Pasquale Barbella presenta Limonov, libro con un protagonista ad alta tensione

Altro che sdoppiamento di personalità. Eduard Savenko detto Limonov, nato in Ucraina sotto il regime sovietico nel 1943, di personalità ne possiede un’intera collezione. Una specie di Zelig che compare e scompare – come teppista, poeta, scrittore, barbone, domestico ...
In esclusiva per Libreriamo, il grande pubblicitario italiano analizza l’opera di Emmanuel Carrère
Altro che sdoppiamento di personalità. Eduard Savenko detto Limonov, nato in Ucraina sotto il regime sovietico nel 1943, di personalità ne possiede un’intera collezione. Una specie di Zelig che compare e scompare – come teppista, poeta, scrittore, barbone, domestico, punk, mercenario, attivista politico – in Ucraina, in Russia, a Parigi, a New York, nella Jugoslavia dilaniata dalla guerra e, in temporanea fuga da una vita d’azione, persino tra le astratte solitudini dell’Altaj. Per tornare poi stabilmente nella Russia post-sovietica, fondatore – insieme allo scacchista Kasparov – di un movimento anch’esso non immune da contraddizioni: il Nazbol, nella cui confusa ideologia convivono senza imbarazzi nazismo e bolscevismo.
La vita spericolata ed eccessiva di questo personaggio al tempo stesso singolare e plurale ha ispirato a Emmanuel Carrère una biografia tra le più sconcertanti e istruttive che siano mai state scritte. “Anche del suo nome [Limonov] vuole essere debitore soltanto a se stesso”, scrive Carrère dopo aver spiegato l’origine di quello pseudonimo: “tributo al suo spirito acido e bellicoso, perché in russo limon significa “limone” e limonka granata (nel senso di bomba a mano).”
Limonov non è fatto per il relax. Si butta a capofitto in imprese ed esperienze ora sublimi ora rocambolesche: talvolta, francamente, scellerate. Pungolato da ambizioni smodate e inossidabili rancori, si vanta senza reticenze delle azioni più abiette e, se proprio si sente costretto a mantenere qualche riserbo, lo fa sui sentimenti d’amore o di tenerezza per le donne della sua vita, scelte anche quelle con costante sprezzo della lucidità e del pericolo. 
Per chiunque non sia nato e vissuto a lungo nell’ex Unione Sovietica, Limonov è una figura incomprensibile. Non meno incomprensibile della Russia stessa: quella di ieri e soprattutto quella di oggi. “Chi vuole restaurare il comunismo è senza cervello. Chi non lo rimpiange è senza cuore.” Sono parole di Putin, e Carrère cita il paradosso come exergo per penetrare nelle contraddizioni che caratterizzano il paese dalla perestrojka in poi. Il libro cerca di spiegare l’origine e la natura di quelle contraddizioni, ed è una miniera di sorprese: perché politici come Gorbačëv, poeti come Evtušenko, musicisti come Rostropovič, stimatissimi in Occidente, sono visceralmente impopolari in Russia? Da dove nasce il disprezzo di Limonov per Aleksandr Solženicyn e Josif Brodskij, insigniti del Nobel per la letteratura rispettivamente nel 1970 e nel 1987? 
Limonov è un protagonista ad alta tensione, un po’ Rambo e un po’ Rimbaud, ed Emmanuel Carrère è un grande scrittore. Questo libro conferma come meglio non si potrebbe il suo talento e il suo stile, personalissimo: la ricostruzione, in forma di romanzo, di vite realmente vissute. Carrère accumula materiali narrativi ispirandosi a persone reali (non necessariamente famose come Limonov), e con esse intrattiene colloqui e rapporti prolungati prima di tessere la sua trama definitiva. Il risultato non ha nulla di giornalistico: la sua non è cronaca ma letteratura sublime, perché l’autore sa rendere sue, e universali, le esperienze degli altri. Due dei suoi romanzi contengono già nel titolo italiano la chiave del suo procedimento: La vita come un romanzo russo (Einaudi, 2009; ma va detto che il titolo originale è semplicemente Un roman russe); e Vite che non sono la mia (Einaudi, 2011; originale D’autres vie que la mienne). 
21 aprile 2013
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