ARTE - Speciale Giornata contro la violenza sulle donne

Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, opere d’arte e installazioni per dire ”basta!”

Secondo l'ultimo rapporto dell’Eurostat (l'Istituto di Statistica Europeo), sono 179 i femminicidi commessi nel 2013, un anno che ha registrato la più elevata percentuale di donne vittime di omicidio mai riscontrata in Italia...
Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, opere d'arte e installazioni per dire ''basta!''

Oggi, in occasione della Giornata Mondiale per dire basta alla violenza sulle donne, troppo spesso perpetuata da chi in teoria dovrebbe volerci bene, vi proponiamo 4 progetti, alcuni italiani ma non solo, che utilizzano l’arte come strumento di lotta alla violenza

MILANO – Secondo l’ultimo rapporto dell’Eurostat (l’Istituto di Statistica Europeo), sono 179 i femminicidi commessi nel 2013, un anno che ha registrato la più elevata percentuale di donne vittime di omicidio mai riscontrata in Italia. Tra l’altro, in 7 casi su 10 i femminicidi si sono consumati all’interno del contesto familiare, una costante nell’interno periodo 2000-2013. Donne vittime di mariti, amanti, semplici conoscenti. Senza contare le violenze fisiche e sessuali. Oggi, 25 novembre, è la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Per dire a gran voce: ”Basta!”. Nel nostro Paese e nel mondo sono tantissime le iniziative artistiche dedicate a questa giornata e per voi abbiamo selezionato le più interessanti.

IL MURO DELLE BAMBOLE – A Milano quest’estate, in concomitanza con l’inizio della Settimana della Moda maschile, in via De Amicis (zona Colonne di San Lorenzo), decine di artiste e scrittrici, insieme con alcune associazioni, avevano realizzato il “Wall of Dolls” con protagoniste le bambole, i giocattoli che da sempre accompagnano l’infanzia delle bambine e che diventano ora il simbolo di una femminilità troppo spesso violata. Il progetto è ideato da Jo Squillo e Rosaria Iardino. Bambole di ogni grandezza e manifattura, di pezza, Pigotte, di plastica, di porcellana, e ovviamente un sacco di Barbies per sensibilizzare al problema della violenza sulle donne. Oggi pomeriggio l’appuntamento si ripete, per “rigenerare” il muro.

A TORINO, IL MONOLITE NERO – Durante tutto il mese d’agosto per le strade di Torino ci si poteva imbattere nell’installazione itinerante di Raoul Gilioli, dal titolo “Pupilla, through the looking glass”. Pupilla si presenta come una torre/sarcofago di cristallo nero riflettente ma avvicinandosi, si attiva l’illuminazione che rende trasparente il cristallo rivelando all’interno una figura femminile nuda e imprigionata. Internamente però la superficie del cristallo è riflettente e impedisce alla performer di incontrare lo sguardo del pubblico. Il nero del cristallo è associato al colore del velo imposto alle donne da numerose tradizioni, spesso come condizione punitiva o di annullamento, di privazione: poiché se è vero che il velo protegge, al tempo stesso imprigiona, controlla. In un gioco di sguardi e riflessi, illuminandosi come fanno i media quando accendono i riflettori sui drammi già avvenuti, è un’installazione sulla violenza di genere.

LE ZAPATOS ROJOS – Lei si chiama Elina Chauvet ed è un’artista messicana famosa per le sue installazioni nelle città di tutto il mondo utilizzando solo scarpe rosse: le Zapatos Rojos. Rosse, come il colore del sangue e vuote come le donne uccise ogni anno. Le scarpe rappresentano il cammino lungo e difficile verso la conquista dei diritti civili nella città di Juarez in Messico, città nella quale dagli anni ‘90 ad oggi sono letteralmente sparite centinaia di donne. Juarez è infatti la città di partenza di questo progetto, nato nel 2009 che è poi diventato nomade. in cui le scarpette sono comparse per la prima volta nel 2009, anno in cui il progetto è diventato itinerante. da quella volta stanno facendo il giro del mondo.

STREET ART FOR WOMEN – Il giorno dell’inaugurazione dei Mondiali di calcio in Brasile 78 street artist hanno preso in mano le bombolette e dipinto in favore della lotta alla violenza domestica. L’ideatrice del progetto è Panmela Castro, una street artist che ha subito violenze dal suo primo marito e che ora combatte, attraverso l’arte, per dare voce alle donne vittime di violenza domestica in un paese in cui solo da qualche anno esiste una legge contro la violenza sulle donne. Panmela è anche la fondatrice di Rede NAMI, organizzazione che attraverso la street art promuove i diritti delle donne.

25 novembre 2014

© RIPRODUZIONE RISERVATA

© Riproduzione Riservata
Commenti