Virginia Woolf

Virginia Woolf, che cosa ci insegna Mrs Dalloway sul dopo Coronavirus

Scritto all'indomani della prima guerra mondiale, Mrs Dalloway di Viriginia Woolf risponde ad alcuni dei grandi quesiti che ci attanagliano in questo periodo
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Oggi ci poniamo le medesime domande che i nostri predecessori si fecero quando la guerra finì. Come è potuto accadere? In che modo le nostre conquiste umane resistono a eventi così traumatici? Per rispondere a queste domande, ci affidiamo a uno dei più celebri romanzi di Virginia Woolf, Mrs Dalloway, scritto all’indomani della prima guerra mondiale. 

Cosa ci insegna Mrs Dalloway sul futuro che ci aspetta

Nelle prime pagine del romanzo La Signora Dalloway di Virginia Woolf, la titolare Clarissa si aggira per Londra nel tentativo di sbrigare alcune commissioni, in vista della festa che si terrà quella sera a casa sua. Mentre cammina, pensa con stupore che, dopo cinque anni dalla prima guerra mondiale, non solo esiste ancora la città, così scintillante e vibrante di vita. Ma anche che le persone continuano a vivere, come se nulla fosse mai accaduto. 

Aveva l’impressione costante, anche ora guardando i taxi, di essere lontana, lontanissima, in mare aperto, e sola. Sempre aveva l’impressione che vivere, anche un solo giorno, fosse molto, molto pericoloso.

Il sentimento prevalente dopo il trauma è l’incertezza

Il sentimento ci è, purtroppo, familiare. Mentre le misure di distanziamento sociale si trascinano e, in alcuni stati, vengono allentate, pensiamo con angoscia a cosa ci aspetta un domani. Con pochi esempi analoghi a cui rivolgersi, la letteratura del primo dopoguerra offre una veduta su cosa fare dopo un trauma globale, come quello che stiamo vivendo. 

Jarica Watts, docente di inglese alla Brigham Young University, afferma che come “durante la Grande Guerra, il sentimento prevalente è di incertezza”. La letteratura del dopoguerra verteva su “stranezza, noia, ansia, terrore”, proprio come ciò che la gente prova oggi.

Scrivere per rielaborare il trauma

Gli anni successivi la prima guerra mondiale furono un periodo di boom per la letteratura. Basta pensare a nomi quali Virginia Woolf, Ernest Hemingway, Gertrude Stein, T.S. Eliot e altri scrittori, che insieme diedero vita al modernismo. I romanzi modernisti usano spesso un linguaggio frammentario per costruire una narrazione non lineare, che riflette il senso di futilità e perdita creato dalla guerra.

“Apri la Signora Dalloway o qualsiasi romanzo di Woolf e … ti ci vuole un momento per ritrovarti”, afferma John Lurz, professore associato di inglese all’Università Tufts. L’atto di cercare di orientarti in un romanzo modernista “parla del tipo di sforzo che devi compiere per navigare in questo momento”, dice Lurz. “Mentre perdiamo la cognizione di giorni, settimane, routine e persino il nostro senso di sé. Mentre ci adattiamo alla vita di pandemia, opere come La Signora Dalloway ci mostrano che è ancora possibile ritrovarci”.

L’importanza dei piccoli gesti

Il trauma eleva, inoltre, le esperienze quotidiane a esperienze di grande valore. Woolf descrive il corridoio anteriore di Clarissa in questo modo.

Era la sua vita, e, piegando la testa sul tavolino dell’ingresso, si inchinò all’influenza del luogo, si sentì benedetta e purificata, e disse a se stessa, mentre prendeva i biglietti con i messaggi del telefono, che momenti come questo sono le gemme sull’albero della vita.

Se vi siete meravigliati di fronte al vostro pane appena sfornato, avrete intuito di cosa stiamo parlando. Lurz afferma che gli scrittori modernisti hanno tratto ispirazione dalla vita quotidiana, pensando fosse un’occasione per analizzare come le sfumature del quotidiano possano rappresentare molto di più.

Le grandi domande della vita 

Anche Clarissa Dalloway fa fatica a dare un senso alla sua vita dopo la guerra.

E allora che importava, si chiese, andando verso Bond Street, che importava se doveva ineluttabilmente cessare di esistere e tutto sarebbe continuato dopo di lei? O non la consolava piuttosto credere che con la morte finisce tutto, …

“Per troppo tempo, abbiamo creduto nella nostra invulnerabilità”, afferma Watts. La letteratura della prima guerra mondiale ha costretto i suoi lettori a riconoscere “quanto sia veramente fragile il nostro mondo, quanto facilmente possiamo perdere così tanto, senza che nessuno capisca davvero il perché”.

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