la prigione di carta

Perché nell’era digitale è ancora importante la scrittura manuale

"La scrittura manuale è lo specchio della nostra personalità". Lo afferma Marco Onnembo, autore del libro "La prigione di carta"
Perché nell'era digitale è ancora importante la scrittura manuale

La prigione di carta è un libro scritto da Marco Onnembo, edito per la Sperling & Kupfer,  uscito lo scorso giugno. Il libro verte su due temi principali: il primato della digitalizzazione e l’importanza della scrittura manuale. L’ambientazione, infatti, è in un futuro non troppo lontano. Il protagonista, Malcom King, professore di Scrittura creativa, detenuto in carcere, ci guida in una storia coinvolgente.

La trama di ‘’Una prigione di carta’’

Malcolm King è professore di scrittura creativa al college di Brownsville, dove vive con la moglie Lynette e il figlio Buddy. Idealista dalla solida cultura umanistica, insegna alla prima generazione di studenti che non sa scrivere a mano. La digitalizzazione ha vinto: il governo ha imposto che ogni tipo di contenuto esistesse solo in formato elettronico, mettendo al bando i libri cartacei dal sistema scolastico e abolendo l’uso della scrittura con inchiostro. King temeva che la conoscenza potesse essere manipolata. Che i giovani potessero essere manipolati. Che gli uomini, e la loro coscienza, potessero essere manipolati.

Credendo di poter contrastare quella legge e cambiare il mondo con il dialogo e la resistenza pacifica, il professore sarà invece condannato all’ergastolo in un carcere di massima sicurezza. Dalla sua prigione, di nascosto, e con la complicità di un criminale e di un secondino, riuscirà però a recuperare fogli, penne e matite: materiale proibito, armi di libertà. Per raccontare la sua vita. Compiendo l’atto più sovversivo che ci sia concesso dalla scrittura: scegliere il nostro destino.

Perché è così importante la scrittura a mano?

Nonostante la digitalizzazione oggi sia sempre più pervasiva, non dobbiamo dimenticare che la nostra scrittura manuale è una parte di noi. Quest’ultima è specchio della nostra personalità, ed è un patrimonio che va assolutamente conservato. Inoltre, come testimoniato da moltissimi studi, scrivere a mano, attiva delle aree del nostro cervello che potenziano la memoria e l’attenzione.

Marco Onnembo, legato alla scrittura e alla lettura, parte proprio dalle sue esperienze personali con il figlio adolescente e la sua carriera da giornalista, per trattare le tematiche sopra citate. Questi elementi lo hanno spinto a scrivere un libro incisivo e coinvolgente, in grado di farci riflettere sui diversi risvolti della digitalizzazione.
Stiamo davvero perdendo l’abitudine sana di scrivere a mano? Come leggono i ragazzi di oggi? Quali sono le prospettive per la nostra cultura letteraria?
Leggere il libro di Marco onnembo rappresenta un primo punto di partenza per cercare di rispondere a queste domande.

L’autore

Marco Onnembo, nato a Eboli nel 1976, è un dirigente d’azienda e giornalista. Dopo la laurea in Scienze della Comunicazione e il Master in Giornalismo alla Luiss nel 2001, si è specializzato in Marketing presso la Wharton School di Filadelfia e la Graduate School of Business di Chicago. Ha collaborato con numerose testate giornalistiche, quali Affari & Finanza – la Repubblica, Panorama, Economy, Radiocor – Il Sole 24 ORE. Negli anni, ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità in importanti gruppi quali Finmeccanica, Guru, Ferrari, Telecom Italia. Ora è in Cassa Depositi e Prestiti.

Stella Grillo

Foto di Free-Photos da Pixabay 

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