Poesia

“La fine e l’inizio”, la poesia di Szymborska su quello che ci aspetta

"Dopo ogni guerra c'è chi deve ripulire", inizia così la poesia che Wislawa Szymborska dedica al periodo di ricostruzione che segue ogni guerra
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“Dopo ogni guerra c’è chi deve ripulire”, inizia così la poesia che Wislawa Szymborska, Premio Nobel per la letteratura nel 1996, dedica al periodo di ricostruzione che segue ogni guerra. Finché la guerra dura, i riflettori sono puntati sul campo da battaglia, ma, come tutto finisce, i riflettori si spengono e il buio cala sulle macerie che la guerra ha provocato.

“L’inizio e la fine”, un affaccio sul nostro domani

Quello che ci racconta la poetessa polacca è un affaccio sul domani, sul futuro che ci aspetta da qui a pochi mesi, quando il virus sarà debellato e noi dovremo cominciare da zero. Arriverà quel momento, ancora non sappiamo quando, ma arriverà. E forse, sarà più dura di quanto ci immaginiamo. Non ci saranno più i flashmob alle finestre, né Bocelli che canta solo nel Duomo di Milano, né la bandiera appesa ai nostri balconi. Si dovrà semplicemente ripartire e ognuno nel suo piccolo dovrà cominciare a fare ordine, ripartendo da un cumulo di macerie. Non ci sarà nulla di lirico, né teatrale nella ricostruzione, perché, come dice la Szymborska, “non è fotogenico e ci vorranno anni”. 

“L’inizio e la fine” di Wislawa Szymborska

Dopo ogni guerra
c’è chi deve ripulire.
In fondo un po’ d’ordine
da solo non si fa.

C’è chi deve spingere le macerie
ai bordi delle strade
per far passare
i carri pieni di cadaveri.

C’è chi deve sprofondare
nella melma e nella cenere,
tra le molle dei divani letto,
le schegge di vetro
e gli stracci insanguinati.

C’è chi deve trascinare una trave
per puntellare il muro,
c’è chi deve mettere i vetri alla finestra
e montare la porta sui cardini.

Non è fotogenico
e ci vogliono anni.
Tutte le telecamere sono già partite
per un’altra guerra.

Bisogna ricostruire i ponti
e anche le stazioni.
Le maniche saranno a brandelli
a forza di rimboccarle.

C’è chi con la scopa in mano
ricorda ancora com’era.
C’è chi ascolta
annuendo con la testa non mozzata.
Ma presto
gli gireranno intorno altri
che ne saranno annoiati.

C’è chi talvolta
dissotterrerà da sotto un cespuglio
argomenti corrosi dalla ruggine
e li trasporterà sul mucchio dei rifiuti.

Chi sapeva
di che si trattava,
deve far posto a quelli
che ne sanno poco.
E meno di poco.
E infine assolutamente nulla.

Sull’erba che ha ricoperto
le cause e gli effetti,
c’è chi deve starsene disteso
con la spiga tra i denti,
perso a fissare le nuvole.

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