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Giornata Mondiale della Terra, Tagore e il rispetto della natura

In occasione della Giornata Mondiale della Terra, condividiamo con voi una bellissima frase tratta dagli scritti del premio Nobel indiano Rabindranath Tagore.

Dal 1970, ogni anno si celebra la Giornata Mondiale della Terra, conosciuta anche come l’Earth Day. In quest’occasione, che diventa spunto per riflettere e ripensare il rapporto che ciascuno di noi ha con l’ambiente che ci circonda, vogliamo condividere con voi una frase di Rabindranath Tagore, lo scrittore e poeta indiano premio Nobel per la Letteratura che ci ha lasciato profondissime riflessioni sulla natura, sull’ambiente e sul rapporto che si costruisce giorno dopo giorno fra il pianeta e l’essere umano.

La bellezza della natura

Quando pensiamo alla natura, ognuno di noi ha probabilmente un’immagine dell’ambiente in cui è cresciuto: per alcuni, natura vuol dire mare, coste sabbiose, bianche e incontaminate; per altri può voler dire pianure immerse nel verde, alberi da frutto rigogliosi e fiori profumati; altri ancora identificano la natura nella montagna, nelle sue cime innevate e nelle estati gentili che regalano tramonti mozzafiato. Qualunque sia il posto da cui proveniamo, la natura è sempre attorno a noi, anche se sotto forme diverse.

E se pensiamo a quanta varietà ci sia nel nostro pianeta, e di riflesso a quanti luoghi belli, degni di essere visitati, vissuti e rispettati esistano, non possiamo non dedicare il nostro impegno costante alla tutela del pianeta.

La natura, celebrata dagli artisti di tutti i tempi, cantata dai poeti, affrescata dai pittori, è patrimonio fondante della nostra cultura. Senza il magnifico paesaggio che si stagliava dinanzi al borgo di Recanati, non sarebbe mai esistito l’“Infinito” di Leopardi. Senza la magica atmosfera delle montagne, non ci sarebbe “Le otto montagne” di Paolo Cognetti, così come senza le immagini idilliche di spiagge ampie e assolate non avremmo avuto i più suggestivi romanzi di Camilleri. E potremmo continuare all’infinito, perché la natura è la prima fonte d’ispirazione dell’uomo.

Lo sapeva bene Rabindranath Tagore, che ci ha lasciato versi incantevoli sul tema. La frase che condividiamo con voi oggi è esemplificativa del rapporto che quest’uomo ha intrattenuto con l’ambiente:

“Quanto più uno vive solo, sul fiume o in aperta campagna, tanto più si rende conto che non c’è nulla di più bello e più grande del compiere gli obblighi della propria vita quotidiana, semplicemente e naturalmente. Dall’erba dei campi alle stelle del cielo, ogni cosa fa proprio questo; c’è tale pace profonda e tale immensa bellezza nella natura, proprio perché nulla cerca di trasgredire i suoi limiti”.

Tagore e la riflessione sull’Assoluto

Tagore ha trovato nel rapporto con la natura tutto ciò che noi, individui immersi nella modernità e nella comunicazione, ricerchiamo invano nel materiale e nell’apparenza. Tutti i bisogni che sentiamo di dover soddisfare, “necessità” che non sono altro che il frutto di un consumismo sempre più esagerato, ci lasciano vuoti e sempre più disconnessi dalla realtà in cui viviamo.

Se invece imparassimo a guardare un po’ più profondamente a noi stessi e a tutto ciò che ci circonda, capiremmo che la via da seguire è del tutto diversa. Con la sua frase, Tagore testimonia che dall’osservazione della natura e delle sue “regole” possiamo imparare a stare al mondo, ad essere gli uni solidali con gli altri, a non trasgredire i nostri limiti, quindi a rincorrere la nostra libertà senza tuttavia ledere quella altrui. La natura insegna, con la sua logica innata, a liberarci dal superfluo e da ciò che sembra un bene, un desiderio da rincorrere, ma invece si rivela un’illusione.

Proprio per mezzo del contatto con la natura, Tagore trova una nuova via, una strada da percorrere per giungere all’equilibrio interiore e alla completa realizzazione di sé. Ed infatti, il poeta raggiunge la consapevolezza di vivere immerso nell’Assoluto, un’entità unica e onnipresente che si trova dappertutto, nei cieli, nel verde dei boschi, nel mare, sulle montagne. Una concezione mistica che collega in panteismo con il teismo e che testimonia un grande rispetto nei confronti del pianeta in cui viviamo.

La Giornata Mondiale della Terra

La Giornata Mondiale della Terra ha una storia che incomincia negli anni ’60, quando alcuni movimenti giovanili, soprattutto negli Stati Uniti, si impegnano in un dibattito sul rispetto dell’ambiente e sui danni causati dall’industrializzazione e dall’edilizia selvaggia. Punto cardine di questo dibattito è il saggio della biologa ambientalista Rachel Carson, “Primavera silenziosa” (1962), che scuote le coscienze e promuove il dialogo sul tema.

I primi eventi catastrofici causati da incidenti in fabbriche, depositi e raffinerie, accelerano lo sviluppo di una coscienza ambientalista forte e sincera. Fra questi, ricordiamo la fuoriuscita di petrolio da un pozzo della Union Oil, al largo delle coste di Santa Barbara, a causa della quale morirono moltissimi uccelli, delfini e foche.

La prima Giornata Mondiale della Terra viene celebrata nel 1970. Da allora, ogni anno, si levano alte le proteste di chi crede sia necessario rimodulare le azioni umane per ritrovare una forma di equilibrio nell’ambiente che ci circonda e che ormai appare deteriorato, forse irreparabilmente. Iniziative, discorsi, mostre e dibattiti vengono organizzati ogni anno per sensibilizzare quante più persone possibili e per veicolare il messaggio che, se anche fosse vero che una sola persona non possa fare la differenza, questa persona si aggiunge a tante altre che si impegnano strenuamente e, giorno dopo giorno, il contributo di ciascuno conta e diventa fondamentale.

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