L’amica geniale, il pubblico si divide sulla serie TV

Ottima trasposizione del romanzo di Elena Ferrante o tanto rumore per nulla? La serie de L'amica geniale ha suscitato molto dibattito
L'amica geniale, il pubblico si divide sulla serie TV

MILANO – Martedì 27 novembre sono andati in onda i primi due episodi della serie L’amica geniale, la serie prodotta da HBO e Rai Fiction tratta dai romanzi bestseller di Elena Ferrante. L’attesa per l’uscita della serie è stata spasmodica, le date sono slittate più volte (in origine pareva dovesse andare in onda il 27 ottobre), ed è quindi normale che le aspettative fossero altissime.

Partiamo da un presupposto: i primi due episodi sono stati un successo indiscutibile. Circa 7 milioni di telespettatori e 29,3% di share sono dei numeri incredibili per un esordio televisivo. La quadrilogia di Elena Ferrante (L’amica geniale, Storia del nuovo cognome, Storia di chi fugge e di chi restaStoria della bambina perduta), del resto, è stata un vero e proprio caso editoriale, non solo in Italia ma anche all’estero: 10 milioni di copie vendute, traduzione in 40 paesi, un particolare successo negli Stati Uniti grazie all’ottima traduzione di Ann Goldstein. Ed è stato proprio grazie al successo statunitense che la casa di produzione HBO ha deciso di collaborare con Rai Fiction per produrre la serie, che infatti è andata in onda prima negli USA (il 18 novembre). Ora che la serie è finalmente iniziata il pubblico si è diviso nel giudizio sulla qualità del riadattamento televisivo, e le opinioni non mancano.

Era proprio come me lo ero immaginato

Chi ha letto L’amica geniale è entusiasta della serie, e ha trovato magistrale il riadattamento cinematografico realizzato dal regista Saverio Costanzo. In effetti i primi due episodi sono fedeli all’impostazione di Elena Ferrante, con pochi momenti di invenzione. Soprattutto sono state le due giovani attrici a destare l’ammirazione del pubblico: Ludovica Nasti (Lila) e Gaia Girace (Elena) hanno rispettivamente 12 e 11 anni, e non hanno alcuna esperienza pregressa come attrici. Ed è stato proprio per questo che Saverio Costanzo, in accordo con Elena Ferrante, le ha scelte, perché potessero essere libere nell’interpretare i personaggi delle due amiche. Questa scelta, seppure rischiosa, ha dato i suoi risultati: la Lila di Ludovica Nasti è intensa e verace, esattamente come la Lila del libro. E la Elena di Elisa del Genio emana invece una forza nascosta, più discreta, che contraddistingue anche la Elena creata dalla Ferrante.

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La Napoli anni ’50

Un altro aspetto convincente della serie secondo molti lettori è la veridicità dell’ambientazione del film. Le periferie di Napoli negli anni Cinquanta, la povertà di un popolo uscito da poco dalla Seconda Guerra Mondiale, la difficoltà a portarsi a casa il pane, l’impossibilità per chi è povero di conseguire un’istruzione. Una lettrice afferma: «Per me è stata una sofferenza. Queste cose le ho vissute…sono stata fortunata, sono riuscita ad andare a scuola, ma ancora ho davanti agli occhi tante violenze che ho, in parte, rimosso. Appena è iniziata la serie ho avuto un colpo allo stomaco, sono come piombata indietro nel tempo, in quel quartiere malfamato di un paese del casertano».

Cosa non è piaciuto

A essere meno convinti della serie sono, per la maggior parte, coloro che non hanno letto il libro. Non sapendo cosa aspettarsi dal L’amica geniale, tanti l’hanno trovata eccessivamente lenta, priva di mordente. Un articolista de Il fatto quotidiano demolisce l’opera di Saverio Costanzo: «la serie tv è come se rallentasse e dilatasse il racconto letterario, come se lo zavorrasse ad un anonimato ambientale e ad un triste quanto noioso déjà vu d’atmosfera tale per cui, ad un angolo potrebbe improvvisamente sbucare uno dei protagonisti de Il paradiso delle signore senza che nessuno se ne accorgesse. I sottotitoli non aiutano in questo: gli attori recitano in napoletano, e l’unico modo per seguire è seguire il sottotitolato, chiaramente vincolando parte della concentrazione sul testo scritto: «non si riesce a seguirli a fondo perché distraggono , se leggi non vedi l’espressione degli attori e capisci poco o niente», dice una nostra lettrice. Anche la rappresentazione molto cruda di certe scene di violenza non è stata convincente per molti spettatori: «ciò che ho visto nella puntata non rappresenta la Napoli che descrive, troppa violenza verbale e fisica, soprattutto la scena in cui il padre butta giù la figlia dalla finestra. Possibile che è sempre Napoli la città che deve essere descritta così?».

Cosa vi aspettavate, Fast and Furious?

C’è da dire, soprattutto riguardo alla lentezza, che è una serie ambientata negli anni ’50, quando il ritmo della vita era infinitamente più lento. sarebbe sbagliato aspettarsi la rapidità e la frenesia dei nostri tempi. Come ricorda un’altra nostra lettrice, «Cosa vi aspettavate, Fast and Furious 9?!». La serie, insomma, ha suscitato sentimenti contrastanti. Ammirazione, interesse, e talvolta anche polemiche. L’aspetto forse più bello è che ha generato una nuova curiosità verso i libri di Elena Ferrante, che già da alcune settimane sono ritornati all’interno delle classifiche dei libri più venduti. Restiamo in attesa dei prossimi episodi, sperando che siano all’altezza dei primi due.

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