Le mostre da non perdere questo week end a Pesaro

Questo week end per la nostra rubrica “Artiamo in viaggio” vi proponiamo numerose mostre e appuntamenti d’arte da non perdere nella suggestiva città di Pesaro.
Le mostre da non perdere questo week end a Pesaro
Le mostre da non perdere questo week end a Pesaro. Per “Artiamo in viaggio” vi proponiamo numerose mostre d’arte da non perdere nella suggestiva Pesaro.

MILANO – Mostre che indagano aspetti spesso sopiti nella nostra società, che vogliono far riflettere e colpire l’osservatore, che spingono a cercare se stessi in relazione con gli altri e con il proprio io. A Pesaro questo fine settimana l’arte è particolarmente introspettiva, e forse per questo ancora più interessante. Ecco alcuni appuntamenti da non perdere se vi trovate in città questo week end.

PASQUALE DE ANTONIS. LA FOTOGRAFIA DI MODA – I Musei Civici di Palazzo Mosca si aprono alla fotografia e fino al 31 ottobre 2015 ospitano la mostra Pasquale De Antonis. La fotografia di moda: 150 immagini dedicate alla bellezza che offrono un taglio inedito nel rimarcare la valenza artistica e il ruolo fondamentale del celebre fotografo italiano nel fashion system degli ultimi settant’anni. Un percorso con foto straordinarie che regalano uno sguardo sulla figura femminile, nobilitata attraverso la visione di un artista d’eccellenza, destinato a raccontare con estrema eleganza i primi passi della case di moda nel dopoguerra, in un momento di eccezionale rinascita stilistica ed imprenditoriale del nostro paese. La mostra racconta i momenti più importanti del “fotografo di dive, dee, di mostri sacri”, come lo definì il poeta Leonardo Sinisgalli, in grado di catturare l’essenza della moda italiana. Una sezione particolare è dedicata ai ritratti, con quel suo richiamare idealmente la grande tradizione della pittura italiana, del rinascimento e soprattutto del barocco. Segno evidente sin dagli anni trenta quando De Antonis è a Bologna per studiare all’Accademia di belle arti.

CARLO TEDESCHI. + SÉ – IO = PACE – Pesaro ospita dal 16 al 31 ottobre prossimo, a Palazzo Gradari, l’anteprima nazionale della mostra personale di Carlo Tedeschi, già riconosciuto artista per la pace nel 1991 e riconfermato nel ruolo di regista impegnato nella pace e solidarietà dal Premio Borsellino nel 2009. Obiettivo della mostra, che sarà itinerante e toccherà città italiane e straniere, è quello di stimolare una riflessione profonda sulla pace. Afferma lo stesso Tedeschi, commentando il titolo della mostra: “Accettando il proprio sè si scarta il proprio io eliminando il male. Il bene sprigionato farà scorrere la pace nell’essere. Così nella società: corrispondendo a se stessi e non agli altri si costruirebbe un grande bene che farebbe scorrere la pace nel mondo”.

RENATO D’AGOSTIN. ITER – Allo Scalone Vanvitelliano fino al 31 ottobre, Renato D’Agostin, classe 1983, veneziano da tempo attivo a New York, presenta “Iter”, un percorso tra le immagini che hanno segnato la sua produzione fotografica degli ultimi 10 anni, in cui gli attori principali sono sempre la città e l’essere umano che la abita, in un simbiotico scambio tra la distanza e l’isolamento dei luoghi e delle figure. Le sue visioni hanno un taglio quasi cinematografico. Lo sguardo di D’Agostin diventa il tramite per affacciarci su una realtà parallela, una realtà sotto gli occhi di tutti che sfugge tuttavia alla nostra visione quotidiana. La mostra include fotografie tratte da diversi lavori, tutti pubblicati, ma anche anticipazioni di alcuni progetti, come gli scatti a colori presentati in anteprima a Londra nel mese di maggio: Tokyo, Venezia, Etna, Acrobati e Frecce, e le nuove serie Cappadocia, Shanghai, Parigi, Los Angeles, Istanbul, Eros, Washington DC.

ALICE SCHIVARDI. ERO FIGLIA UNICA – Il progetto della lombarda Alice Schivardi (Erba 1976), in mostra fino al 29 novembre al Centro Arti Visive Pescheria, propone una riflessione sulla natura della famiglia nella società attuale, attraverso un confronto tra nuclei familiari diversi per etnia, ceto sociale e religione. Con ognuno di essi ha avviato un rapporto che l’ha portata ad essere accettata come una componente dell’unità familiare. E l’accettazione è sancita dallo scatto fotografico in cui Alice è vestita, truccata e trasformata in una di loro. Il processo di relazione e di mimesi con le diverse realtà è il filo conduttore del progetto che vede l’artista trasformarsi a seconda del gruppo famigliare che la accoglie. Ogni volta un mondo a sé, fatto di tradizioni, modi di dire, dialetti e fedi ed è stupefacente constatare come Alice riesca ad entrare nel tessuto relazionale in maniera totalmente empatica. Il punto di partenza della ricerca è sempre la realtà e il materiale umano ovvero la sua storia personale, i suoi incontri, le sue relazioni, raccontati e interpretati attraverso diversi medium, non solo la fotografia, ma anche ricamo, video e audio.

SCENE DA UN MANICOMIO – Una serie di documenti, lettere, registri, tabelle conservati nell’ Archivio di Stato di Pesaro, raccontano la storia di alienati, la loro provenienza, la divisione all’interno del San Benedetto secondo l’estrazione sociale, le ragioni legate al loro internamento. Una mostra, che si apre con un “cammeo” del pittore Gualtiero Rossi, dove la testimonianza della Storia si fonde con il linguaggio dell’Arte a cominciare dalla fotografia di Lorenzo Amaduzzi e la fascinazione per l’ ”orrida bellezza” di scavi, rovine di una archeologia industriale, decomposizioni della materia, architetture in disfacimento da cui ricava una sorprendente armonia compositiva. Con l’inedito ciclo “Grumi di lacrime” l’artista ci restituisce suggestioni e intense atmosfere della famosa istituzione psichiatrica pesarese, il suo sguardo si posa sulle macerie. I celebri scatti di Giovanni Marinelli, la passione per il bianco e nero, una identità che sarà l’abito del suo lavoro e la fotografia diviene linguaggio di contrasti che si nutrono di luce. Lo sguardo penetrante di un artista della fotografia che crea immagini in cui il respiro e l’alone di una umana sofferenza diventa tangibile nell’immobilità delle cose abbandonate. Le grandi opere di Vincenzo Baldini in un reportage di volti dall’impatto dirompente che ha colpito uno come Vittorio Sgarbi e le tele di Baldini saranno presenti al “Museo della follia” che nasce a Matera, poi a Mantova in una grande mostra d’arte che celebra la follia. Uomini e donne segnati dalla sofferenza, quelli che lui stessi chiama I Dimenticati, volti ricavati dai documenti del manicomio di San Servolo di Venezia cui Vincenzo affianca lettere, mai spedite, di altri malati internati nel manicomio di Volterra. In uno stile che lo accomuna a Bacon, a Schiele e resta personale. Quando i colori d’ombra avvolgono i suoi dipinti e il pittore fissa sulla tela uno sguardo lontano. E a raggiungerci sarà la dimensione, la sofferenza di un mondo che, magari, vorremmo celare ai nostri occhi.

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