Vittime di mafia

Carlo Alberto Dalla Chiesa 37 anni veniva ucciso dalla mafia

Carlo Alberto Dalla Chiesa è uno degli eroi martiri della lotta alla mafia. Sono ormai passati 37 anni dalla sua morte ingiusta

MILANO – Trentasette anni fa il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa veniva ucciso dalla mafia. Non possiamo dimenticare vittime della mafia che come lui hanno dato la vita per difendere un forte ideale, quello della Libertà. Certo, perchè Legalità è un concetto legato a quello di essere liberi, liberi di pensare, liberi di agire. Ricordato anche nelle tracce di maturità quest’anno, oggi è stato commemorato a Palermo.

Chi è Carlo Alberto Dalla Chiesa

Carlo Alberto Dalla Chiesa
Carlo Alberto Dalla Chiesa

Carlo Alberto Dalla Chiesa, padre di Rita, nota conduttrice televisiva, è un martire dello stato, ucciso dalla mafia di Cosa Nostra per la sua costante attività di contrasto alla criminalità organizzata. La sua carriera militare inizia nel 1941 durante la Seconda Guerra Mondiale, e prosegue con la partecipazione attiva alla Resistenza.

Alla fine della guerra, Dalla Chiesa si trasferì in Sicilia dove ha iniziato a contrastare la mafia locale, più comunemente nota come Cosa Nostra.

La lotta alla mafia e alle Brigate Rosse

Dal 1966 al 1973 fu assegnato in Sicilia, e incominciò particolari indagini per contrastare la mafia di Cosa Nostra. Grazie alle sue indagini scattarono decine di arresti e confini per i boss mafiosi. Fu successivamente spostato nuovamente al Nord Italia per combattere il terrorismo le Brigate Rosse, dal 1974 al 1982. Particolarmente importanti furono i successi contro le Brigate Rosse, ottenuti a seguito della sanguinosa irruzione di via Fracchia, e l’arresto di Rocco Micaletto e di Patrizio Peci che con le sue rivelazioni contribuì alla sconfitta delle BR. Il 16 dicembre 1981 dalla Chiesa venne promosso vice comandante generale dell’Arma, diventando quindi generale di corpo d’armata, la massima carica per un ufficiale dei Carabinieri.

Lo stato italiano il 6 aprile 1982 lo nominò prefetto e lo spostò nuovamente in Sicilia, sperando di ottenere gli stessi ottimi risultati contro la mafia. Il neo prefetto lamentò però la carenza di effettivi sostegni da parte dello stato nella lotta alle associazioni mafiose: «Mi mandano in una realtà come Palermo con gli stessi poteri del prefetto di Forlì, se è vero che esiste un potere, questo potere è solo quello dello Stato, delle sue istituzioni e delle sue leggi, non possiamo delegare questo potere né ai prevaricatori, né ai prepotenti, né ai disonesti». Cinque mesi dopo fu assassinato da Cosa Nostra nella strage di Via Carini.

L’omicidio

Il 3 settembre 1982 Carlo Alberto Dalla Chiesa si trovava in auto a Palermo in via Isidoro Carini, con la moglie Emanuela Setti Carraro, attorno alle 9 e un quarto di sera. La loro vettura venne affiancata da una BMW, da cui partirono delle raffiche di Kalashnikov che uccisero all’istante il militare e la moglie. Dietro di loro viaggiava su un’altra automobile l’agente di scorta Russo, a sua volta affiancato da una motocicletta da cui partirono degli spari. L’agente non morì sul colpo, ma ricoverato presso l’ospedale palermitano, spirò 12 giorni dopo. Carlo Alberto Dalla Chiesa portava con sé dei documenti riguardanti l’omicidio di Aldo Moro, che non furono mai più ritrovati. Per i tre omicidi sono stato condannati tutti i vertici di Cosa Nostra dell’epoca: Totò Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Pippo Calò, Bernardo Brusca e Nenè Geraci.

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