25 aprile

La Peste di Camus, il simbolo della Resistenza contro il Nazismo

Quando fu pubblicato nel 1947, "La peste" divenne il romanzo simbolo della Resistenza, la metafora della lotta contro l'occupazione nazista
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“Verso la fine di gennaio, ho iniziato a notare una strana eco tra il mio lavoro e le notizie”. Inizia così la lettera che la giovane traduttrice Laura Marris ha invitato pochi giorni fa dal New York Times, mentre lavorava a una traduzione de La peste di Camus.  “Un virus misterioso era apparso nella città di Wuhan, e sebbene il virus somigliasse alle malattie precedenti, c’era qualcosa di nuovo al riguardo. Ma non sono un medico, sono un traduttore letterario”. È a partire da questa suggestione che Laura Marris ci conduce alla scoperta dell’opera di Camus e della sua forte valenza simbolica, ieri come oggi. 

I flagelli, invero, sono una cosa comune, ma si crede difficilmente ai flagelli quando ti piombano sulla testa. Nel mondo ci sono state, in egual numero, pestilenze e guerre; e tuttavia pestilenze e guerre colgono gli uomini sempre impreparati.

La peste, una metafora del Nazismo

Quando terminava il secondo conflitto mondiale e le ferite erano ancora brucianti, Albert Camus seppe raccontare, come nessuno aveva fatto sino a quel momento, l’angoscia profonda che la guerra aveva instillato nell’animo di milioni di donne e uomini in tutto il mondo. Quanto era accaduto, sembrava impossibile da rappresentare, così lo scrittore algerino si affidò alla sua arma più potente, l’immaginazione, dando vita a uno dei romanzi più belli e significativi del XX secolo: “La peste“. 

Come nasce il romanzo “La peste”

Il romanzo “La peste” nasce quando Albert Camus si trova a Orano, in Algeria, durante la seconda guerra mondiale. Lo conclude in Francia , quando un nuovo nemico era entrato nella sua vita: la tubercolosi. Insomma, il romanzo nasce in un clima di incertezza e difficoltà, che si riflette persino nella scrittura, fatta di frasi lunghe e cariche di attesa angosciante. Quando il libro fu pubblicato nel 1947, gli intellettuali erano anche alla ricerca di un modo per testimoniare l’occupazione nazista della Francia. Così, “La peste” divenne il romanzo dell’occupazione e della resistenza. Il romanzo nasceva, dunque, dalla esperienza personale dello scrittore algerino, ma era anche una metafora della guerra e dell’occupazione nazista.

Un messaggio da consegnare al futuro

Scrivere “La peste” nella forma di una cronaca storica è stato un gesto di speranza, che implica la continuità umana, una nave per trasportare la memoria della guerra come inoculazione contro futuri conflitti armati. “La peste” è un romanzo sullo spirito collettivo di resistenza, ma anche un romanzo da consegnare al futuro. Camus sapeva che il suo libro sarebbe stato di nuovo necessario, molto dopo la sua morte, in un contesto che non avrebbe previsto o immaginato. Perché altrimenti non avrebbe potuto finire così:

Lui sapeva quello che ignorava la folla e che si può leggere nei libri, ossia che il bacillo della peste non muore né scompare mai, che può restare per decine di anni addormentato nei mobili e nella biancheria, che aspetta pazientemente nelle camere, nelle cantine, nelle valige, nei fazzoletti, e nelle cartacce e che forse verrebbe giorno in cui, sventura e insegnamento degli uomini, la peste avrebbe svegliato i suoi sorci per mandarli a morire in una città felice.

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