La citazione del giorno

“Il mio viaggiare è stato tutto un restare qua, dove non fui mai” di Giorgio Caproni

La frase del giorno è tratta dalla poesia “Biglietto lasciato prima di non andar via”, contenuta in “Il franco cacciatore” di Giorgio Caproni, pubblicato da Garzanti nel 1982
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La citazione con cui vi proponiamo di iniziare la giornata è “Il mio viaggiare è stato tutto un restare qua, dove non fui mai” di Giorgio Caproni, del quale oggi ricordiamo la scomparsa avvenuta il 22 gennaio 1990.

La colonna sonora di oggi è “Giudizi universali” di Samuele Bersani 

Il poeta del sole, della luce e del mare

Giorgio Caproni è stato un poeta, un traduttore e un critico letterario di fama internazionale. La sua poetica ruota intorno a dei temi ricorrenti, tra i quali la madre, la sua città natale Livorno, Genova dove si trasferì con la famiglia a 10 anni, il viaggio e il linguaggio. La sua scrittura univa precisione metrico-stilistica, raffinatezza linguistica, immediatezza e chiarezza di sentimenti. Nel corso della sua produzione poetica Caproni modifica i suoi riferimenti di stile e si sposta verso una forma metrica esclamativa e spezzata, che racconta del disagio del poeta nell’affrontare una realtà sempre più sfuggente e sempre più difficile da tradurre in linguaggio. L’ultima fase della sua poetica, infatti, porta all’estremo tale riflessione, tanto da trattare il linguaggio come strumento inefficace e ingannevole, inadeguato a rappresentare la realtà.

Il franco cacciatore

“Il franco cacciatore” è una delle raccolte poetiche più vaste di Caproni. Pubblicata da Garzanti nel 1982, racconta della svolta del poeta verso un’indagine che va oltre il mondo fisico. Il linguaggio vira verso un inasprimento, si fa scarno, circondandosi di vuoto, e si arricchisce di ossimori, che rendono impervio e pieno di ostacoli il percorso di avvicinamento di ogni lettore, continuamente sorpreso dalla negazione totale di ciò che un attimo prima aveva letto.

Lo stesso Caproni racconta che questa sua raccolta aveva una missione ben precisa: “Quella che soprattutto m’interessa è la figura del cacciatore, […] vista – come già la figura del viaggiatore – in veste di cercatore. Cercatore di che? Di dio? Della verità? Di ciò che sta dietro il fenomeno ed oltre l’ultimo confine cui può giungere la ragione? Della propria o dell’altrui identità? Una domanda vale l’altra, e forse si tratta solo di ricerca per amor di ricerca”.

Biglietto lasciato prima di non andar via

Se non dovessi tornare,
sappiate che non sono mai
partito.
Il mio viaggiare
È stato tutto un restare
qua, dove non fui mai.

Questo è il testo completo, da cui è stata tratta la citazione di oggi. L’esasperazione di un ossimoro, che ha in sé un alto tasso di ironia e di disperazione. La disperazione di chi, come molti poeti e filosofi, non riesce a vivere la vita perché troppo impegnato a osservarla e a indagarla, fino al punto di non sentirsi più parte della vita stessa e l’ironia di chi ha intimamente compreso che le parole non saranno mai in grado di tradurre la realtà, sfuggente e complessa, ma potranno solo tentare di giocare con essa.

 

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