poesie d'amore

Il bacio e l’amore nella poesia, “l’eternità breve” nei versi dei grandi autori

Lo scrittore Dario Pisano ci conduce in un viaggio alla scoperta di alcune delle poesie d'amore più belle dove il bacio è protagonista
Il bacio e l'amore nella poesia e nei versi dei grandi autori

L’amore e il bacio sono stati da sempre protagonisti nei versi dei principali autori di ogni epoca. C’era una volta un poeta (Catullo) che chiedeva alla sua amata: «da mi basia mille, deinde centum / dein mille altera, dein secunda centum / deinde usque altera mille, deinde centum». Dammi mille baci, e poi altri cento, e poi altri mille e altri cento, e ancora altri mille, e di nuovo altri cento, e così via, fino all’ultimo nostro respiro. Diamoci centinaia di migliaia di baci!

Scriverà Marcel Proust: «Ogni bacio chiama un altro bacio. Ahi! Nei primi tempi di un amore i baci nascono con tanta naturalezza! Spuntano così vicini gli uni agli altri; e a contare i baci che ci si è dati in un’ora si faticherebbe come a contare i fiori di un campo nel mese di maggio.».

Alcuni fra i più bei testi lirici scritti nel cinquecento da Ludovico Ariosto ospitano la riesplorazione lirica di un patrimonio di ricordi d’amore: «O mente ancor di non sognare incerta / quando abbracciar dalla mia dea mi vidi / e fu la mia con la sua bocca inserta».

In un avventuroso carcere soave (la camera dell’amata) durante una notte più chiara del più luminoso giorno terreno, al poeta amante, tra sorrisi, carezze, giochi licenziosi e parole sciolte da ogni inibizione, furono elargiti «dolci baci, dolcemente  impressi / ben mille e mille e mille e mille volte ( la citazione di Catullo è di limpida evidenza )».

Questo intenerimento memoriale che fa levitare i versi di Ariosto appartiene alla stessa vena ispirativa di quello che è il più antico fra i lirici moderni, il greco Konstantinos Kavafis: « Mirra e delizia della vita mi è il ricordo delle ore / in cui trovai il piacere come lo desideravo / e lo tratteni forte. / Mirra e delizia della vita / a me che disdegnavo ogni piacere dei consueti amori ».

Il grande poeta spagnolo Pedro Salinas ci ha ricordato che ogni nascita è uno strappo, una separazione, l’archetipo di ogni futuro distacco esistenziale.

Sarai, amore,

un lungo addio che non finisce?

Vivere, dal principio, è separarsi.

Già fin dal primo incontro

con la luce, e le labbra,

il cuore percepisce quell’angoscia…

di dover esser cieco e solo un giorno.

Miracoloso ritardo, l’amore,

del suo termine stesso:

è prolungare il fatto magico,

che uno e uno siano due, di contro

alla prima condanna della vita

Il trauma della nascita (cito il titolo di un libro molto famoso dello psicoanalista austriaco Otto Rank) è l’etimo psicologico di tante architetture mentali relative alle origini del genere umano.

Che cos’è la cacciata dal Paradiso terrestre se non la sublimazione culturale del nostro traumatico esordio nella vita, il quale consiste nell’esodo  violento  da quell’ hortus deliciarum che è stato il grembo materno, l’unico luogo immune dal male di vivere?

Ogni volta che ci distacchiamo dalla persona che amiamo torniamo a soffrire – con intensità variabile – quell’esperienza di separazione, di strappo, che inaugura ogni vita.

Ancora Pedro Salinas:

Ogni bacio perfetto scosta il tempo,

ci getta indietro, amplia il mondo breve

 dove è ancora possibile baciare.

Non ha il suo culmine l’Amore quando arriva o si trova

ma nella resistenza a separarsi

dove si può sentire

altissimo, nudo, tremante.

Tutte le civiltà letterarie si sono interessate all’amore, alla descrizione della sua sintomatologia e fenomenologia. L’inchiesta sull’Amore è una costante tematica che rende solidali poeti tra loro diversi e lontani  come – per esempio – Giacomo da Lentini e W. Hugh Auden, interessati entrambi a conoscere la veritas de Amore ( il primo nel sonetto Amore è uno desio che ven dal core; il secondo nel famosissimo componimento O tell me the truth about Love ).

Il bacio è il momento in cui il sentimento si denuncia; è la manifestazione amorosa più appariscente e conseguentemente quella maggiormente soggetta alla retorica.

Il grande  scrittore argentino Jorge Luis  Borges,  in una delle sue poesie più belle e misteriose, descrive la eco interiore di un vero bacio d’amore, capace di annullare il tempo. 

La poesia si intitola Inno:

Questa mattina

c’è nell’aria l’incredibile fragranza

delle rose del Paradiso.

Sulla riva dell’Eufrate

Adamo scopre la freschezza dell’acqua.

Una pioggia d’oro cade dal cielo:

è l’amore di Giove.

Salta dal mare un pesce

e un uomo di Agrigento si ricorda

d’essere stato quel pesce.

Nella caverna che chiameranno Altamira

una mano senza volto traccia la curva

di un dorso di bisonte.

La lenta mano di Virgilio accarezza

la seta che portarono

dal regno dell’Imperatore Giallo

le carovane e le navi.

Il primo usignolo canta in Ungheria.

Gesù vede sulla moneta il profilo di Cesare.

Pitagora rivela ai suoi greci

che la forma del tempo è circolare.

In un’isola dell’Oceano

i levrieri d’argento inseguono i cervi d’oro.

Su un’incudine forgiano la spada

che sarà fedele a Sigurd.

Whitman canta a Manhattan.

Omero nasce in sette città.

Una donzella riesce a catturare

l’unicorno bianco.

Tutto il passato torna come un’onda

e quelle antiche cose sono qui

solo perché una donna ti ha baciato

Il bacio più famoso della poesia italiana è quello che Francesca da Rimini rivive dolorosamente nella memoria.

Siamo nel quinto canto dell’ Inferno –  all’interno del cerchio dei lussuriosi –  ossia coloro i quali durante la vita non sono riusciti a sottrarsi al vento turbinoso della passione e sono ora per l’eternità travolti da una bufera infernale, che mai non resta (è la legge del contrappasso).

Dante, dopo aver ascoltato il racconto di Francesca ( al quale fanno da sottofondo le lacrime di Paolo, il cognato con il quale ella tradì il marito Gianciotto Malatesta) alza gli occhi da terra per porgerle una nuova domanda: in quale istante dell’esistenza hanno scoperto di amarsi? Quando è che tutta la vita si è fermata sotto il peso del cuore?

Nei versi che seguono ci troviamo improvvisamente in una stanza di un palazzo signorile dell’Italia di fine Duecento: «Noi leggiavamo un giorno per diletto»: I due cognati stavano leggendo un romanzo  dedicato alle avventure di Lancilotto, cavaliere di Re Artù.

Nella pagina che era sotto i loro occhi il protagonista  (Lancilotto) sta per sporgersi all’audacia di baciare la donna che ama, Ginevra (In realtà nel testo originale è la regina a baciare l’amante). Erano soli mentre l’emozione cresceva e a un certo punto alzarono gli occhi dal libro e incominciarono a guardarsi, senza dirsi nulla. Quando si ama, le parole vengono su con la lentezza di una vegetazione.

«Quando leggemmo il disiato riso / esser basciato da cotanto amante, / questi, che mai da me non fia diviso, / la bocca mi basciò tutto tremante. / Galeotto fu il libro e chi lo scrisse. / Quel giorno più non vi leggemmo avante».

Per commentare questo epilogo chiedo nuovamente in prestito un verso a Pedro Salinas:

Conoscersi è luce improvvisa.

Di fronte alla rivelazione di vivere, i due amanti chiusero il libro. Avevano appena scoperto il tesoro esistenziale più prezioso: avevano incontrato l’altro.

Dario Pisano

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