Le parole di Camilleri

Da “cabbasisi” a “camurrìa”, la lingua bellissima di Camilleri

Camilleri ci ha lasciato dei bellissimi e travolgenti romanzi, scritti in una bellissima lingua ibrida tra italiano e siciliano
Da cabbasisi a camurrìa, la lingua bellissima di Camilleri

MILANO – La lingua del Commissario Montalbano è una lingua molto ricca e variata, a causa dei frequenti sicilianismi che intercorrono tra le pagine del grande e amatissimo Andrea Camilleri. Camilleri era di Porto Empedocle, provincia di Agrigento, ma le parole che utilizzava provengono da tutta quanta la Sicilia. Certo, il suo patrimonio lessicale è veramente vasto, ma ci sono parole che ricorrono più di altre e che ormai sono entrate nell’uso quotidiano. Ecco le parole di Camilleri che ci piacciono di più. Se siete curiosi di scoprirne delle altre, potete consultare il Dizionario Camilleriano/Italiano.

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Cabasisi

Quante volte nelle pagine dei romanzi di Camilleri ricorre la parola cabasisi? Espressioni come “una rottura di cabasisi”, “scassare i cabasisi”, “non mi rompa i cabasisi” sono frequenti e divertenti, nonostante il significato. Ma cosa sono i cabasisi? Deriva infatti dalle parole arabe habb, bacca, e haziz, dolce. I cabasisi, conosciuti in italiano come gli zigoli dolci, sono come dei piccoli tuberi commestibili dal sapore dolciastro.

Subbito subbitissimamente

In particolare il poliziotto centralinista Catarella dice spesso, per enfatizzare un concetto, subbitissamenti subbito, o di persona, personalmente. Ma non è l’unico personaggio di Camilleri che utilizza queste espressioni. Infatti per esempio nell’ultimo romanzo, Il cuoco dell’Alcyon, si legge: « […] ci voli parlare di pirsona pirsonalmente d’uggenza uggentevoli subbitissamenti subbito!».

Montalbano sono

I siciliani usano nel parlato posporre il verbo al nome. Però ormai per il resto degli Italiani questo costrutto è associato inevitabilmente a Camilleri e a Salvo Montalbano. “Montalbano sono” sembra essere una versione italiana di “Bond, James Bond”.

Camurrìa

“Che camurrìa” è l’espressione per definire una scocciatura, grossa noia. Nonostante sembra ricordare “camorra”, in realtà la sua origine è tutt’altra. Si tratta di una storpiatura del termine «gonorrea», malattia lunga e difficile da curare. Quindi molto fastidiosa.

Ammazzatina

Con il termine “ammazzatina” tra le pagine scritte da Camilleri si indica un qualsiasi delitto, anche quelli gravi e più violenti. Anche l’omicidio plurimo diventa una semplice e da niente “ammazzatina”. Questa espressione, utilizzata per lo più al plurale, si riferisce alla biasimevole ma incorreggibile propensione di certi tempi, certe contrade e certe persone alla reiterata esecuzione di omicidi.

Contare la mezza missa

Questa espressione, che può essere tradotto con “raccontare la mezza messa”, significa “raccontare una mezza verità”. Si tratta di un’espressione frequente in Camilleri, impiegata per esempio nel romanzo L’altro capo del filo: “Dalle sò paroli emergiva soprattutto ‘na cosa chiara e lampanti: che Elena del sò periodo di maritata era costretta ‘n qualichi modo a farlo, si limitava sicuramente a contare la mezza missa.“.

 

 

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