La strage di via d'Amelio

In memoria dei ragazzi della scorta di Borsellino, vittime della mafia

Nella strage di via d'Amelio persero la vita non solo il magistrato Paolo Borsellino ma anche cinque agenti della sua scorta
In memoria della scorta di Borsellino, vittime della mafia

MILANO – È il 19 luglio 1992 a Palermo in via d’Amelio 19, dimora di Maria Pia e Rita, madre e sorella di Paolo Borsellino. Una strada stretta, considerata pericolosa dalle autorità, che avevano ipotizzato di vietare alle auto di parcheggiare per rendere più sicuri gli spostamenti del magistrato. Non fu fatto. E alle 16.58 una Fiat 26 rubata carica di esplosivo telecomandato a distanza esplose uccidendo Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta:  Agostino Catalano, Emanuela Loi , Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. L’unico sopravvissuto fu l’agente Antonino Vullo, risvegliatosi in ospedale in gravi condizioni.

La scorta di Borsellino

Emanuela Loi, nata a Cagliari nel 1967, aveva solo ventiquattro anni il giorno della strage operata dalla mafia di Cosa Nostra. È la prima agente donna a restare uccisa in servizio per lo stato italiano. In sua memoria sono state intitolate numerose scuole e vie in tutta Italia.

Walter Eddie Cosina, nato il 25 luglio 1961 in Australia da una famiglia triestina. Tornato in Italia a metà degli anni ’70, Walter prende servizio nella polizia giudiziaria all’età di 21 anni. Il giorno della strage di via d’Amelio Walter non doveva essere in servizio, ma decise di lasciar riposare il collega e sostituirlo nel turno di scorta al magistrato Paolo Borsellino.

Agostino Catalano (1950-1992) era rimasto vedovo tre anni prima, e per mantenere i tre figli aveva iniziato una carriera come agente di scorta. Risposatosi nel 1991, anche lui come il collega Cosina non doveva essere lì quel pomeriggio del 19 luglio 1992. Solitamente era infatti assegnato a Padre Bartolomeo Sorge, e si trovava per di più in ferie. Fu richiamato in servizio per raggiungere un numero sufficiente per la scorta di Borsellino.

Vincenzo Li Muli, giovanissimo, aveva solo 22 anni quando la mafia fece esplodere quella Fiat 26 carica di tritolo. Appassionato di moto, innamorato di Vittoria – che voleva sposare, il suo desiderio più grande era entrare in polizia. Era riuscito a coronare il suo sogno a inizio 1992, pochi mesi prima dell’attentato.

Claudio Traina, 27 anni. Fratello minore dell’Ispettore Luciano Traina. Quella mattina del 19 luglio 1992 i due fratelli Claudio e Luciano decisero di andare a pesca, passione che accomunava entrambi, ma ad una certa i due si separarono perché Claudio doveva entrare in servizio alle 15. Il pomeriggio la madre chiamò Luciano con tono preoccupato per dirgli che c’è stata una strage in cui è rimasto coinvolto il giudice Borsellino e i ragazzi della sua scorta. Luciano decise allora di verificare se il fratello fosse tra le vittime e quando giunse sul luogo capì che Claudio era morto.

Antonio Vullo, è il sesto agente della scorta ed è l’unico sopravvissuto. Infatti mentre i suoi colleghi e il giudice Paolo Borsellino erano scesi dall’auto, lui era rimasto alla guida per poter parcheggiare. Così racconta il momento dell’esplosione:

“Il giudice e i miei colleghi erano già scesi dalle auto, io ero rimasto alla guida, stavo facendo manovra, stavo parcheggiando l’auto che era alla testa del corteo. Non ho sentito alcun rumore, niente di sospetto, assolutamente nulla. Improvvisamente è stato l’inferno. Ho visto una grossa fiammata, ho sentito sobbalzare la blindata. L’onda d’urto mi ha sbalzato dal sedile. Non so come ho fatto a scendere dalla macchina. Attorno a me c’erano brandelli di carne umana sparsi dappertutto…”

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