Giochi ogni giorno”, la poesia di Pablo Neruda che celebra la Primavera

I versi di "Giochi ogni giorno con la luce dell'universo" rendono omaggio ai valori di rinascita e di vita che porta con sé la stagione primaverile
Giochi ogni giorno

MILANO – Un invito alla rinascita, a “farsi primavera”. E’ questo il messaggio contenuto nei versi di “Giochi ogni giorno con la luce dell’universo”, la poesia scritta da Pablo Neruda e contenuta all’interno di “Venti poesie d’amore e una canzone disperata“, la raccolta di poesia scritta dall’autore cileno nel 1924.

Amore sconvolgente

In questa poesia Neruda si rivolge ad un’anonima donna amata, elogiando l’effetto positivo che la sua sola presenza ha nella sua vita e il sentimento di amore sconvolgente che ha suscitato in lui. “Giochi ogni giorno con la luce dell’universo. Sottile visitatrice, giungi nel fiore e nell’acqua” sono i primi versi con i quali l’amata viene identificata con il tipico paesaggio primaverile attraverso elementi e fenomeni naturali.

Farsi primavera

Un apprezzamento verso l’amata che è anche una celebrazione del valore di rinascita e di vita intrinseco nella primavera, con un invito diretto a “farsi primavera”, quasi un auspicio a dedicarsi all’amore, senza paure e incertezze. “Io ti amo, e la mia gioia morde la tua bocca di susina” è un chiaro invito a lasciarsi andare verso la persona amata, il cui arrivo è tanto atteso come lo è l’assaporare la frutta che matura durante la bella stagione.

Fiorire insieme

Celebri i versi finali con cui si conclude la poesia: “Voglio fare con te / ciò che la primavera fa con i ciliegi. Una dichiarazione d’amore tenera ed esplicita, che esprime la volontà di dedicare la propria vita all’amata, a “fiorire” insieme. Parole e più in generale versi da dedicare alla persona speciale.

La poesia

Giochi ogni giorno con la luce dell’universo.
Sottile visitatrice, giungi nel fiore e nell’acqua.
Sei più di questa bianca testolina che stringo
come un grappolo tra le mie mani ogni giorno.

A nessuno rassomigli da che ti amo.
Lasciami stenderti tra le ghirlande gialle.
chi scrive il tuo nome a lettere di fumo tra le stelle del sud?
Ah lascia che ricordi come eri allora, quando ancora non esistevi.

Improvvisamente il vento ulula e sbatte la mia finestra chiusa.
Il cielo è una rete colma di pesci cupi.
Qui vengono a finire i venti, tutti.
La pioggia si denuda.

Passano fuggendo gli uccelli.
Il vento. Il vento.
Io posso lottare solamente contro la forza degli uomini.
Il temporale solleva in turbine foglie oscure
e scioglie tutte le barche che iersera s’ancorarono al cielo.

Tu sei qui. Ah tu non fuggi.
Tu mi risponderai fino all’ultimo grido.
Raggomitolati al mio fianco come se avessi paura.
Tuttavia qualche volta corse un’ombra strana nei tuoi occhi.

Ora, anche ora, piccola mi rechi caprifogli,
ed hai persino i seni profumati.
Mentre il vento triste galoppa uccidendo farfalle
io ti amo, e la mia gioia morde la tua bocca di susina.

Quanto ti sarà costato abituarti a me,
alla mia anima sola e selvaggia, al mio nome che tutti allontanano.
Abbiamo visto ardere tante volte l’astro baciandoci gli occhi
e sulle nostre teste ergersi i crepuscoli in ventagli giranti.

Le mie parole piovvero su di te accarezzandoti.
Ho amato da tempo il tuo corpo di madreperla soleggiata.
Ti credo persino padrona dell’universo.
Ti porterò dalle montagne fiori allegri, copihues,
nocciole oscure, e ceste silvestri di baci.
Voglio fare con te
ciò che la primavera fa con i ciliegi.

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