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Luis Sepúlveda, “Ai bambini dobbiamo raccontare storie di valore”

Luis Sepúlveda, "Ai bambini dobbiamo raccontare storie di valore"

Intervista a Luis Sepúlveda, tornato in libreria con una nuova favola per grandi e piccini: “Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa”…

MILANO – C’è un’antica leggenda che lega la storia di Moby Dick raccontata da Melville alla storia di un piccolo popolo del Sud del mondo, in Cile. Chi è la balena bianca? Chi è il capodoglio color della luna, imprendibile per tutti i balenieri? Luis Sepúlveda fa raccontare alla balena la sua storia, ed è la storia di un compito sacro affidatogli da un vecchio capodoglio tanti secoli prima. È per onorare questo compito che la balena bianca presidia le coste dell’isola dove vive il popolo dei Lafkenche, la Gente del Mare, aggirandosi solitaria tra gli abissi dell’oceano. Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa è l’ultima favola di Luis Sepúlveda, ed è un piccolo capolavoro. Abbiamo intervistato Sepúlveda, per chiedergli di più.

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Come è nato questo libro?

La lettura di Moby Dick di Melville per me è stata fondamentale quando ero giovane, e dopo aver letto Moby Dick mi è sempre rimasta una curiosità: perché Melville non ha mai parlato della balena? Come mai ha lasciato la balena bianca come personaggio secondario? Il  vero protagonista è il Capitano Acab, con il suo puritanesimo, con i suoi sensi di colpa. E mi sono chiesto perché ha messo in atto cosi il capodoglio, senza mai farlo vedere, senza mai mostrarlo? Perché questo capodoglio era originario di questa parte del mondo del sud? Come mai stava fermo in quel luogo, senza  sentire il bisogno di migrare? E comincio a pensare che era una buona materia per raccontare una storia. Poi mi ricordavo di queste narrazioni della popolazione Lafkenche, la Gente del Mare, che avevano questo rapporto sacrale con il mare e con le balene. Questo mi ha dato la spinta per incominciare a raccontare questa storia.

Come mai hai scelto il genere della favola?

È un genere in cui mi sento comodo, questa è la quinta favola che scrivo. Dal tempo dei classici la favola è interessante perché dare caratteristiche umane a un animale permette di guardare all’essere umano con una distanza enorme, e questo ti fa capire meglio il comportamento umano, svela qual è il rapporto delle essere umano con il suo intorno naturale, con la natura. Per questo è un genere interessante per me.

Nel libro i balenieri sono dei predatori cattivi, che distruggono la natura e cacciano gli animali per avidità e lucro. Non è la prima volta che tocchi dei temi legati all’ambiente e al rapporto dell’uomo con la natura e il mondo animale. Sei anche stato un attivista di GreenPeace. Quanto c’è di questa esperienza nel libro?

Prima di partecipare a Greenpeace già avevo una grande preoccupazione ambientalista. Io vengo da un paese molto strano, il Cile, e noi avevamo una grande preoccupazione ambientale da sempre, un’attenzione che viene dalla nostra parte india. È come un’insistenza a voler conservare una vita armonica con la natura, riconoscere e rispettare che siamo interdipendenti, l’uomo con la natura e la natura con l’uomo. Certamente la mia partecipazione a GreenPeace come attivista e collaboratore ha accresciuto questa forma di sentire che il rapporto uomo e natura è migliorabile, e questo è sempre presente nei miei libri. Uno pensa e uno scrive in funzione di tutto quello che fa nella sua vita, di quale è stata la sua partecipazione sociale, di dove sei stato e cosa hai fatto. E questo rimane come postura etica, nella maniera con cui ti relazioni con il mondo.

Una sensazione che si ha quando si leggono le tue favole è che in fondo non siano dei libri solo per bambini. L’ho pensato quando da bambina ho letto “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”. Pensai, questo non è il solito libro per bambini con gli animali parlanti. E lo stesso vale per “Storia di una balena bianca”: c’è il fascino del mare e della balena, ma c’è anche tanto dolore e cattiveria.

La tua è un’osservazione interessante. La gabbianella è nata per una motivazione ben precisa: un giorno sono andato in una libreria ad Amburgo per comprare ai miei tre nipoti i libri che dovevano leggere nel trimestre, dei libri scritti apposta per bimbi. Era un giorno bruttissimo, pioveva forte, e sono entrato in un caffè aspettando che spiovesse e ho iniziato a leggere quei libri. E mentre leggevo mi arrabbiavo, perché mi sembrava che quei libri avessero grande mancanza di rispetto. Chi è un bambino? Una piccola persona che merita rispetto. Una persona di pochi anni che però si svilupperà, diventerà grande. Ed è importantissimo che la lettura gli dia un riferimento del mondo, ma un rifermento serio, con dei valori. E quindi ho deciso che avrei scritto un libro per tutti i lettori, anche i più piccoli,  raccontando una storia sì divertente e coinvolgente, ma allo stesso tempo una storia che avesse dei valori e dei personaggi intelligenti. Perché tutti i libri che avevo letto non erano scritti per piccole persone, ma per piccoli cretini senza immaginazione. Non lasciavano aperta la porta dell’immaginazione, mentre la lettura che io ho conosciuto da piccolo era una lettura che mi lasciava aperta la possibilità di immaginare. Così è nata la Gabbianella, e anche per “Storia di una balena bianca” vale lo stesso discorso: è un libro per lettori dagli otto agli ottant’anni.

Cosa ami di più della lettura?

Mi piace tantissimo quando vengo a sapere che un lettore fa quello che faceva la mia famiglia con me, cioè prendere un libro e leggerlo a voce alta con i propri bambini. Condividere e socializzare, questa è la più bella forma di socializzazione, quando ti siedi con un bambino e gli leggi una bella storia. Perché poi si parla del libro, il bambino ha sempre tante domande, e per te, adulto, queste domande sono sempre una sfida.

Che autori consiglieresti ai lettori che si vogliono avvicinare alla letteratura sudamericana?

Ci sono tantissimi autori. Se te ne devo consigliare alcuni ti direi Horacio Quiroga, uno scrittore uruguayano bravissimo. Oppure Osvaldo Soriano. Ma ce ne sono tantissimi.

Roberto Bolano?

Bolano a me personalmente non piace, ho stima della sua letteratura ma la trovo di una presunzione metaletteraria che non mi piace. Io preferisco la narrazione pura.

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Luis Sepúlveda, “Ai bambini dobbiamo raccontare storie di valore” ultima modifica: 2018-11-27T09:23:38+00:00 da Salvatore Galeone

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