“Giudizi Universali” di Samuele Bersani e il bello della semplicità

"Giudizi Universali" di Samuele Bersani è la canzone che racconta di come la semplicità e la spontaneità mantengano vivo l'amore
Giudizi Universali di Samuele Bersani e il bello della semplicità

MILANO – “Giudizi Universali” è il testo scritto da Samuele Bersani uscito nel 1997, che per la sua bellezza è stato considerato l’anno seguente come il “miglior testo letterario“: la giuria in cui presenziava anche la scrittrice e traduttrice Fernanda Pivano premiò la canzone con il Premio Lunezia. Il testo infatti, attraverso un susseguirsi di metafore e similitudini, parla di una coppia in cui la perdita della spontaneità ha consumato il sentimento dell’amore.

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Il bello delle piccole cose

Giudizi Universali è la storia di una coppia in cui l’amore ha perso la precedente carica e la spontaneità dei gesti: infatti Lei non riesce ad accontentarsi delle piccole cose e della loro semplicità, desiderando continuamente altro, ed è incapace di sognare perché troppo impegnata a preoccuparsi della realtà. Non riesce a rilassarsi e a fantasticare, perché niente le basta per essere felice. Non può fare a meno di complicare tutto, con un “bel giretto di parole doppie, ma doppiate“.

Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza complicare il pane
ci si spalma sopra un bel giretto di parole vuote, ma doppiate

Lui che invece è un sognatore instancabile e si fida delle piccole cose semplici e spontanee, si sente imprigionato, si sente soffocare e vorrebbe proteggere i ricordi e l’amore che fino a ieri li legava, ma Lei distrugge tutto trasformando la relazione in qualcosa di falso. Parole e parole che appesantiscono e complicano il loro rapporto, il conformarsi a convenzioni sociali, il cercare di imitare le altre coppie non fa altro che svilire l’unione. Demolisce le bolle di sapone e impedisce a lui di sognare in pace, di concedersi il lusso di essere irrazionale, di volare lontano dal presente.

Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo e quando dormo taglia bene l’aquilone
togli la ragione e lasciami sognare, lasciami sognare in pace

Il passato e il presente

Però non è stato sempre così. In passato erano leggeri, sognavano insieme, mettendo da parte la razionalità, senza zavorre ai piedi e pronti a volare fuori dalla finestra come aquiloni, perché tanto c’era l’amore che indicava loro i passi da seguire, come fa il claim delle pubblicità che descrive cosa accade. Questi momenti intensi però non hanno più pregnanza, non hanno più valore perché non hanno lasciato nulla, non hanno sedimentato niente.

Liberi com’eravamo ieri dei centimetri di libri sotto i piedi
per tirare la maniglia della porta e andare fuori
come Mastroianni anni fa come la voce guida la pubblicità
ci sono stati dei momenti intensi ma li ho persi già

Non ci si può più fidare di Lei perché non è la stessa persona di cui lui si era innamorato in passato: ora è soltanto una copia banale di tante altre personalità (sei solo la copia di mille riassunti). Come fidarsi di una persona che è diventata una perfetta estranea? 

Potrei ma non voglio fidarmi di te
io non ti conosco e in fondo non c’è
in quello che dici qualcosa che pensi
sei solo la copia di mille riassunti

Il cuore che in una coppia dovrebbe essere protetto, viene invece bistrattato e per niente rispettato: come se un’aiuola in cui crescono i fiori venga trattata come uno zerbino su cui pulirsi i piedi.

Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza calpestare il cuore
ci si passa sopra almeno due o tre volte i piedi come sulle aiuole

Il loro rapporto adesso è totalmente vuoto, anzi si è mutato in odio: non si riesce a respirare, ci si sente in trappola. L’amore si è consumato come una candela che perde la fiamma: è spento, privo di brillantezza e di emozione. È solo cera indurita dal tempo.

Leviamo via il tappeto e poi mettiamoci dei pattini per scivolare meglio sopra l’odio
Torre di controllo aiuto, sto finendo l’aria dentro al serbatoio

Leggera leggera si bagna la fiamma
rimane la cera e non ci sei più
non ci sei più non ci sei…

Ma come la quiete dopo la tempesta, dopo la crisi può tornare di nuovo la libertà: non esiste più quell’enorme peso legato ai piedi che impedisce di volare, quel continuo ostacolo per afferrare la felicità. Si può ricominciare a vivere e a sorridere, senza permettere a nessuno di cambiare la propria personalità o di frenare i propri desideri.

Il testo

Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza complicare il pane
ci si spalma sopra un bel giretto di parole vuote, ma doppiate
Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo e quando dormo taglia bene l’aquilone
togli la ragione e lasciami sognare, lasciami sognare in pace
Liberi com’eravamo ieri dei centimetri di libri sotto i piedi
per tirare la maniglia della porta e andare fuori
come Mastroianni anni fa come la voce guida la pubblicità
ci sono stati dei momenti intensi ma li ho persi già

Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza calpestare il cuore
ci si passa sopra almeno due o tre volte i piedi come sulle aiuole
Leviamo via il tappeto e poi mettiamoci dei pattini per scivolare meglio sopra l’odio
Torre di controllo aiuto, sto finendo l’aria dentro al serbatoio

Potrei ma non voglio fidarmi di te
io non ti conosco e in fondo non c’è
in quello che dici qualcosa che pensi
sei solo la copia di mille riassunti
Leggera leggera si bagna la fiamma
rimane la cera e non ci sei più…

Vuoti di memoria non c’è posto per tenere insieme tutte le puntate di una storia
piccolissimo particolare: ti ho perduto senza cattiveria
Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo e quando dormo taglia bene l’aquilone
togli la ragione, lasciami sognare lasciami sognare in pace

Libero com’ero stato ieri ho dei centimetri di cielo sotto ai piedi
adesso tiro la maniglia della porta e vado fuori
come Mastroianni anni fa sono una nuvola fra poco pioverà
e non c’è niente che mi sposta o vento che mi sposterà

Potrei ma non voglio fidarmi di te
io non ti conosco e in fondo non c’è
in quello che dici qualcosa che pensi
sei solo la copia di mille riassunti
Leggera leggera si bagna la fiamma
rimane la cera e non ci sei più
non ci sei più non ci sei…

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