I film da non perdere

Il film “Hachiko” è la rappresentazione perfetta dell’amicizia

Ispirato a una storia vera, il legame fra il cane Hachiko e il suo padrone è diventato nel mondo l'emblema dell'amicizia vera
hachiko

Ispirato a una storia vera, il film Hachiko racconta la commovente fedeltà del cane Hachiko che accompagnava ogni giorno il suo padrone alla stazione e, lì, aspettava che la sera rientrasse. Quando il padrone muore, Hachiko non smette mai di aspettarlo, tornando ogni giorno nello stesso luogo in cui l’aveva visto l’ultima volta. Una storia che ha commosso il mondo intero e che è diventata l’emblema dell’amicizia. Ecco, le frasi più belle tratte dal film. 

Le frasi

La fedeltà di un cane ci insegna che l’amicizia può durare per sempre.

 

Non ho mai conosciuto mio nonno. È morto quanto ero piccolissimo. Ma, quando mi parlavano di lui e di Hachi… io sento di conoscerli. Loro mi hanno insegnato il valore della fedeltà. Ora so che non bisogna mai dimenticare chi si è amato. È per questo che Hachi sarà per sempre il mio eroe.

 

Il mio eroe è Hachiko, un cane, lo chiamavano Hachi, il cane del mistero, perché nessuno sapeva da dove venisse, e qui comincia la sua storia… quando mi raccontano di Hachi io sento di conoscerlo, Hachi mi ha insegnato cos’è la fedeltà ecco perché Hachi sarà sempre il mio eroe.

 

Ho detto che l’anima non vale più del corpo e ho detto che il corpo non vale più dell’anima, che nulla, neanche Dio, è per chiunque più grande del suo io. Ascolto e vedo Dio in ogni oggetto eppure non capisco minimamente Dio, né che possa esserci qualcuno più meraviglioso di me stesso. Io vedo Dio nei volti di uomini e donne e nel mio viso allo specchio. Trovo lettere inviate da Dio per le strade, ciascuna firmata col suo nome e le lascio lì col suo nome perché so che dovunque io vado altre verranno puntualmente sempre e per sempre.

 

Perciò, anche se Colombo si perse e non fu il primo a scoprire l’America, lui resta il mio eroe: ci vuole coraggio ad affrontare un oceano così grande con una nave minuscola e grazie a lui quando è il Columbus Day non si va a scuola.

 

Hachiko era il cane che aveva mio nonno Parker. [qualcuno dei compagni ride] Tutti lo chiamavano Hachi. Era il cane del mistero perché non si è mai saputo da dove venisse. Forse Hachi era scappato da un canile o forse era saltato dalla macchina di qualcuno che veniva da lontano, tipo dalla Florida o dal New Jersey. In un modo o nell’altro Hachi si era perso. […] In un modo o nell’altro, tanto tempo fa, nella cittadina dove viveva mio nonno, Hachi apparve alla stazione ferroviaria ed è qui che la storia comincia.

 

Vi ricordate che abbiamo parlato di John Philip Sousa, grande compositore di marce di inizio Novecento. Era un uomo molto famoso ma aveva un odio profondo per le registrazioni: non permetteva mai che registrassero la sua musica, persino quando arrivò Thomas Edison con la sua sensazionale invenzione, il fonografo. Ma a Edison non importava, se ne infischiò e registrò di nascosto una composizione di Sousa durante una parata. Lo definirei il primo vero “disco pirata”. [gli studenti ridono] Allora voi che ne pensate? Che dite? Sousa aveva ragione? Secondo voi è giusto, sarebbe giusto se un artista nei giorni nostri salisse su un palco, collegasse un lettore Cd a un amplificatore e nient’altro. Può bastare? Io non lo so. Sono molto più vecchio di voi ma tendo a pensare che ci sia un elemento della musica che non si possa catturare: non si può catturare la vita, non si può catturare il cuore umano. Il momento della creazione è qualcosa di fugace.

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