Per l'anniversario di Ludovico Ariosto

Ludovico Ariosto, i versi più belli tratti da L’Orlando Furioso

Oggi il mondo delle lettere rende omaggio ad uno degli scrittori e commediografi più noti e studiati, Ludovico Ariosto. Tra le sue opere più celebri è impossibile non citare l’Orlando Furioso...

Oggi, come già vi abbiamo ricordato, si celebra l’anniversario di nascita di uno tra i più grandi poeti e commediografi italiani: Ludovico Ariosto. Tra le tante opere, e poesie, scritte da Ariosto, è impossibile non ricordare una tra le opere più famose: L’Orlando Furioso

MILANO – Oggi il mondo delle lettere rende omaggio ad uno degli scrittori e commediografi  più noti e studiati, Ludovico Ariosto. Tra le sue opere più celebri è impossibile non citare l’Orlando Furioso, quindi, per omaggiare il grande scrittore, abbiamo selezionato per voi i versi più belli
 
All’apparir che fece all’improvviso
de l’acqua l’ombra, ogni pelo arricciossi,
e scolorossi al Saracino il viso;
la voce, ch’era per uscir, fermossi.
Udendo poi da l’Argalia, ch’ucciso
quivi avea già (che l’Argalia nomossi)
la rotta fede così improverarse,
di scorno e d’ira dentro e di fuor arse.
(Ludovico Ariosto, Orlando Furioso)

La verginella è simile alla rosa,
ch’in bel giardin su la nativa spina
mentre sola e sicura si riposa,
né gregge né pastor se le avvicina;
l’aura soave e l’alba rugiadosa,
l’acqua, la terra al suo favor s’inchina:
gioveni vaghi e donne inamorate
amano averne e seni e tempie ornate.
(Ludovico Ariosto, Orlando Furioso)

Con molta attenzion la bella donna
al pianto, alle parole, al modo attende
di colui ch’in amarla non assonna;
né questo è il primo dì ch’ella l’intende:
ma dura e fredda più d’una colonna,
ad averne pietà non però scende,
come colei c’ha tutto il mondo a sdegno,
e non le par ch’alcun sia di lei degno.
(Ludovico Ariosto, Orlando Furioso)

Appresso ove il sol cade, per suo amore
venuto era dal capo d’Oriente;
che seppe in India con suo gran dolore,
come ella Orlando sequitò in Ponente:
poi seppe in Francia che l’imperatore
sequestrata l’avea da l’altra gente,
per darla all’un de’ duo che contra il Moro
più quel giorno aiutasse i Gigli d’oro.
(Ludovico Ariosto, Orlando Furioso)

Pieno di dolce e d’amoroso affetto,
alla sua donna, alla sua diva corse,
che con le braccia al collo il tenne stretto,
quel ch’al Catai non avria fatto forse.
Al patrio regno, al suo natio ricetto,
seco avendo costui, l’animo torse:
subito in lei s’avviva la speranza
di tosto riveder sua ricca stanza.
(Ludovico Ariosto, Orlando Furioso)

E fuor di quel cespuglio oscuro e cieco
fa di sé bella ed improvvisa mostra,
come di selva o fuor d’ombroso speco
Diana in scena o Citerea si mostra;
e dice all’apparir: – Pace sia teco;
teco difenda Dio la fama nostra,
e non comporti, contra ogni ragione,
ch’abbi di me sì falsa opinione. –
(Ludovico Ariosto, Orlando Furioso)

Forse era ver, ma non però credibile
a chi del senso suo fosse signore;
ma parve facilmente a lui possibile,
ch’era perduto in via più grave errore.
Quel che l’uom vede, Amor gli fa invisibiIe,
e l’invisibil fa vedere Amore.
Questo creduto fu; che ‘l miser suole
dar facile credenza a quel che vuole.
(Ludovico Ariosto, Orlando Furioso)

8 settembre 2014

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