La citazione del giorno

“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario” di Primo Levi

La frase del giorno è tratta dal memoir “Se questo è un uomo” di Primo Levi, pubblicato per la prima volta dalla piccola casa editrice Francesco De Silva nel 1947, dopo diversi rifiuti da parte di Einaudi
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La citazione con cui vi proponiamo di iniziare la giornata è “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario” di Primo Levi, contenuta nel romanzo d’esordio “Se questo è un uomo”, capolavoro assoluto della letteratura mondiale.

La colonna sonora di oggi è “Canzone del bambino nel vento” di Francesco Guccini 

Primo Levi

Primo Levi nacque a Torino 100 anni fa, nel luglio del 1919. Chimico per professione, partigiano per fede e scrittore per vocazione, nell’arco della sua vita ha pubblicato racconti, romanzi, poesie, memorie e saggi. Catturato il 13 dicembre 1943 da una milizia fascista ad Amay in Valle d’Aosta, fu immediatamente mandato nel campo di Fossoli, in provincia di Modena, e nel febbraio del 1944, con altri 650 detenuti ebrei, fu trasferito nel campo di concentramento di Auschwitz, in Polonia.

Nella prefazione del libro di cui oggi trattiamo, Levi spiega quanto fosse stato essenziale alla sua sopravvivenza il fatto di essere stato internato in un periodo in cui le condizioni dei prigionieri erano già lievemente migliorate, poco prima del fatidico 27 gennaio 1945, giorno della liberazione del campo da parte delle truppe sovietiche.

“Se questo è un uomo”

Primo Levi scrisse le memorie della sua esperienza, che poi divennero il suo romanzo d’esordio, tra il dicembre 1945 e il gennaio del 1947, poco dopo il drammatico e avventuroso rientro dal lager, di cui racconterà ne “La tregua”, libro-memoria pubblicato da Einaudi nel 1963 e con il quale vinse il Premio Campiello ed entrò nella finale del Premio Strega.

Primo Levi scrisse le memorie della sua esperienza, che poi divennero il suo romanzo d’esordio, tra il dicembre 1945 e il gennaio del 1947, poco dopo il drammatico e avventuroso rientro dal lager, di cui racconterà ne “La tregua”, libro-memoria pubblicato da Einaudi nel 1963 e con il quale vinse il Premio Campiello ed entrò nella finale del Premio Strega.

La pubblicazione di “Se questo è un uomo” ha una storia inimmaginabile. Nel 1947 Levi provò a proporre il manoscritto all’Einaudi sia a Natalia Ginzburg, all’epoca consulente per la narrativa, che a Cesare Pavese, membro del direttorio, ma entrambe rifiutarono la pubblicazione. Così decise di rivolgersi a Franco Antonicelli, poeta e saggista antifascista, che aveva da pochi anni fondato la casa editrice Francesco De Silva. Del romanzo furono stampate 2500 copie, ma l’incontro con Antonicelli fu fondamentale: il titolo che noi oggi conosciamo fu suggerito proprio dall’editore e sostituì “I sommersi e i salvati” scelto da Levi.

Nel 1952 riprovò a proporlo all’Einaudi, dopo la morte di Pavese, ma andò incontro a un secondo rifiuto. Solo dopo undici anni dalla prima esigua pubblicazione, nel 1958 “Se questo è un uomo” fu scelto da Einaudi per la collana Saggi e finalmente iniziò ad avere successo.  

 

 

 

Scrivere per non dimenticare

La citazione di oggi è estratta da un pezzo che dice: «nell’odio nazista non c’è razionalità: è un odio che non è in noi, è fuori dell’uomo, è un frutto velenoso nato dal tronco funesto del fascismo, ma è fuori ed oltre il fascismo stesso. Non possiamo capirlo; ma possiamo e dobbiamo capire di dove nasce, e stare in guardia. Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre».

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