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Poesia Pascoli

“L’assiuolo” di Pascoli, la poesia che celebra le piccole cose della vita

L'assiuolo è una poesia di Giovanni Pascoli, contenuta in "Myricae" (1897). Protagonista è questo animale che richiama la vita e la morte.

Moriva il 6 aprile 1912 a Bologna Giovanni Pascoli, figura emblematica della letteratura italiana di fine Ottocento, considerato insieme a Gabriele D’Annunzio, il maggior poeta decadente italiano. Qui una poesia intitolata “L’assiuolo” , contenuta nella raccolta “Myricae” del 1897, che rimanda alla sua poetica delle piccole cose e del fanciullino.

Speranza e paura in Pascoli

L’assiuolo: pubblicata prima sulla rivista “Marzocco” nel 1897 e poi inserita nella sezione In campagna della quarta edizione di Myricae. Questa poesia inizia con un interrogativo sulla Luna. L’atmosfera è magica, notturna, le parole di Pascoli ci fanno immergere nella natura. Una natura che sembra aspettare l’arrivo della Luna, come se fosse una presenza divina, mentre una minaccia di nubi si fa sempre più imminente. È qui, tra l’atmosfera magica delle stelle lucenti e la nebbia di latte, che Pascoli avverte il suono dell’Assiuolo, uccello notturno, che ispira al poeta pensieri legati alla morte.

Giovanni Pascoli, le poesie più belle

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Giovanni Pascoli è considerato, insieme a Gabriele D’Annunzio, il più importante poeta decadente italiano. Ecco le sue poesie più celebri

Ogni strofa, così, si chiude con il verso dell’animale “chiù”,  parola chiave della poesia, suono con cui il poeta evoca i suoi sentimenti. Sentimenti di paura, terrore, incertezza. Come se la morte fosse sempre pronta a far sentire la sua presenza nella serenità. La speranza è mista alla precarietà, come d’altronde sappiamo anche noi, nel 2021. Pascoli traduce in questa complessa poesia, la sua poetica “delle piccole cose”, mostrandoci come anche i dettagli più insignificanti, sanno essere importanti per l’interpretazione della nostra esistenza.

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Le lacrime di San Lorenzo cantate dai versi di Giovanni Pascoli

La notte di San Lorenzo del 1867 fu ucciso il padre di Giovanni Pascoli. In ricordo di quel giorno, il poeta scrisse la poesia “X agosto”

L’assiuolo, la poesia di Giovanni Pascoli

Dov’era la luna? ché il cielo
notava in un’alba di perla,
ed ergersi il mandorlo e il melo
parevano a meglio vederla.
Venivano soffi di lampi
da un nero di nubi laggiù;
veniva una voce dai campi:
chiù

Le stelle lucevano rare
tra mezzo alla nebbia di latte:
sentivo il cullare del mare,
sentivo un fru fru tra le fratte;
sentivo nel cuore un sussulto,
com’eco d’un grido che fu.
Sonava lontano il singulto:
chiù

Su tutte le lucide vette
tremava un sospiro di vento:
squassavano le cavallette
finissimi sistri d’argento
(tintinni a invisibili porte
che forse non s’aprono più?…);
e c’era quel pianto di morte…
chiù

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