Sbarco sulla luna

L’emozione del primo passo sulla luna nel racconto di Dino Buzzati

Così lo scrittore Dino Buzzati, sulle colonne del Corriere della sera, descrisse lo sbarco sulla Luna di cui oggi ricorrono i 51 anni
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“Si è avuta la sensazione di essere passati oltre una porta fatale e proibita, di avere varcato una delle ultime frontiere: del mondo? Della conoscenza? Della vita?”. Così lo scrittore Dino Buzzati, sulle colonne del Corriere della Sera, descrisse lo sbarco sulla Luna di cui oggi, 20 luglio 2020, ricorrono i 51 anni. 

Lo sbarco sulla luna raccontato da Dino Buzzati

Nel cielo immenso e nero, rimane quella scatoletta solitaria con dentro i tre uomini che corre verso casa… ma un rintocco nuovo e fortissimo riecheggia, e continuerà a riecheggiare per sempre, nell’animo di chi ha visto: soltanto di chi ha visto la scena sullo schermo del televisore, poiché le fotografie, i film e i resoconti, per quanto assai più perfetti, non riusciranno a dare neppure un centesimo di quel brivido misterioso.

Dopo l’atterraggio dell’ “Aquila”, che si sperava in qualche modo di vedere e invece non s’è visto, la veglia, almeno qui in Italia, si è fatta lunga e pesante. La discesa di Armstrong sulla Luna era stata promessa per le ore tre. Poi si è parlato delle tre e tre quarti, delle quattro, delle quattro e mezzo. C’è stata sì una mezz’ora di incertezza abbastanza tormentosa perché sembrava che dalla Luna nessuno più rispondesse. Quindi i nervi si erano di nuovo afflosciati, era subentrata una stanchezza sudaticcia, una specie di opaco intorpidimento mentale, complici forse certe trasmissioni di contorno per cui queste ore solenni minacciavano di trasformarsi in una stentata sagra, in una “Canzonissima” di serie C.

Quand’ecco, sullo schermo dietro lo speaker, è comparsa un’immagine nuova, un confuso intreccio di sagome nere oscillanti, simile ai quadri di Kline; era, rovesciato, il primo piano della scaletta e dei tralicci della capsula lunare, con Armstrong che scendeva gradino per gradino lentamente: di per sé incomprensibile. Eppure tutti di colpo hanno capito, tutti, anche gli scettici, sono stati presi da uno sgomento sconosciuto. Si è avuta la sensazione di essere passati oltre una porta fatale e proibita, di avere varcato una delle ultime frontiere: del mondo? Della conoscenza? Della vita?

Come quando – il paragone può suonare falso, lo so, ma è tipico – durante una seduta spiritica, dopo una lunga attesa, all’improvviso, con energia selvaggia, si rivela lo spirito, e ai presenti par di oltrepassare il confine della comune esistenza, a contatto col regno delle ombre. Si, Armstrong e Aldrin ci avevano portati in una sorta di aldilà che vedevamo coi nostri occhi e in cui tuttavia la nostra mente si smarriva.

 

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