Le mostre da non perdere questo week end a Reggio nell’Emilia

Questo primo week end di settembre per la nostra rubrica “Artiamo in viaggio” vi proponiamo numerose mostre d’arte e di fotografia a Reggio nell’Emilia
LE MOSTRE DA NON PERDERE QUESTO WEEK END A REGGIO NELL'EMILIA
Questo primo week end di settembre per la nostra rubrica “Artiamo in viaggio” vi proponiamo numerose mostre d’arte e di fotografia a Reggio nell’Emilia

MILANO – Artisti italiani e di fama internazionale si alternano nel ricco calendario di eventi di Reggio Emilia questo fine settimana. Fotografie di eccezionale bellezza, progetti artistici di solidarietà, sculture ambigue, land art e molto altro faranno da sfondo a chiunque decida di passare questo week end all’insegna dell’arte.

NOVANTA ARTISTI PER UNA BANDIERA – La mostra presenta le opere di novanta autori, italiani e internazionali, che si sono confrontati sul tema della bandiera italiana. Dopo le prime esposizioni a Reggio Emilia (Chiostri di San Domenico), a Modena (Palazzo Ducale, sede dell’Accademia di Modena), a Roma (Complesso del Vittoriano – Sacrario delle bandiere), e a Torino (Palazzo dell’Arsenale), il prossimo appuntamento si tiene, dal 4 luglio al 31 ottobre 2015, a Reggio Emilia, alla Stazione Alta Velocità Mediopadana, con una selezione di opere realizzate da 5 maestri contemporanei: Eugenio Carmi, Tommaso Cascella, Giuliano Della Casa, Gianfranco Notargiacomo, Wainer Vaccari. “Novanta artisti per una bandiera” è un grande progetto d’arte e una straordinaria operazione di solidarietà a sostegno della raccolta fondi per la costruzione del nuovo Ospedale MIRE – Maternità Infanzia Reggio Emilia. I 90 artisti coinvolti non hanno genericamente donato una loro opera a beneficio dell’iniziativa, ma si sono impegnati per realizzarne una partendo da una particolare bandiera, scelta tra quelle, donate dal Comune di Reggio Emilia, che nel 2011 furono esposte nella città del Tricolore in occasione delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Diverse sono state le modalità di creazione delle opere: alcuni artisti sono intervenuti sulla bandiera stessa o su una sua parte; altri ne hanno utilizzato frammenti per inserirli, attraverso il collage, nei loro lavori; altri ancora ne hanno creata una del tutto autonoma: la bandiera loro assegnata è diventata fonte diretta di ispirazione per i riferimenti di colori, scritte e forme disegnate.

RIPARAMI –  Sulle orme del Barone Rampante, con Antonella De Nisco e Giorgio Teggi, fino al 30 settembre 2015, il Parco della Casa di Cura Polispecialistica Villa Verde (Via Lelio Basso, 1 – Reggio Emilia) per la prima volta ospita un’installazione di land art. “RIPArami”, gioco di parole che allude ad accadimento ed accudimento, è il titolo del progetto promosso dalla Casa di Cura nell’ambito di un ricco calendario di iniziative culturali realizzate in collaborazione con il Circolo degli Artisti di Reggio Emilia.  «Già da diversi anni – spiega Fabrizio Franzini – la proficua collaborazione con il Circolo degli Artisti di Reggio Emilia contribuisce ad abbellire i nostri ambienti […]. Questa nuova iniziativa ci porta nel nostro giardino con installazioni su piante che delineano un percorso simbolico in un rimando evocativo della cura e dell’attenzione che dedichiamo quotidianamente ai nostri pazienti». «La land art – aggiunge Enrico Manicardi – irrompe fra i maestosi cedri del parco e li abbraccia teneramente: siamo ancora vivi; l’arte non muore mai e lotta qui con noi per custodire il creato».
“RIPArami” nasce da un paziente lavoro di tessitura ed intreccio di tessuti e materiali vegetali che, come scrive Giuseppe Berti, «prendono la forma di esili reti, di fantastiche ragnatele, di aerei sentieri, di filiformi giunzioni tra albero e albero».

ANTONIO LIGABUE – Nella città in cui ha vissuto per più di 40 anni e a cinquant’anni dalla sua scomparsa, a Gualtieri (RE), la Fondazione Museo Antonio Ligabue, allestisce una grande antologica con oltre 100 opere di Ligabue, tra dipinti, disegni, incisioni e sculture, in programma a Palazzo Bentivoglio a Gualtieri, fino all’8 novembre 2015.
I dipinti esposti, molti ritenuti massimi capolavori dell’artista, saranno suddivisi nei tre periodi nei quali si è soliti ripartire l’opera di Ligabue (1928-1939; 1939-1952; 1952-1962) e copriranno tutti i motivi della sua pittura: animali domestici e feroci, paesaggi svizzeri e padani, interni, ritratti, autoritratti. Quest’importante appuntamento costituirà un punto fermo da cui partire per una corretta valutazione critica e storica del lavoro di Ligabue, in grado di sottolineare il grande valore di Ligabue nell’àmbito dell’arte italiana ed europea, al di là della fuorviante definizione di “naïf” che l’ha troppo a lungo accompagnato e ne ha mortificato la comprensione. Oltre a questa prima rassegna, la Fondazione sta studiando un programma di esposizioni che, in Italia e soprattutto all’estero, diffondano un’immagine “altra” e alta di Antonio Ligabue, come prosecutore di quell’espressionismo che caratterizzò alcune esperienze della prima parte del Novecento e, per certi aspetti, di quel primitivismo che ebbe in Henri Rousseau il suo alfiere.

 ESKO MÄNNIKKÖ. TIME FLIES. A HIGHLIGHT – La Collezione Maramotti presenta fino al 27 settembre una cinquantina di fotografie di Esko Männikkö, uno dei fotografi finlandesi più famosi a livello internazionale, selezionate per enfatizzare le affinità e le consonanze della sua ricerca con la Collezione. Centrali nella poetica di Männikkö sono il tempo come presenza/assenza, cristallizzato nelle sue immagini, il suo magistrale uso della luce e l’estrema attenzione alla dimensione compositiva, che conferiscono ai suoi lavori una sorta di sospensione metafisica. Questi elementi sostanziali e formali hanno ricondotto e accostato il suo lavoro, da parte di certa critica, alla ritrattistica rinascimentale e alle qualità tonali, compositive e luministiche dei dipinti di Vermeer. Le cornici, recuperate nei mercatini o realizzate su misura con legno di riuso, costituiscono parte visiva essenziale dell’opera e non dimensione accessoria, e legano il suo lavoro alla tradizione pittorica. Soggetti favoriti nelle sue fotografie sono oggetti, luoghi, persone e stili di vita autentici, a lui familiari, che riflettono al contempo tratti universali dell’umanità. Il suo approccio non è mai teso alla documentazione, ma alla ricerca di un’empatia, di un contatto autentico che esalti la bellezza degli aspetti ordinari del quotidiano. Anche i soggetti più umili e fragili non sono mai vittime, ma vengono ripresi nella loro integra dignità. Il ritmo compositivo delle sue esposizioni è molto peculiare: pur essendo ogni fotografia autonoma, tuttavia fa spesso parte di una serie, che a sua volta è in dialogo con serie differenti e in continua evoluzione. In questa mostra sono presentate fotografie scattate dal 1991 al 2013, estratte da numerose serie. “Female Pike” (1995–), che l’ha reso famoso, centrata sulle figure di uomini soli delle aree più remote intorno a Helsinki; “Organized Freedom” (fine anni Novanta–), che raccoglie scatti di luoghi abbandonati e di tracce di umane presenze tra Finlandia, Texas e Reggio Emilia; “Flora & Fauna” (2002–), in cui le nature morte sono rivelatrici delle relazioni inestricabili fra uomo e natura, e fra natura e cultura; “Harmony Sisters” (2004–), dedicata a dettagli di animali impagliati e addomesticati; “Blues Brothers” (2009–), un omaggio alle sculture funerarie dei cimiteri, principalmente italiani, erose dal tempo. Esko Männikkö continua a definirsi “cacciatore, collezionista di immagini”, il suo percorso dà forma a un autoritratto senza fine, una raccolta che diventa specchio e riflesso di chi l’ha creata, legata indissolubilmente al suo autore e, nello stesso tempo, interprete di un sentimento umano universale.

ENRICO DAVID, LA CADUTA –   La mostra di Enrico David si compone di tre opere: un grande dipinto e due sculture. Il dipinto, il cui soggetto è una figura – forse femminile – che sta emergendo o si sta immergendo in un magma indistinto, è collocato distaccato dal muro e sorretto da due strutture metalliche verticali; costituisce un fondale per le “unfinished figures” delle due sculture. La mise en scène della mostra realizzata per la Collezione Maramotti non ha una narrativa esplicita, ma dal modo in cui le opere esistono in funzione reciproca e si confrontano con lo spazio, emerge un contesto narrabile allo spettatore. Nelle opere di Enrico David l’impermanenza dell’immagine è uno stato di passaggio tra scomparsa e ri-apparizione della forma. La corporeità è sempre presente nel suo lavoro, anche quando appare negata nella sua finitezza formale. Le figure collassano, si trasformano o si moltiplicano, sono paradigmi di caduta e rinascita. La sua ricerca è improntata ad una riflessione costante sulla frammentarietà, ad una lotta tra tensioni divergenti. La trasformazione nel disordine, generata da una gamma di stati psichici e fisici, è una condizione che l’artista sente ed esperisce con urgenza espressiva. Lo stesso David descrive i suoi lavori “sull’orlo di non essere pronti a nascere” e li definisce, nel processo, “dispersioni erranti del fluire inconscio”. L’immaginario di David attinge all’artigianato, all’arte popolare e al design del XIX secolo, così come alla pubblicità, alla moda e alla storia dell’arte (dal surrealismo all’espressionismo, dall’art déco alla tradizione figurale giapponese). Le ragioni le spiega lo stesso artista: “Il mio lavoro non ha mai seguito una traiettoria metodologica uniforme, perché io penso che siamo tutti un po’ sempre in lotta, cercando di venire a patti con la nostra natura frammentata, contradditoria. Ma trovo che l’incontro tra queste diverse materie, fra queste diverse forme di espressione, sia una sorta di traduzione di quella discontinuità”.

«HAI SCELTO IL RITMO, È QUELLO DEL CANNONE …». MORTAI, OBICI, COPERTE: I TANTI VOLTI DELLA GRANDE GUERRA – Una mostra fotografica – documentaria su due importanti aspetti della prima guerra mondiale, sarà visitabile fino al 9 ottobre presso l’Archivio di Stato. Attraverso le fotografie provenienti dall’archivio privato di un generale reggiano, si potranno osservare con precisione le armi di artiglieria impiegate nei combattimenti da vari eserciti, e le opere di ingegneria connesse allo svolgimento del conflitto. A Reggio Emilia intanto, come in molte altre parti d’Italia, si erano costituiti alcuni comitati per l’assistenza dei soldati al fronte, delle loro famiglie rimaste prive di sostegno e dei profughi e sfollati che arrivavano in città in seguito agli sviluppi della situazione bellica. Le carte del Comitato di Assistenza Civile (poi Fascio pro Italia) gettano luce su queste associazioni, e danno la possibilità di comprendere meglio gli eventi italiani successivi al primo conflitto mondiale.

5 settembre 2015

© Riproduzione Riservata