Sylvia Plath e Ted Hughes, l’amore finito in tragedia

Quello tra Sylvia Plath e Ted Hughes non fu un rapporto felice, ma anzi tormentato e ambiguo, terminato definitivamente con il suicidio della poetessa
Sylvia Plath e Ted Hughes, l'amore finito in tragedia

MILANO – La relazione tra i due poeti Sylvia Plath e Ted Hughes è controversa e straziante. Due versioni differenti, quella di lei raccontata nelle lettere che indirizzava alla sua psichiatra, quella di lui nella versione romanzata Tu l’hai detto, romanzo di Connie Palmen, edito Iperborea. Il matrimonio tra i due venne segnato dal suicidio della poetessa nel 1963, la cui causa è ambigua, proprio perché le fonti raccontano due storie diverse, ma quale sarà la verità? Ecco le due versioni.

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Le lettere di Sylvia

Come riportato dallHuffingtonPost, Le lettere di Sylvia Plath descrivono il rapporto matrimoniale tra i due come un inferno, carico di violenza, percosse e tradimenti: tali missive, indirizzate alla sua psichiatra, la dottoressa Beuscher, in teoria sarebbero dovute andare all’asta, ma di cui in pratica non si ebbe più notizia. Vennero raccolte in The letters of Sylvia Plath Volume 2: 1956-1963, accompagnate da un commento di Frieda Hughes, la primogenita della coppia.
Il rapporto che emerge nelle prime lettere, risalenti al periodo del 1960, è sereno: le missive raccontano dell’iniziale convivenza; ma già le lettere del 1962 riportano una relazione completamente capovolta. Ted è crudele e manesco e la tradisce con la moglie del poeta canadese David Wevill, Assia Wevill. Sylvia si sente affogare nel dolore, in quanto non può credere che il matrimonio con Ted si sia già sgretolato. Inoltre le percosse e le violenze le causano un aborto e si sommano ai ricatti morali e ai ritrovamenti delle poesie dedicate all’amante. La poetessa si sente però dipendente psicologicamente dal marito, da cui a fatica riesce ad allontanarsi.
Dopo sei anni di matrimonio, Ted le confessa di essere stato ipocrita nei suoi confronti.
L’ultima lettera alla psichiatra risale al 4 febbraio 1963: Sylvia Plath vive in un appartamento a Londra, aiutata da una ragazza nelle faccende domestiche e nel badare ai bambini; scrive dalla mattina presto e pensa sovente alla morte. Dopo appena una settimana, la poetessa si toglie la vita con il gas. Dopo poco tempo, anche Assia si suicida nello stesso modo insieme alla figlioletta di 4 anni.

La versione di Ted Hughes

Nel romanzo Tu l’hai detto di Connie Palmer, la scrittrice ripercorre l’intera drammatica storia d’amore, dando però voce al punto di vista di Ted Hughes. Connie Palmen vuole permettere a Ted di mostrarsi sotto una luce differente da quella del marito crudele e violento. Lo scrittore racconta di essere stato insieme a Sylvia molto giovane, di voler raggiungere il successo, di avere grandi sogni e pochi soldi. Vive il suicidio della moglie come un affronto a se stesso: pensa che si tratti dell’ultimo e potente modo da parte della poetessa di intrappolarlo, in modo tale che parlando di lui si parlasse di lei, mettendolo in cattiva luce.

se il suicidio era una trappola con cui voleva catturarmi per fagocitarmi, inglobarmi in sé e fare di noi un solo corpo, ci è riuscita

Ne emerge una Sylvia tormentata dalle proprie paure e dai propri incubi, bellissima, geniale ma pericolosa. Gelosissima e isterica, frustrata nelle sue ambizioni personali e professionali, da sempre tendente al suicidio. Si tratta di due personalità impegnate nell’affermarsi professionalmente nel campo letterario, completamente in competizione.

 La babilonica industria costruita sulla glorificazione di mia moglie ha trasformato il mio mondo intimo e segreto in una piazza di paese con me al centro che, nudo e legato alla gogna, offro spettacolo a un pubblico in cerca di sensazioni forti mentre sgranocchia noccioline.

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