J.K. Rowling, il coraggio di non arrendersi, nonostante tutto

Oggi è l'anniversario della nascita di J.K. Rowling. Ripercorriamo la sua vita: da quando era insoddisfatta e disoccupata al successo internazionale
J.K. Rowling, il coraggio di non arrendersi, nonostante tutto

MILANO –  “Avendo una macchina del tempo o un Giratempo, direi alla me stessa di 21 anni che la felicità personale si trova nel sapere che la vita non è una lista di cose da raggiungere o in cui avere successo. Le vostre qualifiche, il vostro CV, non sono la vostra vita, sebbene possiate incontrare molte persone della mia età e oltre che confondono le due cose. La vita è difficile, è complicata, è oltre la possibilità di essere totalmente sotto controllo, è l’umiltà di sapere che sarete capaci di sopravvivere alle sue sfide…” – questo diceva l’autrice di Harry Potter nel giugno 2008 davanti ai neolaureati di Harvard, e la sua storia personale ha ispirato il mondo attraverso le sue parole. J.K Rowling è la donna che è passata dall’essere disoccupata a diventare ricca ed influente quanto Regina Elisabetta, e, diciamoci la verità, la sua storia è così bella proprio perché ci permette di credere che la magia non si trova soltanto ad Hogwarts ma anche nei grandi sogni che si realizzano solo se si è abbastanza coraggiosi da non arrendersi mai.

L’IMPORTANZA DEL FALLIMENTO – J.K. Rowling è ormai un fenomeno inarrestabile e, dal 1997, data di uscita del primo libro di Harry Potter, continua a far sognare intere generazioni di bambini e adulti. Riuscite a pensare che 20 anni fa Joanne Rowling era una donna insoddisfatta della propria vita con tanta paura che il mondo non si sarebbe mai accorto del suo grande talento?Eppure continuava a scrivere, al posto che frequentare le lezioni, mentre andava a lavorare in treno, e nel pub di Edimburgo dove passava gran parte del suo tempo quando un lavoro non ce l’aveva più. “Non abbiate paura di fallire; imparate tutto ciò che potete dal fallimento“- ha detto la scrittrice agli studenti di Harvard – ed è quello che ha imparato sulla sua pelle quando le case editrici rifiutavano i suoi romanzi, e lei, che aveva superato i trent’anni e non aveva mai chiuso il suo sogno dentro un polveroso cassetto, di arrendersi proprio non voleva saperne.

LO PSEUDONIMO, I RIFIUTI E LE SFIDE DA AFFRONTARE – Nel 1995 Joanne Rowling, dopo essersi separata dal marito, si trasferì ad Edimburgo insieme alla figlia, senza soldi, senza lavoro, e senza la vicinanza dell’uomo che aveva amato. Proprio durante quello che probabilmente fu il periodo più buio della sua vita, Joanne non si separò mai dalla sua penna, anzi, trovò nella scrittura la sua più cara amica. Facendosi ispirare dalle persone che aveva incontrato e dalle esperienze che stava vivendo,  finì di scrivere il primo romanzo di Harry Potter, che venne rifiutato da numerose case editrici prima di venir pubblicato dall’allora poco conosciuta Bloomsbury, quasi 20 anni fa. La scrittrice usò lo pseudonimo di J.K Rowling perché le possibilità di vendita erano più alte se si fosse pensato che l’autore del libro fosse un uomo, e non fu la prima volta che la scrittrice britannica scelse di scrivere usando un’identità maschile. Possiamo infatti leggere alcuni suoi romanzi pubblicati con il nome di Robert Galbraith. Eppure i romanzi di Harry Potter, rifiutati e sottovalutati da numerosi editori, sono diventati fenomeno letterario alla faccia di tutti quei signori che erano convinti che Joanne Rowling non sarebbe mai diventata nessuno. E invece nel 2008, dopo un successo planetario alle spalle ed una fama che pochissime persone al mondo possono vantare, la scrittrice, ammettendo di essere molto emozionata a trovarsi davanti ad un microfono di fronte ai neolaureati della prestigiosa università americana, non ha deciso di parlare delle sue conquiste, ma dei suoi fallimenti, senza i quali non avrebbe mai trovato la forza di mostrare al mondo di cosa è sempre stata capace.

 

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