150 morti nell’ultimo naufragio al largo della Libia

150 morti al largo delle coste libiche, potrebbe essere il peggior naufragio occorso nel Mediterraneo dall'inizio dell'anno
150 morti nell'ultimo naufragio al largo della Libia

MILANO – 150 uomini, donne e bambini hanno perso la vita al largo della Libia in quello che potrebbe essere il peggior naufragio dall’inizio dell’anno. Morti che non hanno colore politico, né bandiera. Si tratta di tragedie che non dovrebbero accadere mai e che dovrebbero essere impedite con ogni sforzo.

Il naufragio al largo della Libia

I primi a intervenire nel salvataggio sono state delle imbarcazioni di pescatori, che hanno soccorso alcuni sopravvissuti riportandoli sulle coste libiche. La Guardia costiera libica è intervenuta nelle operazioni di soccorso, e ha riferito che i migranti erano in totale 300, di cui 150 ora defunti, e viaggiavano in due imbarcazioni partite dal porto di Khoms, una città 100 km a est di Tripoli.

Secondo Medici senza frontiere, i gommoni erano invece tre o quattro ed erano salpati la sera prima.  «La terribile notizia di questo nuovo, tragico naufragio, dimostra per l’ennesima volta l’altissimo costo umano dell’attuale situazione in Libia e della mancanza di un’adeguata capacità di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale. Ci sono oltre 100 dispersi, di cui molti potrebbero essere annegati, stando alle prime testimonianze dei sopravvissuti visitati da MSF. I naufraghi sono stati soccorsi da pescatori e riportati a Khoms. Testimoni oculari coinvolti nel soccorso parlano di almeno 70 cadaveri in acqua».

Dove andranno i sopravvissuti?

«Ora siamo estremamente preoccupati per i sopravvissuti di questo naufragio. Non possono essere rinchiusi di nuovo in centri di detenzione dove le loro vite sono a rischio. Lo hanno ribadito di recente anche l’OIM, l’UNHCR e i leader Europei che si sono uniti all’appello di MSF per l’evacuazione immediata e urgente di tutti i rifugiati e migranti intrappolati nei centri di detenzione in Libia». Queste le parole di Medici Senza Frontiere, giustamente preoccupati per le sorti dei sopravvissuti. I campi di detenzione libici sono stati dichiarati non sicuri da numerosi enti italiani ed internazionali, e non possono essere ritenuti una destinazione sicura per chi necessita cure mediche in seguito al naufragio.

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