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Il nuovo abito giallo di Milano

Da tempo non riuscivo più a leggere con il coinvolgimento che mi ha regalato Questa non è una canzone d'amore di Alessandro Robecchi, edito da Sellerio nella collana La memoria...

Da tempo non riuscivo più a leggere con il coinvolgimento che mi ha regalato Questa non è una canzone d’amore di Alessandro Robecchi, edito da Sellerio nella collana La memoria. Il libro ha i tre requisiti che guidano le mie scelte di lettrice negli ultimi tempi: è un giallo, ambientato a Milano, scritto da un giornalista. Criteri sui quali mi sono già dilungata nei miei consigli di lettura per l’estate.

Robecchi, critico musicale, penna  sapientemente satirica, è tra gli autori degli spettacoli di Maurizio Crozza.In altre parole conosce bene il dietro le quinte della televisione e in questo romanzo  si intuisce quanto e come li abbia bazzicati con lucidità di pensiero critico.

Dunque,  va in onda un programma che parla d’amore( e già siamo sul set di un esempio di programma trash come tanti ne programmano i palinsesti delle varie televisioni italiane), ma l’autore non ne vuole più sapere. Troppo tardi: le vicende dal piccolo schermo si trasferiscono nella sua vita privata e la travolgono con  personaggi che si intersecano per lo più loro malgrado.

Ma siamo nella Milano dei giorni nostri e si può intraprendere uno dei viaggi più incredibili che siano concessi: dai campi rom ai quartieri dell’intellighenzia, dalla periferia dei balordi e delle prostitute alla precarietà di chi vorrebbe un lavoro serio o un mestiere purchessia. E si attraversano, così, anche territori socialmente dominati da contrasti apparentemente paradossali: l’etica degli zingari e la perversione di estremisti dall’ideologia d’accatto, il cinismo di chi traffica in cimeli macabri superiore perfino a quello di chi spaccia droga, l’ingenuità di chi vive di sogni e di chi propone sesso pruriginoso. Non manca proprio niente.

C’è, di più, una capacità di narrare con ritmo sincopato, un ritmo che scaturisce dallo spostamento dell’accento ritmico della battuta e così si sorride nella tragedia e si diventa seri quando arriva, inevitabile, la poesia.

Da non perdere, e speriamo che sia solo un inizio, che il viaggio continui.

4 novembre 2014

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