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“La poesia è la rivelazione di un sentimento…” di Salvatore Quasimodo

Salvatore Quasimodo, nato a Modica il 20 agosto 1901, è considerato uno dei più importanti poeti italiani, esponente di spicco dell'Ermetismo

Salvatore Quasimodo, nato a Modica il 20 agosto 1901, è considerato uno dei più importanti poeti italiani, esponente di spicco della poesia ermetica. Lo ricordiamo in occasione del suo anniversario di nascita con questa celebre frase.

“La poesia è la rivelazione di un sentimento che il poeta crede che sia personale e interiore, ma che il lettore riconosce come proprio.”

Salvatore Quasimodo, le 5 poesie più celebri

Salvatore Quasimodo, le 5 poesie più celebri

Salvatore Quasimodo, di cui oggi ricorre l’anniversario della nascita, è considerato uno dei più importanti poeti italiani, esponente di spicco della poesia ermetica. Ecco le sue poesie più celebri.

Chi è Salvatore Quasimodo

Salvatore Quasimodo è stato un poeta italiano, esponente di rilievo dell’Ermetismo. Ha contribuito alla traduzione di testi classici e soprattutto dei lirici greci ma anche di opere teatrali di William Shakespeare e Molière. Per il suo genio e la sua sensibilità è stato vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1959.

Nasce a Modica nel 1901. Il padre è capostazione, e da piccolo Salvatore viaggia molto; anche la sua adolescenza trascorre serena, all’insegna degli spostamenti in diversi paesi siciliani per via del lavoro paterno.

Eclettico per natura, Salvatore Quasimodo si stanca subito delle attività cui si dedica. Nel corso dell’età adulta si destreggia con vari mestieri, fra cui il commesso, il disegnatore tecnico, il contabile, l’impiegato al genio civile… tutte mansioni che può svolgere grazie al suo diploma da geometra. Ma ciò che non lo stanca mai è lo studio delle lettere, a cui si dedica parallelamente alle attività saltuarie. Si appassiona così tanto ai classici e all’arte della scrittura che ben presto comincia a scrivere.

Intanto, a Milano ottiene una cattedra per l’insegnamento della letteratura. Il cognato Elio Vittorini ha un grande ruolo nella carriera di Salvatore Quasimodo: è proprio lui che presenta lo scrittore agli intellettuali legati alla rivista letteraria Solaria, dove vengono pubblicate le prime poesie dell’autore.

Presto, Quasimodo si lega ai poeti ermetici e fa dell’ermetismo la sua cifra poetica. Le sue raccolte affrontano i temi più disparati ma, soprattutto dopo la conclusione del secondo conflitto mondiale, larga parte della sua produzione è dedicata esclusivamente alla tematica bellica e all’impegno civile. Muore improvvisamente a Napoli, nel 1968.

Le poesie

La prima raccolta di Quasimodo, Acque e terre (1930), è incentrata sul tema della sua terra natale, la Sicilia, che l’autore lasciò già nel 1919: l’isola diviene l’emblema di una felicità perduta cui si contrappone l’asprezza della condizione presente, dell’esilio in cui il poeta è costretto a vivere. Dalla rievocazione del tempo passato emerge, spesso, un’angoscia esistenziale che, nella forzata lontananza, si fa sentire in tutta la sua pena.

Nelle Nuove poesie (pubblicate insieme alle raccolte precedenti nel volume Ed è subito sera del 1942 e scritte a partire dal 1936), il ritmo diventa più disteso, grazie anche all’uso più frequente dell’endecasillabo o di altri versi lunghi. Il ricordo della Sicilia è ancora vivissimo ma si avverte, nel poeta, un’inquietudine nuova, la voglia di uscire dalla sua solitudine e confrontarsi con i luoghi e le persone della sua vita attuale.

Le ultime raccolte di Salvatore Quasimodo

In La vita non è sogno (1949) il Sud è cantato come luogo di ingiustizia e di sofferenza, dove il sangue continua a macchiare le strade (Lamento per il Sud); il rapporto con Dio si configura come un dialogo serrato sul tema del dolore e della solitudine umana. Nella raccolta Il falso e vero verde (1956) dove lo stesso titolo è indicativo di un’estrema incertezza esistenziale, un’intera sezione è dedicata alla Sicilia, ma nel volume trova posto anche una sofferta meditazione sui campi di concentramento.

La terra impareggiabile (1958) mostra un linguaggio più vicino alla cronaca, legato alla rappresentazione della Milano simbolo di quella «civiltà dell’atomo» che porta a una condizione di devastante solitudine e conferma, nel poeta, la voglia di dialogare con gli altri uomini, fratelli di dolore. L’ultima raccolta di Quasimodo, Dare e avere, risale al 1966 e costituisce una sorta di bilancio della propria esperienza poetica e umana.

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