per aiutare nella scelta, in modo veloce e immediato, della frase più giusta tratta da poesie classiche e più contemporanee da utilizzare a seconda del momento o della situazione.

 

Giorgia Aurora Monaco

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