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Quando la scuola brucia va in fumo il futuro dei ragazzi

Si sono presentati ieri davanti alle forze dell’ordine, accompagnati dai genitori e dagli avvocati, i quattro ragazzi che hanno appiccato il fuoco al loro Liceo Classico Socrate di Roma...

Si sono presentati ieri davanti alle forze dell’ordine, accompagnati dai genitori e dagli avvocati, i quattro ragazzi che hanno appiccato il fuoco al loro Liceo Classico Socrate di Roma.

Un evento disarmante che non solo ci spinge alla riflessione ma anche ad esclamare: “Ma dove andremo a finire?”.
Una vera e propria spedizione punitiva contro la scuola o il sistema, colpevole di averli bocciati. Incapacità di affrontare la realtà, di prendersi le proprie responsabilità e diciamolo una buona dose di non educazione, sfrontatezza e propensione al crimine, sono solo alcuni delle cose che si potrebbero dire su questi ragazzi.

E la scuola? Perché se c’é un’altra protagonista in questa faccenda questa é proprio lei. Per anni a lei si é data la colpa di tutto come se dovesse, in qualche modo, sostituire i genitori nell’educazione dei ragazzi.
Naturalmente non é così e se qualche genitore dice il contrario é perché, effettivamente, non vuole affrontare i problemi del figlio. E chissà quante volte, quelli  protagonisti di questa storia, avevano lanciato segnali che, evidentemente, non sono stati colti.

Va detto però che i piromani avevano un obbiettivo preciso ed io che per anni ho lavorato con i ragazzi di quell’età ho colto, nel corso del tempo, più di qualche disagio.
La scuola italiana ha un grandissimo difetto: non ascolta e non vuole ascoltare le ragioni dei ragazzi. C’é il programma da finire, le interrogazioni da fare ed oltre a tutto questo non c’é spazio per altro.

Intanto il mondo fuori cambia alla velocità della luce e gli argomenti a scuola restano sempre gli stessi. Ho avuto ragazzi che trascorrevano ore intere fuori dalla aule e che si vantavano di passare le giornate chattando sullo smartphone mentre il prof spiegava.
Ed ecco, di colpo, un’immagine netta si é fatta strada nella mia mente: il docente che continua a percorrere un binario ed i ragazzi che, da tempo, sono scesi dal treno e si sono dispersi tutti intorno.

Come far capire loro che su quel treno é meglio che ci restino aggrappati più tempo possibile?
Forse il vero, grande problema é la solitudine che circonda i protagonisti di questa storia. Da una parte un gruppo di insegnanti abbandonati dalle istituzioni e svuotati dell’importanza del loro mestiere. Dall’altra troviamo ragazzi abbandonati a sé stessi, la cui educazione dovrebbe essere affidata ad altri e possibilmente non ai genitori super impegnati.

Un incontro di solitudini che forse nel dialogo e nell’incontro potrebbe darsi man forte a vicenda.
E voi che cosa ne pensate? Vi aspetto!

 

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18 luglio 2013

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