Le lacrime di San Lorenzo cantate dai versi di Giovanni Pascoli

La notte di San Lorenzo del 1867 fu ucciso il padre di Giovanni Pascoli. In ricordo di quel giorno, il poeta scrisse la poesia “X agosto”
san lorenzo x agosto dieci giovanni pascoli

MILANO – “E tu, Cielo, dall’alto dei mondi / sereni, infinito, immortale, / oh! d’un pianto di stelle lo inondi / quest’atomo opaco del Male!”. Così Giovanni Pascoli chiudeva la sua poesia “X agosto”. Il riferimento è alle cosiddette “lacrime di San Lorenzo”, le famose stelle cadenti che rigano il volto del cielo la notte di San Lorenzo. Un pianto che per il poeta è dedicato al padre, assassinato proprio in quella notte.

Le lacrime di San Lorenzo

Nato il 31 dicembre 1855 a  San Mauro di Romagna, Giovanni Pascoli fu insieme a Gabriele D’Annunzio il maggior poeta decadente italiano. La sua opera è impossibile da comprendere se si prescinde dai dolorosi avvenimenti che sconvolsero la sua vita fin dall’infanzia, e che riplasmarono la sua visione del mondo. La notte di San Lorenzo, il 10 agosto 1867, quando Pascoli aveva solo 11 anni, suo padre fu assassinato con un colpo di fucile mentre tornava a casa in calesse da Cesena.
Sulle circostanze del delitto non si fece mai chiarezza, nonostante si tennero tre processi e nonostante la famiglia nutrisse dei sospetti, come emerga da un’altra poesia di Pascoli, “La cavalla storna”. Probabilmente il mandante del delitto fu Pietro Cacciaguerra, contrabbandiere che forse voleva prendere il posto di Ruggero Pascoli come amministratore della tenuta La Torre della famiglia dei principi Torlonia. A questo tragico avvenimento, cui seguirono la morte della madre e quella di diversi fratelli e sorelle di Pascoli, fa riferimento la poesia X agosto.
Ma anche se la morte è il tema che domina il componimento, come sempre si avverte nei versi del poeta un’infinita dolcezza, la musica di nenie antiche che cullavano nell’infanzia. Una melodia che affascina e commuove nel giorno dei desideri per eccellenza, il giorno di San Lorenzo. Tra i tanti che esprimeremo, ci sarà senz’altro quello che il poeta e suo padre possano essersi finalmente rincontrati.

X agosto, Giovanni Pascoli

San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.
Ritornava una rondine al tetto:
l’uccisero: cadde tra i spini;
ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini.
Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell’ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.
Anche un uomo tornava al suo nido:
l’uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono.
Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.
E tu, Cielo, dall’alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d’un pianto di stelle lo inondi
quest’atomo opaco del Male!
© Riproduzione Riservata