La citazione del giorno

“Pensavo: dovrebbe esserci un rituale per nascere una seconda volta…” di Sylvia Plath

La frase del giorno è tratta dal romanzo "La campana di vetro", pubblicato nel 1963 con lo pseudonimo di Victoria Lucas
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La citazione con cui vi proponiamo di iniziare la giornata è “Pensavo: dovrebbe esserci un rituale per nascere una seconda volta: rappezzata, rinchiusa e poi riconosciuta idonea a riprendere la via” di Sylvia Plath, della quale oggi ricordiamo la scomparsa avvenuta l’11 febbraio 1963.

La colonna sonora di oggi è “Accetto miracoli” di Tiziano Ferro

Sylvia Plath

Sylvia Plath è stata una poetessa e scrittrice statunitense, nata a Boston in una famiglia di immigrati tedeschi. E’ stata tra le autrici più rappresentative della poesia confessionale, ispirata dal vissuto e dai traumi personali, che divengono il centro dell’analisi e il fuoco della narrazione.

Nell’arco della sua vita si è misurata anche con la scrittura di racconti e con la stesura di una dramma teatrale a tre voci, dal titolo “Tre donne”. Morta suicida nel 1963, a soli trentuno anni, a causa di una profonda forma di depressione e di un disturbo bipolare che ha minato tutta la vita della scrittrice, Sylvia Plath è divenuta dopo la sua morte ispiratrice e simbolo delle rivendicazioni femministe del secondo Novecento.

Talento precoce della poesia, Sylvia Plath pubblicò la sua prima poesia all’età di otto anni. Studentessa brillante, ottenne la borsa di studio Fullbright per iscriversi all’università di Cambridge, dove conobbe il futuro marito, il poeta inglese Ted Hughes.

Molte delle sue opere sono state pubblicate postume, tra cui un Diario che ha scritto durante buona parte della sua vita e che racconta delle vicissitudini cliniche e della fallimentare e dolorosa relazione col marito. Nel 1982 le fu conferito il Premio Pulitzer per la poesia, divenendo la prima poetessa al mondo a ricevere il riconoscimento dopo la morte.

“La campana di vetro”

“La campana di vetro” è un romanzo semi-autobiografico, pubblicato in origine con lo pseudonimo di Victoria Lucas, nel 1963. Dopo un mese Plath si suicidò, infilando la testa nel forno a gas dopo aver scritto la sua ultima poesia “Orlo”. 

Nel 1966 il romanzo fu ripubblicato in Inghilterra con il vero nome della scrittrice. Negli Stati Uniti il libro venne pubblicato solo nel 1971, per volere della madre e del marito. Il romanzo testimonia il bisogno disperato di affermare se stessa e di sciogliere il conflitto che l’ha tormentata per tutta la vita: liberarsi dal ruolo imposto dalla società per dare libero sfogo alle proprie aspirazioni personali.

 

Il miracolo di rinascere

E’ proprio da questa condizione di sofferenza e di estremo risentimento, verso una società che non ha mai voluto accettare passivamente, nasce la frase di oggi: “Pensavo: dovrebbe esserci un rituale per nascere una seconda volta: rappezzata, rinchiusa e poi riconosciuta idonea a riprendere la via”. Il romanzo racconta la storia del crollo nervoso del personaggio protagonista, Esther Greenwood, provocato dall’ossessione di non  deludere le aspettative delle persone che la conoscono.

Proprio come la frase racconta, spesso ci capita di provare un’irresistibile voglia di scomparire e di rinascere sotto nuove vesti per liberarci dai fardelli che incontriamo lungo il nostro cammino. Per liberarci dell’immagine che abbiamo costruito di noi stessi e che molto spesso ci opprime e ci soffoca. Per lasciar andare gli obiettivi che ci siamo prefissati e far emergere i veri desideri che animano il nostro essere. 

Rinascere è un miracolo, è la vera salvezza di ognuno di noi e non è un caso se a tale atto è legato ogni profondo cambiamento spirituale di ogni modello di fede che l’umanità conosca.

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