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6 Gennaio, le poesie più belle dedicate alla Befana e all’Epifania

Per festeggiare l’epifania abbiamo selezionato le più belle poesie sulla Befana scritte da alcuni dei più importanti poeti della letteratura italiana

La Befana è una figura folcloristica legata alle festività natalizie. Con l’epifania si chiudono le festività di fine-inizio anno. Secondo la tradizione, si tratta di una donna molto anziana che vola su una vecchia scopa, per fare visita ai bambini nella notte tra il 5 e il 6 gennaio e riempire le calze lasciate da essi, appositamente appese sul camino o vicino a una finestra.

Tra mito e tradizione, ci sono diverse poesie dedicata alla figura della befana. Così come ci sono alcune poesie dedicate al viaggio dei Re Magi, altro simbolo natalizio religioso di enorme significato.

Da Giovanni Pascoli a Gianni Rodari, passando per Guido Gozzano e Giorgio Caproni, ecco come alcune delle penne più importanti della poesia italiana hanno affrontato con il sorriso questo tema tradizionale.

Le poesie più belle e divertenti per la Befana e l’Epifania

Epifania di Mario Luzi

Notte, la notte d’ansia e di vertigine
quando nel vento a fiotti interstellare,
acre, il tempo finito sgrana i germi
del nuovo, dell’intatto, e a te che vai
persona semiviva tra due gorghi
tra passato e avvenire giunge al cuore
la freccia dell’anno… e all’improvviso
la fiamma della vita vacilla nella mente.

Chi spinge muli su per la montagna
tra le schegge di pietra e le cataste
si turba per un fremito che sente
ch’è un fremito di morte e di speranza.
In una notte come questa,
in una notte come questa l’anima,
mia compagna fedele inavvertita
nelle ore medie
nei giorni interni grigi delle annate,
levatasi fiutò la notte tumida
di semi che morivano, di grani
che scoppiavano, ravvisò stupita
i fuochi in lontananza dei bivacchi
più vividi che astri. Disse: è l’ora.
Ci mettemmo in cammino a passo rapido,
per via ci unimmo a gente strana.

Ed ecco
il convoglio sulle dune dei Magi
muovere al passo dei cammelli verso
la Cuna. Ci fu ressa di fiaccole, di voci.
Vidi gli ultimi d’una retroguardia frettolosa.
E tutto passò via tra molto popolo
e gran polvere. Gran polvere.
Chi andò, chi recò doni
o riposa o se vigila non teme
questo vento di mutazione:
tende le mani ferme sulla fiamma,
sorride dal sicuro
d’una razza di longevi.
Non più tardi di ieri, ancora oggi.

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Epifania di David Maria Turoldo

Eran partiti da terre lontane:
in carovane di quanti e da dove?
Sempre difficile il punto d’avvio,
contare il numero è sempre impossibile.
Lasciano case e beni e certezze,
gente mai sazia dei loro possessi,
gente più grande, delusa, inquieta:
dalla Scrittura chiamati sapienti!
Le notti che hanno vegliato da soli,
scrutando il corso del tempo insondabile,
seguendo astri, fissando gli abissi
fino a bruciarsi gli occhi del cuore!
Naufraghi sempre in questo infinito,
eppure sempre a tentare, a chiedere,
dietro la stella che appare e dispare,
lungo un cammino che è sempre imprevisto.
Magi, voi siete i santi più nostri,
i pellegrini del cielo, gli eletti,
l’anima eterna dell’uomo che cerca,
cui solo Iddio è luce e mistero.

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Alla Befana di Gianni Rodari 

Mi hanno detto, cara Befana,
che tu riempi la calza di lana,
che tutti i bimbi, se stanno buoni,
da te ricevono ricchi doni.
Io buono sono sempre stato
ma un dono mai me l’hai portato.
Anche quest’anno nel calendario
tu passi proprio in perfetto orario,
ma ho paura, poveretto,

che tu viaggi in treno diretto:
un treno che salta tante stazioni
dove ci sono bimbi buoni.
Io questa lettera ti ho mandato
per farti prendere l’accelerato!
O cara Befana, prendi un trenino
che fermi a casa d’ogni bambino,
che fermi alle case dei poveretti
con tanti doni e tanti confetti.

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Natale, ecco le 11 poesie più belle di Gianni Rodari

Natale, ecco le 11 poesie più belle di Gianni Rodari

Gianni Rodari è sicuramente l’autore per bambini più amato da intere generazioni. Ora che il Natale è arrivato, vi proponiamo le sue poesie più belle

Sonetto d’epifania di Giorgio Caproni 

Sopra la piazza aperta a una leggera
aria di mare, che dolce tempesta
coi suoi lumi in tumulto fu la sera
d’Epifania ! Nel fuoco della festa
rapita, ora ritorna a quella fiera
di voci dissennate, e si ridesta
nel cuore che ti cerca, la tua cera
allegra – la tua effigie persa in questa
tranquillità dell’alba, ove dispare
in nulla, mentre gridano ai mercati
altre donne più vere, un esitare
d’echi febbrili (i gesti un dì acclamati
al tuo veloce ridere) al passare
dei fumi che la brezza ha dissipati.

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Oggi è l’Epifania. Di che cosa? di Maria Luisa Spaziani

Oggi è l’Epifania. Di che cosa?
Io non sono mai stata così sola.
Anche l’angelo tace. Tu da un mese,
angelo rinnegato.
La vita è un filo rosso. Ci attraversa
da alfa e omèga il battito del cuore.
Per tessere che cosa? Inutilmente
il filo cerca la sua cruna.

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Il mistero della Befana di Massimo Grillandi

Vecchia, dev’esser vecchia per davvero.
sono duemila anni che cammina.
Proprio non so come faccia la vecchina
a portare con sé un negozio intero.
Dentro quel sacco ce ne son di cose:
trombe, trenini, bambole e pistole,
palle e fucili quanti se ne vuole.
Son faccende a dir poco, misteriose.
Come scenda ad esempio negli oscuri
e stretti fori dei camini e vada
per monti e valli, lungo la sua strada
e nessuno dimentichi o trascuri.

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La Befana di Guido Gozzano

Discesi dal lettino
son là presso il camino,
grandi occhi estasiati,
i bimbi affaccendati
a metter la scarpetta
che invita la Vecchietta
a portar chicche e doni
per tutti i bimbi buoni.

Ognun, chiudendo gli occhi,
sogna dolci e balocchi;
e Dori, il più piccino,
accosta il suo visino

alla grande vetrata,
per veder la sfilata
dei Magi, su nel cielo,
nella notte di gelo.

Quelli passano intanto
nel lor gemmato manto,
e li guida una stella
nel cielo, la più bella.

Che visione incantata
nella notte stellata!
E la vedono i bimbi,
come vedono i nimbi

degli angeli festanti
ne’ lor candidi ammanti.
Bambini! Gioia e vita
son la vision sentita nel loro piccolo cuore
ignaro del dolore.

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Pastorale dell’Epifania di Marino Moretti 

Ascolta, finalmente, anima mia,
in una sera azzurra d’ombra, folta
d’astri, vibrante di ricordi, ascolta
la pastorale dell’Epifania.

La melodia che in te, desta, s’ostina.
La melodia che in te, sopita, sogna.
È voce di zampogna
di fede montanina.

E tu chiudi le tue palpebre umane
ed apri gli occhi nel tuo sogno mite.
E sogni solitudini infinite
e vedi solitudini montane.

E grandi fuochi e greggi bianchi in via
e neri abeti in mezzo a tanto argento
e fonti ove s’abbevera l’armento
che va, che va verso la prateria.

Apparsa è in cielo stella di presagi
o della Profezia
che segue nella via
notturna i tre cavalli dei Re Magi.

Vestiti delle loro fogge bizzarre
giungono alla capanna per esporre
i lor doni Melchiorre,
Gaspare, Baldassarre.

Ed offre il Re di Saba al suo mostrarsi
l’oro ed il Re d’Arabia dall’immenso
mantello beduino il sacro incenso
e l’odorosa mirra il Re di Tarsi.

Or ecco la zampogna. E il cuore ingordo
respira tutta la dolcezza ignota
che passa in una nota,
o spira nell’ebbrezza di un ricordo.

Canta sommessa la zampogna e il cuore
ciò che non seppe aver forse le chiede
un conforto, una fede,
e la dolce virtù del suo pastore.

Chiede altre cose mentre il canto s’alza
e si diffonde nella sera blanda:
quante cose domanda
rinchiuse in una lor pendula calza.

Nell’aria di cristallo or voci strane
mescolate all’afrore degli agrumi:
e penduli salumi
e filze di banane…

Si tace la zampogna; uggiola un cane.
S’accendono altre stelle, e lumi lumi.
O dolce cuore, perché ti consumi
in desideri di cose lontane?

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La Befana di Ennio Zedda

Con la diaccia tramontana
è arrivata la Befana,
e gironzola in calzini
fra comignoli e camini
che l’aspettano impalati,
sorridenti e affumicati.
« Qui» un comignolo l’avverte
«c’è un piccin che si diverte
tutto il giorno: un fannullone! ».
«Ecco cenere e carbone! »,
« Qui c’è unì bimbo giudizioso».
«Ecco un dono generoso,
ma, al fratello negligente
lascio subito un bel niente.
C’è una bimba vanerella?
Ecco qua una paperella,
ma il giocattolo più bello
lo regalo a un orfanello.
Per un attimo, il sorriso 
tornerà sul mesto viso.

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Voglio fare un regalo alla Befana di Gianni Rodari

La Befana, cara vecchietta,
va all’antica, senza fretta.
Non prende mica l’aeroplano
per volare dal monte al piano,
si fida soltanto, la cara vecchina
della sua scopa di saggina:bef
è così che poi succede
che la Befana… non si vede!

Ha fatto tardi fra i nuvoloni,
e molti restano senza doni!

Io quasi, nel mio buon cuore,
vorrei regalarle un micromotore,
perché arrivi dappertutto
col tempo bello o col tempo brutto…

Un po’ di progresso e di velocità
per dare a tutti la felicità!

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La befana di Lucio Pisani

Stasera
il bambino non vuole dormire
gli han detto domani
verrà la Befana
coperta di tempo
pesante di doni
verrà a premiare
fra tutti i più buoni.
Stasera il bambino non vuole dormire
inizia un’attesa
comincia a soffrire.

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Il dialogo dei Magi di Efrem il Siro

I magi: «A noi una stella ha annunciato
che Colui che è nato è il re dei cieli.
Tuo figlio ha potere sugli astri,
essi sorgono soltanto al suo ordine».

Maria: «E io vi dirò un altro segreto,
perché siate convinti:
restando vergine, io ho partorito mio figlio.
Egli è il figlio di Dio. Andate, annunciatelo!».

I magi: «Anche la stella ce l’aveva fatto conoscere,
che figlio di Dio e Signore è il tuo figlio».

Maria: «Altezze e abissi ne rendon testimonianza;
tutti gli angeli e tutte le stelle:
Egli è il figlio di Dio e il Signore.
Portate l’annuncio nelle vostre contrade,
che la pace si moltiplichi nel vostro paese».

I magi: «Che la pace del tuo giglio
ci conduca nel nostro paese,
con sicurezza, come noi siamo venuti,
e quanto il suo potere dominerà il mondo,
che Egli visiti e santifichi la nostra terra».

Maria: «Esulti la Chiesa e canti la gloria,
per la nascita del figlio dell’Altissimo,
la cui aurora ha rischiarato cielo e terra.
Benedetto Colui la cui nascita rallegra l’universo!

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Canzone dell’Epifania di Angiolo Silvio Novaro

Pastorelli, pastorelli
che passate prati e ruscelli
con in braccio la cornamusa
e gioia sul viso diffusa,
dove andate così snelli?
Udiste, forse, qualche dolce nuova
che il cuore vi muova?
E voi magi dalla ricca sella
che camminate dietro la stella
portando un sacco di doni,
e parete così buoni
con la barba e l’occhio mite,
chi cercate? Dite, dite,
e i tesori a chi l’offrite?
Oh, se andate a Betelemme
con quel càrico di gemme
deh, pigliatemi con voi!
Ch’io lo veda il Fanciullino
fasciato nel pannolino
tra l’asino e il bue suoi
che gli fumano vicino!

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La Befana di Giovanni Pascoli

Viene viene la Befana
vien dai monti a notte fonda.
Come è stanca! La circonda
neve, gelo e tramontana.
Viene viene la Befana.

Ha le mani al petto in croce,
e la neve è il suo mantello
ed il gelo il suo pannello
ed il vento la sua voce.
Ha le mani al petto in croce.

E s’accosta piano piano
alla villa, al casolare,
a guardare, ad ascoltare
or più presso or più lontano.
Piano piano, piano piano.

Che c’è dentro questa villa?
uno stropiccìo leggiero.
Tutto è cheto, tutto è nero.
Un lumino passa e brilla.
Che c’è dentro questa villa?
Guarda e guarda…tre lettini
con tre bimbi a nanna, buoni.

Guarda e guarda…ai capitoni
c’è tre calze lunghe e fini.
Oh! tre calze e tre lettini.
Il lumino brilla e scende,
e ne scricchiolan le scale;
il lumino brilla e sale,
e ne palpitan le tende.

Chi mai sale? chi mai scende?
Co’ suoi doni mamma è scesa,
sale con il suo sorriso.
Il lumino le arde in viso
come lampada di chiesa.
Co’ suoi doni mamma è scesa.

La Befana alla finestra
sente e vede, e s’allontana.
Passa con la tramontana,
passa per la via maestra,
trema ogni uscio, ogni finestra.
E che c’è nel casolare?
Un sospiro lungo e fioco.
Qualche lucciola di fuoco
brilla ancor nel focolare.
Ma che c’è nel casolare?

Guarda e guarda… tre strapunti
con tre bimbi a nanna, buoni.
Tra la cenere e i carboni
c’è tre zoccoli consunti.
Oh! tre scarpe e tre strapunti…
E la mamma veglia e fila
sospirando e singhiozzando,
e rimira a quando a quando
oh! quei tre zoccoli in fila…
veglia e piange, piange e fila.

La Befana vede e sente;
fugge al monte, ch’è l’aurora.
Quella mamma piange ancora
su quei bimbi senza niente.
La Befana vede e sente.
La Befana sta sul monte.

Ciò che vede è ciò che vide:
c’è chi piange e c’è chi ride;
essa ha nuvoli alla fronte,
mentre sta sul bianco monte.

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Alla Befana di Sandro Baganzani 

Befana sicuro con lo scialle di lana
e la cuffia
a cavallo di un raggio di luna
arrivi dalla Mecca
arrivi forse da più distante,
dal paese dove le piante
sono cariche sempre di verzura
dentro i giocondi orti,
per portare i tuoi doni
ai fanciulli più buoni.
A me, cosa mi porti?
Giocattoli strani, dorate delizie,
datteri, dolci è il tuo carico.
Per i camini versi
le ceste ricolme,
ricolmi le calze
sospese sul davanzale.
Hai le ale per volare dove vuoi.
Ma se puoi
fammi ancora camminare
in letizia tranquilla
lungo le campestri vie,
ch’io mi commuova, se squilla
un richiamo di avemarie:
ch’io pieghi i ginocchi davanti
il dolcissimo riso
di Colei che non mente.
Ch’io ami le viole selvatiche
la tristezza dei tramonti,
l’odore paesano
delle corti sui miei monti.
E così,
fortemente amando
invecchiare fammi,
ma accanto ch’io senta
all’unisono il cuore palpitare
di colei che è eternamente giovine.

Befana,
che arrivi dalla Mecca
arrivi forse da più distante,
sai bene come si chiama
la mia «Non conosciuta amante»!

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La Befana  di Piero Calamandrei 

Vien da lontano, per le vie nevose,
lascia giù, al cancello del giardino,
il somarello, e tra le sue calzette
una ne sceglie per ciascun bambino
e gliela porta: e sal dritta e sicura
per ogni stanza, sia pur chiusa e scura.
In ogni stanza di bambini buoni
entra pian piano, e il loro sonno spia:
e ai piedi del lettino lascia i suoi doni

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La Befana di Mario Venditti 

È lieta una bimba e gioconda:
stamane, allor che s’è levata
al primo saluto del gallo,
tra i molli guanciali ha trovata
nascosta una bambola bionda
vestita di rosso e di giallo.

Le dicono tutti: – Oh, il bel dono
che a te la Befana ha portato! –
Ma ella, che ha finto dormire
e vigile in vece ha ascoltato
stanotte il fuggevole suono
dei passi materni, sorride.

È lieto anche un piccolo bimbo
che, a canto al camino sospesa
la logora calza ha dormito
e ignora che solo è discesa
dei suoi sogni d’oro nel nimbo
la fata al camino annerito.

Che cosa ha trovato, che cosa
quel bimbo stamane ha trovato
al nero camino da canto?
Non so. Ma avrà certo trovato
soltanto una povera cosa
quel piccolo bimbo, soltanto.

E pure, egli è lieto… E dovrebbe
solo egli esser lieto, non tu,
o vigile bimba: non ebbe
anch’egli una bambola bionda,
è vero; ma il raggio lo inonda
d’un’illusione di più.

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Raccontino per il 5 gennaio di Gherardo Del Colle 

A sera, terminate le preghiere
della vigilia dell’Epifania,
il nonno favoleggia al nipotino
persuadendolo al sonno: “Se profondo
sarà il tuo sonno fino a domattina,
anche qui – anche qui
alla nostra casina –
sosteranno nel cuore della notte
i tre Magi d’Oriente che ogni anno
di questi dì
si mettono in cammino per il mondo
ricercando Gesù….”.
Il nipotino
non piagnucola più. Dorme. E già sogna
i tre Magi d’Oriente sopra enormi
cammelli; e un agitarsi di mantelli
e di vessilli e di cimieri: frotte
di cavalieri ed uno stuolo immenso
di servitù con mobili ed anella
tempestate di gemme; ed una stella
che riluce lassù: la bella stella
che riporta a Betlemme
i buoni Magi e i loro buoni doni 
d’oro
e di mirra e d’incenso per Gesù…
E continua a dormire il nipotino,
e continua a sognare. Ed il nonnino
ricolma via via
di lucenti regali
le scarpettine esposte ai davanzali
nella vigilia dell’Epifania.

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La viggijja de pasqua bbefania di Gioachino Belli

La bbefana, a li fijji, è nnescessario
de fajjela domani eh sora Tolla?
In giro oggi a ccrompà cc’è ttroppa folla.
A li mii je la fo nne l’ ottavario.
A cchiunque m’accosto oggi me bbolla:
e ccom’a Ssant’Ustacchio è cqui ar Zudario.
Dunque pe st’ otto ggiorni io me li svario;
e a la fine, se sa, cchi vvenne, ammolla.

Azzeccatesce un po’, d’un artarino .
oggi che ne chiedeveno? Otto ggnocchi;
e dd’una pupazzaccia un ber zecchino.
Mò oggnuno scerca de cacciavve l’occhi;
ma cquanno sémo ar chiude er butteghino,
la robba ve la dànno pe bbajocchi.

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La notte de pasqua bbefania di Gioachino Belli

Mamma! mamma! – Donnite. – lo nun ho ssonno.
Fate dormì cchi Il’ha, ssor demonietto.
Mamma, me vojj’ arzà. -Ggiù, stamo alletto.
Nun ce posso stà ppiù; cqui mme sprofonno.
lo nun ve vesto. – E io mo cchiamo Nonno.
Ma nun è ggiomo, – E cche mm’avevio detto
che cciamancava poco? Ebbè? vv’aspetto?
Auffa li meloni e nnu li vanno!
Mamma, guardat’ un po’ ssi cce se vede?
Ma tte dico cch’è nnotte. -Ajo! – Ch’è stato?
Oh ddio mio!,m’happijjato un granchio a un piede.
Via, -‘Statte zitto, ma attizzo er lumino.
Sì, eppoi vedete un po’ cche mm’ha pportato
la bbefana a la cappa der cammino.

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La matina de pasqua bbefania di Gioachino Belli

Ber vede è da per tutto sti fonghetti,
sti mammocci, sti furbi sciumachelli,
fra ‘Da bbattajjeria de ggiucarelli
zompettà come spiriti folletti!
Arlecchini, trommette, purcinelli,
cavallucci, ssediole, sciufoletti,
carrettini, cuccù, schioppi, coccetti,
sciabbole,bbarrettoni, tammurrelli…
Questo porta la cotta e la sottana,
quello e vvistitom càmiscio e ppianeta,
e cquel’ antro è uffizzial de la bbefana.
E intanto, o pprete, o cchirico, o uffizziale,
la robba dorce je tira le deta;
e mmamma strilla che ffinissce male.

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La burla della Befana di Gina Vaj Pedotti 

Presso la nera cappa del camino,
una calzina in grande attesa sta.
Con il suo sacco ed il suo lumicino
a notte la Befana scenderà.
Ma un tormento sta in cuore a Tino e a Tina:
“Ci vorrebbe la calza di una donna,
la nostra è troppo corta e piccolina!”
“Appendiamoci quella della nonna!”.
Vanno al mattino i piccoli bricconi
alla scoperta dei sognati doni.
Ma che c’è nella calza lunga e nera?
Un paio d’occhiali e una dentiera…

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La Befana di Enza lepore  

Cara Befana befanina, sei tornata finalmente!
col tuo sacco e il carbone
con la sciarpa appesa al collo
e una cuffia sul tuo capo,
la tua scopa per volare sopra i tetti
nella notte silenziosa
tra il vento e nevicate
tu ti tuffi dal camino
trovi calze da riempire
di dolcetti e caramelle,
mentre porti cenere e carbone a tutti i bimbi cattivelli
e ai buoni porti sempre ricchi doni
bamboline e biciclette
e giochini di ogni specie.
Presto andate piccolini
a far la nanna nel lettino
domani arriva la befana
tra la gioia e lo sconforto
di chi trova i balocchi e chi cenere e carbone.
Viva, viva la befana.

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Viene, piano, la Befana di Arpalice Cuman Pertile  

Fate nanna, piccolini,
nei lettini
bianchi e belli come panna;
fate nanna!

Dal castello delle fate,
ch’è lassù, lontan lontano
fra le nevi immacolate,
al camino vien, pian piano

la Befana, ricca e buona,
che vi dona
cavallucci, bamboline
e balocchi senza fine.

Glieli porta l’asinello,
forte e bello,
che le orecchie ha lunghe assai:
se vi sente, o bimbi, guai!

Fate nanna, piccolini,
nei lettini
bianchi e belli come panna;
fate nanna!

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Il viaggio dei Magi di T.S. Eliot

Fu una gelida venuta per noi,
proprio il tempo peggiore dell’anno
per un viaggio, e per un viaggio lungo come questo:
le strade affondate e la stagione rigida,
nel cuore fitto dell’inverno.»
E i cammelli irritati, gli zoccoli doloranti, restii,
che si stendevano sulla neve che si andava sciogliendo.
Ci furono momenti in cui rimpiangemmo
i palazzi estivi sui pendii, le terrazze,
e le fanciulle di seta che portano i sorbetti.
Poi i cammellieri che sbottavano in bestemmie e lamentele
e se ne scappavano, e rivolevano i loro liquori e le loro donne,

e i falò notturni che si spegnevano, e l’assenza di ripari,
e le città inospitali, e ostili le cittadine,
e sporchissimi i paesini che vendevano a prezzi esosi:
sono stati momenti durissimi per noi.
Alla fine preferimmo viaggiare intere nottate,
dormendo a tratti,
con le voci che ci cantavano nelle orecchie, che dicevano
che era tutta una pazzia.

Poi all’alba scendemmo in una valle temperata,
umida, sotto la coltre di neve, odorante di vegetazione,
con un ruscello che scorreva e un mulino ad acqua che picchiava il buio
e tre alberi davanti al cielo basso.
E un vecchio cavallo bianco galoppò via per i prati.
Poi arrivammo a una bettola con dei pampini sulla volta,
sei mani nel vano della porta si giocavano a dadi pezzi d’argento,
e i piedi scalciavano gli otri vuoti.
Ma di informazioni non ce n’erano, e così proseguimmo
e arrivammo di sera, senza un istante di anticipo
trovando il luogo; fu (direste voi) una soddisfazione.

Tutto questo è successo molto tempo fa, lo ricordo,
e lo farei ancora, ma appuntatevi
questo appuntatevi
questo: siamo stati condotti per tutta quella strada per
una Nascita o per una Morte? Vi fu una Nascita, certamente,
ne abbiamo avuto la prova e mai un dubbio. Avevo visto le nascite e le morti,
ma avevo creduto che fossero diverse; questa Nascita fu
una dura e amara agonia per noi, come la Morte, la nostra morte.
Tornammo nei nostri possedimenti, in questi Regni,
ma non più a nostro agio qui, coi vecchi ordinamenti,
tra un popolo straniero aggrappato ai propri dèi.
Sarei lieto di un’altra morte.

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La grotta di Iosif Brodskij

Immagina, col fiammifero acceso, quella sera, la grotta,
e per sentire freddo ricorri alle fessure del piancito,
bastano le stoviglie per provare la fame,
quanto al deserto, è ovunque, in ogni dove.

Immagina, col fiammifero acceso, la grotta
a mezzanotte, il falò, silhouette di oggetti
e di animali, e, il viso nelle pieghe di un telo stazzonato,
anche Maria, Giuseppe e il Bimbo infagottato.

Immagina tre re, le carovane prossime alla grotta,
anzi tre raggi diretti su una stella,
cigolìo di carriaggi, sonagli tintinnanti
(quel bimbo non si è ancora guadagnato

rintocchi di campane nel turchino addensato).
Immagina che per la prima volta, di là dal buio
di uno spazio infinito, Dio ravvisi se stesso nel Figlio
fatto Uomo: un senzatetto in un altro negletto.

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