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Dante, il significato del verso “Fatti non foste a viver come bruti…”

Durante il mese dedicato a Dante, analizziamo con lo scrittore Dario Pisano il significato dei versi più celebri della Divina Commedia che spesso utilizziamo ancora oggi.

I versi in questione sono forse i più celebri dell’intera Commedia di Dante.

Fatti non foste a viver come bruti

ma per seguir virtute a caunoscenza

Nel canto XXVI dell’Inferno Dante descrive il suo incontro con l’eroe greco Ulisse, punito nel girone dei consiglieri fraudolenti a causa delle sue astute e ingannevoli iniziative (principalmente quelle relative al furto del palladio e al cavallo di Troia).

Questi – sollecitato da Virgilio – racconta ai due turisti dell’oltretomba l’epilogo della sua vicenda terrena. Dante non conosceva il greco e nel narrare la storia delle sue avventure fa affidamento alle fonti latine ( principalmente Ovidio e Seneca ). Il suo Ulisse, a differenza di quello Omerico, non fa ritorno ad Itaca, ma – una volta lasciata Gaeta e la maga Circe ( vv. 90 – 91: « Quando /mi dipartì da Circe…» ) decide di inoltrarsi in un viaggio temerario verso l’ignoto, valicando i limiti del mondo conosciuto, ossia le colonne d’Ercole (vv. 107 – 109: « quella foce stretta / dov’Ercule segnò li suoi riguardi / acciò che l’uom più oltre non si metta »; ).

Dante, l'origine dell'espressione "Non ti curar di lor, ma guarda e passa"

Dante, l’origine dell’espressione “Non ti curar di lor, ma guarda e passa”

In occasione del mese dedicato a Dante, analizziamo con lo scrittore Dario Pisano l’origine e il significato delle più celebri espressioni del Sommo Poeta. Cominciamo con “Non ti curar di lor, ma guarda e passa”

L’autore proietta sé stesso nel suo personaggio, il quale è caratterizzato da una inestinguibile sete di conoscenza, che prevale su tutto il resto ( vv. 94 – 99: « né dolcezza di figlio, né la pieta / del vecchio padre, né ’l debito amore / lo qual dovea Penelopè far lieta, / vincer potero dentro a me l’ardore / ch’i’ ebbi a divenir del mondo esperto / e de li vizi umani e del valore; »).

È interessante notare come il primo biografo del sommo poeta, Giovanni Boccaccio, nella pagina che descrive il temperamento di Dante e il suo zelo nello studio, mutui da questo canto ventiseiesimo le movenze sintattiche:

«Non poterono gli amorosi disiri, né le dolenti lagrime, né la sollecitudine casalinga, né la lusinghevole gloria dei pubblici offici, né il miserabile esilio, né la intollerabile povertà giammai con le lor forze rimuovere il nostro Dante dal principale intento, cioè dai sacri studii».

Dante, il significato del verso "Amor che a nullo amato amar perdona"

Dante, il significato del verso “Amor, ch’a nullo amato amar perdona”

In occasione del mese dedicato a Dante, analizziamo con lo scrittore Dario Pisano l’origine e il significato dei versi della Divina Commedia.

Ulisse esorta i suoi compagni a non temere una tanto audace, oltranzosa, esplorazione. Egli ricorda loro che la missione terrena dell’uomo è quella di arricchire il proprio patrimonio di conoscenze e di esperienze. Per raggiungere questo obiettivo, è necessario vivere con coraggio; esplorare la sconfinata varietà della terra senza arretrare codardamente di fronte all’ignoto, al buio che circonda le cose che non conosciamo ( vv. 118 – 120 ):

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti
ma per seguire virtute e caunoscenza

I versi di Ulisse in bocca a Primo Levi

Questi versi avranno una enorme fortuna nel corso dei secoli, e accompagneranno gli uomini nelle ore più buie della loro storia. Lo scrittore ebreo Primo Levi, nel romanzo autobiografico Se questo è un uomo ( 1947 ) dedica un capitolo al canto di Ulisse. Nel lager, mentre era in filo per la zuppa di cavolo nero, egli cercava di ricordare a memoria l’ «orazion picciola» di Ulisse, che intendeva insegnare all’amico francese Pikolo. Nella macchina infernale e disumanizzante del Lager, solo la poesia di Dante può salvaguardare uno spazio privato di libertà e dignità, impedendo ai prigionieri di trasformarsi in bestie.

Dante, il significato del verso "Ch'ella mi fa tremar le vene e i polsi..."

Dante, il significato del verso “Ch’ella mi fa tremar le vene e i polsi…”

Mancano pochi giorni al Dantedì: con lo scrittore Dario Pisano prosegue il viaggio alla scoperta del significato dei versi più celebri della Divina Commedia.

« ll Lager è una gran macchina per ridurci a bestie, noi bestie non dobbiamo diventare. […] Chi è Dante. Che cosa è la Commedia. Quale sensazione curiosa di novità si prova, se si cerca di spiegare in breve che cos’è la Divina Commedia. […] Mi fermo e cerco di tradurre. Disastroso: povero Dante e povero francese! […] Un buco nella memoria. […] Altro buco. Viene a galla qualche frammento non utilizzabile […]. E anche il viaggio, il temerario viaggio al di là delle colonne d’Ercole, che tristezza, sono costretto a raccontarlo in prosa: un sacrilegio. Non ho salvato che un verso, ma vale la pena di fermarcisi: …Acciò che l’uom più oltre non si metta. «Si metta»: dovevo venire in Lager per accorgermi che è la stessa espressione di prima, «e misi me». […] Considerate la vostra semenza: / fatti non foste a viver come bruti, / ma per seguir virtute e conoscenza. Come se anch’io lo sentissi per la prima volta: come uno squillo di tromba, come la voce di Dio. Per un momento, ho dimenticato chi sono e dove sono.

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Perché leggere Dante può aiutarci a comprendere il presente

Perché è importante continuare a studiare Dante? Ci risponde Rossana Guglielmetti, docente presso l’Università degli Studi di Milano

I versi di Ulisse in bocca a Osip Mandel’štam

Qualche anno prima, un altro grande poeta russo aveva subito una sorte analoga a quello di Primo Levi, ossia Osip Mandel’štam, autore di una ricca produzione in prosa e in poesia, pubblicata a partire dal 1913. Nel 1934 fu arrestato per attività antisovietica e deportato nel gulag presso Vladivostock, in cui mori. La sera traduceva Dante in russo ai suoi compagni di sterminio. Le sue pagine sul canto di Ulisse sono un appuntamento imperdibile per tutti gli appassionati di Dante:

«Questo canto è sulla composizione del sangue umano, che contiene in sé il sale dell’oceano ».

In conclusione, questi versi che Dante mette in bocca a Ulisse ( « Fatti non foste a viver come bruti/ ma per seguir virtute e caunoscenza » ) sono stati per tanti uomini del passato un vero e proprio amuleto morale, un antidoto all’imbarbarimento e alla nullificazione. Cerchiamo di custodirli e offrirli al futuro consapevoli del loro spessore morale e culturale.

Dario Pisano

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