Intervista a Rita Borsellino

Rita Borsellino, “Mio fratello Paolo non era un eroe, ma un uomo che non scendeva a compromessi”

Il modo migliore per ricordare oggi Paolo Borsellino è ''fare memoria'', che significa impegnarsi quotidianamente perché il passato non torni. Le parole della sorella del magistrato-eroe
Rita Borsellino, "Mio fratello Paolo non era un eroe, ma un uomo che non scendeva a compromessi''

MILANO – Il modo migliore per ricordare oggi Paolo Borsellino è “fare memoria”, e impegnarsi quotidianamente perché il passato non torni. Perché a partire da quel terribile giorno di ventun anni fa e dai fatti del ’92-’93 si possa costruire un nuovo futuro. È la speranza di Rita Borsellino, sorella più piccola del magistrato, che ricorda con noi il fratello in occasione dell’anniversario della strage di via d’Amelio.

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Rita Borsellino, mio fratello guardava in faccia la paura

Ricorda com’è maturata in suo fratello la decisione di intraprendere la carriera giudiziaria? Perché questa scelta?

Paolo fin da bambino era orientato agli studi giudiziari, aveva un forte senso della giustizia e una grande intolleranza nei confronti di ogni sorta di ingiustizia. La scelta di intraprendere questo percorso sembrò a noi tutti della famiglia del tutto naturale, proprio perché faceva parte della sua indole.

Cosa ha rappresentato l’opera di Paolo Borsellino nella lotta alla mafia? Quali risultati sono stati ottenuti?

L’opera di Paolo sta tutta nel suo lavoro, nella passione smisurata che metteva in quello che faceva, credendoci fermamente e mettendo in pericolo la sua stessa vita per quegli ideali di giustizia e di amore verso il prossimo. Non mi piace pensarlo come un eroe e lo dico spesso ai giovani, lui come Giovanni Falcone e altri ancora sono state persone oneste che hanno compiuto fino il fondo il loro dovere, senza scendere a compromessi, tenendo sempre la schiena dritta e guardando in faccia anche la paura, con coraggio.

Oggi a distanza di 21 anni ci sono stati svariati risultati, sul piano giudiziario con inchieste e arresti importanti, ma ci sono ancora pezzi di verità che mancano e non si è arrivati ad una verità “vera” che ci possa spiegare cosa c’è stato davvero dietro la strage di via D’Amelio, cosa c’è dietro questa trattativa fra lo Stato e la mafia per il quale si sta facendo un processo e noi aspettiamo di conoscerne l’esito. Non posso cedere alla debolezza ma devo avere la certezza di arrivare alla verità, altrimenti non crederei più nello Stato, in quella parte dello Stato che deve poter trovare giustizia e libertà.

Qual è oggi il modo migliore per ricordare Paolo Borsellino?
Facendo memoria. Il ricordo è qualcosa di cristallizzato nel tempo, fare memoria significa altro, vuol dire non ricordare un giorno all’anno portando una corona di fiori sul luogo dell’eccidio ma operare ogni giorno perché il passato non torni, perché a partire dai fatti del ’92-’93 si costruisca futuro e futuro libero.

In che modo oggi si può proseguire la sua opera?

Come dicevo prima, attraverso la memoria operante, viva, facendo in modo che la lezione di Paolo rimanga attuale e con lui il messaggio che ha voluto dare soprattutto ai giovani, di rifuggire dalla mafia e di aspirare al ‘fresco profumo di libertà senza il puzzo del compromesso’.

Tutti conoscono il grande magistrato, può raccontarci qualche aneddoto da cui emerga la figura dell’uomo?

Paolo era un uomo di grande affetto e in particolare con me che sono la più piccola dei quattro fratelli era particolarmente protettivo, lo è sempre stato, ed io oggi cerco di proteggere la sua lezione, raccogliendo la sua eredità perché rimanga viva e non muoia con lui e i suoi ragazzi della scorta.

Qual è il suo personale ricordo di suo fratello?

È talmente intimo e personale che ho difficoltà a condividerlo, lo tengo per me e lo custodisco gelosamente.

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