Per non dimenticare gli uomini della scorta di Aldo Moro

Ricordiamo i nomi dei 5 membri della scorta di Aldo Moro, crivellati dai colpi delle Brigate Rosse durante il rapimento dello statista DC
Per non dimenticare gli uomini della scorta di Aldo Moro

MILANO – Cinque persone perbene, pagate per proteggere uno degli statisti più importanti della politica italiana: Aldo Moro. Il più anziano degli uomini di scorta ha 52 anni, il più giovane 24. Tre poliziotti e due carabinieri che hanno sacrificato la loro vita per proteggere il valore della democrazia.

Era il 16 marzo del 1978 e furono massacrati delle Brigate Rosse, che rivendicarono il feroce assalto scrivendo nel comunicato n. 1 delle Brigate Rosse, 18 marzo 1978, relativo all’annuncio del rapimento di Moro, “La scorta armata, composta da cinque agenti dei famigerati Corpi Speciali, è stata completamente annientata.”

Eroi comuni della storia italiana a cui non saranno mai dedicate importanti pagine di storia, ma la cui memoria merita di essere ricordata e evidenziata. Noi cerchiamo di farlo nell’anniversario della morte di Aldo Moro, convinti che il destino di queste anime vivrà per sempre insieme. Uomini con storie simili che lasciarono mogli e figli nel nome e per conto del dovere civile di difendere la democrazia.

Il primo in ordine di età era il maresciallo dei carabinieri Oreste Leonardi, all’epoca aveva 52 anni era nato nel 1926 a Torino. Mentre frequenta il ginnasio, rimane orfano del padre che muore in guerra. Dopo aver terminato gli studi, si arruola nell’Arma. Sposato con Ileana Lattanzi, due figli Sandro e Cinzia di 17 e 18 anni, nel 1963 è chiamato a far parte della scorta di Aldo Moro. Detto Judo, era il caposcorta e quel 16 marzo 1978 si trova nel sedile anteriore della macchina del presidente, compiendo il tentativo estremo di proteggere Moro con il proprio corpo.

Il secondo, era l’appuntato dei carabinieri Domenico Ricci, 44 anni, marchigiano, nato a San Paolo di Jesi, in provincia di Ancona, nel 1934. È l’autista di fiducia del politico DC e quel 16 marzo 1978 si trova al posto di guida della Fiat 130 su cui viaggiava Aldo Moro. Gli contano sette proiettili sparati alla testa. A casa lascia la moglie Maria e due bambini. Uno di loro si chiama Giovanni ed ha 11 anni quando assassinano suo padre.

Il terzo è il vicebrigadiere di polizia Francesco Zizzi, 30 anni, era al suo primo giorno di scorta al servizio dell’onorevole Moro. Nato a Fasano, in provincia di Brindisi, nel 1948, progettava le nozze con la fidanzata Valeria. Si trova nell’Alfetta bianca che precede la macchina di Moro, seduto al posto del passeggero. I brigatisti gli sparano, ma non muore subito. Il cuore si fermerà all’ospedale Gemelli di Roma.

Il quarto è la guardia di pubblica sicurezza Raffaele Iozzino, 25 anni unico che riesce ad uscire dall’auto, tentando la difesa di Aldo Moro. I terroristi lo finiscono a terra sparandogli in fronte. Non aveva ancora compiuto i 25 anni. Iozzino era nato in provincia di Napoli, a Casola, nel 1953, in una modesta famiglia contadina.

Il quinto, il poliziotto Giulio Rivera, il più giovane aveva 24 anni, guidava la macchina che precede quella di Moro. I brigatisti lo crivellano con otto colpi di pistola. Era nato nel 1954 a Guglionesi, in Molise, in provincia di Campobasso.

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