Addio a Camilleri

Andrea Camilleri e Leonardo Sciascia, storia di un’amicizia

Tra Leonardo Sciascia e Andrea Camilleri ci fu un'amicizia intensa, fatta di continui scambi di opinione, confronti e talvolta litigi
Andrea Camilleri e Leonardo Sciascia, storia di un'amicizia

MILANO – La scomparsa di Andrea Camilleri è un lutto da cui sarà difficile riprendersi. Una vita durata 93 anni, fatta di attivismo politico, costante impegno nel mondo della cultura come regista, sceneggiatore, attore e soprattutto scrittore. Tra i tanti scrittori italiani con cui intrattenne rapporti di amicizia, uno spicca su tutti: è Leonardo Sciascia.

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Sciascia e Camilleri, un’amicizia

Andrea Camilleri è nato a Porto Empedocle, in provincia di Agrigento, nel 1925. Cresciuto in un contesto pienamente fascista (suo padre Giuseppe partecipò alla marcia su Roma ), dopo la guerra rigetta l’educazione paterna e si iscrive al Partito Comunista. La carriera di Camilleri inizia con il teatro: diplomato all’Accademia di arte drammatica di Roma come regista, porterà in Italia per primo le opere di Samuel Beckett. Tra gli spettacoli da lui diretti contiamo anche numerosi capolavori di Strinberg, Eliot, Jonesco, Adamov.

Nel 1957 entra in Rai, e per una decina di anni si occupa come delegato alla produzione di numerosi sceneggiati, tra cui Le avventure di Laura Storm e la fiction del tenente Sheridan. Ed è proprio durante uno di questi lavori che fece la conoscenza di una persona destinata a cambiare il corso della sua vita, lo scrittore Leonardo Sciascia.

Ecco cosa disse Andrea Camilleri del loro primo incontro: «Non ricordo l’anno preciso in cui ci siamo conosciuti. Cominciammo ad avere dei contatti quando io ero all’ufficio sperimentazione della Rai. Gli chiesi se poteva stendere la traccia di uno sceneggiato perché riguardava il primo delitto di mafia nel quale erano coinvolti politica, finanza e banche. Poi cominciammo a frequentarci perché io dovevo mettere in scena la riduzione teatrale del Giorno della civetta. Poi continuammo a frequentarci perché io facevo il regista di quattro puntate a lui dedicate di un programma che s’intitolava Uno scrittore e la sua terra».

Così, quasi per caso, nacque la loro amicizia. E se Camilleri è diventato uno scrittore è anche merito di Leonardo Sciascia. Fu proprio lui, infatti, a spingerlo a scrivere il suo primo romanzo storico, La strage dimenticata, presentandolo di persona ad Elvira Sellerio per farlo pubblicare. In quell’occasione era stato Camilleri a rivolgersi a Sciascia, portandogli del materiale sulla prima strage di mafia, e chiedendogli se volesse scriverci un libro. La sua risposta fu secca: “Ma perché non lo scrivi tu?”. E così fu.

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«Ammiro il suo italiano affilato come una spada»

Da quel momento in poi tra i due scrittori siciliani si sviluppò un intenso rapporto di amicizia, fatto di continui confronti, dialoghi, talvolta litigi. «Parlavamo di tutto. Di politica, di Stendhal, del fatto del giorno. E polemizzavamo. Non era un’amicizia tranquilla. Ci trovavamo in disaccordo su molte questioni. Per esempio la politica. Per esempio un’azzuffatina notevole avvenne in occasione del sequestro Moro».

L’ammirazione di Camilleri per Sciascia era sconfinata, come scrittore e come uomo. Di lui ammirava «la sua scrittura, il suo italiano limpido, lucido e affilato come una spada, però io andavo per la via contraria. Quando ogni tanto mi mancano le forze, ritorno a leggere Sciascia che, detto volgarmente, è per me come andare dal meccanico».

Dello Sciascia impegnato Camilleri ha sempre apprezzato la sua fermezza, e le sue idee sempre controcorrente, mai accomodanti: «Non c’è stato un momento in cui Leonardo si sia distratto per contemplare il proprio ombelico. Oggi moltissimi letterati italiani non fanno altro che contemplare il proprio ombelico. Voglio dire che lui è stato sempre utile alla società nella quale viveva».

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