Japanese Dream, viaggio alla scoperta delle geishe e della loro vita

Inaugura oggi alla Noire Gallery di Torino, in collaborazione con Khepri Restauro Foto, la seconda mostra della galleria dal titolo ''Japanese Dream'', un viaggio indietro nel tempo...

La seconda esposizione della torinese Noire Gallery racconta per immagini la vita delle geishe intorno alla metà dell’800. La mostra, a metà tra fotografia e grafica, ci riporta indietro nel tempo, rivelandoci momenti inattesi di vita quotidiana

MILANO – Inaugura oggi alla Noire Gallery di Torino, in collaborazione con Khepri Restauro Foto, la seconda mostra della galleria dal titolo ”Japanese Dream”, un viaggio indietro nel tempo alla scoperta delle geishe e della loro vita, le cui abilità includono varie arti, quali la musica, il canto e la danza.

LA MOSTRA – La mostra raccoglie una serie di stampe all’albumina successivamente colorate a mano che ci trasportano indietro nel tempo fino all’epoca Meiji (“Periodo del Regno Illuminato”, 1868-1912). E’ questo il periodo della Scuola di Yokohama, la cui caratteristica risiedeva nell’unire la fotografia, la forma artistica più d’avanguardia di quel tempo, con la tradizione delle grafiche giapponesi.
La mostra ruota intorno all’idea della donna, così come si è formata nell’immaginario europeo dell’Ottocento: bellezze sublimi, senza età, vere e proprie icone di un modello idealizzato di bellezza femminile asiatica, in cui l’occhio del fotografo sembra andare alla ricerca del segreto che anima il fluttuante ”regno della geisha”.
Tra le opere esposte spiccano quelle di Kusakabe Kimbei che lavorò, all’inizio della sua carriera, come colorista fotografico e assistente a grandi fotografi come Felice Beato e Baron Raimund von Stillfried, prima di aprire il suo studio a Yokohama.

LA FOTOGRAFIA IN GIAPPONE – La fotografia in Giappone si sviluppò più tardi rispetto alle principali nazioni occidentali, a causa dell’isolamento politico e culturale in cui versava il paese. Sarà il veneziano Felice Beato (1834-1907 ca.) arrivato a Yokohama nel 1863, a dare il contributo più importante all’affermazione della fotografia nel paese del Sol Levante. Beato, che aveva già praticato con successo la fotografia in Egitto ed India, intuì le grandi possibilità che offriva la documentazione di una nazione ancora sconosciuta agli occidentali e aprì inizialmente uno studio in società col fotografo inglese Charles Wirgman, incominciando anche a colorare le fotografie. Con l’insediamento nel 1868 dell’imperatore Meji, il Giappone si asprì definitivamente  all’Occidente. Nel 1877 Felice Beato vendette il suo studio con tutte le lastre negative al barone austriaco Raimund Von Stillfried (1839-1911) che già lavorava come fotografo a Yokohama dal 1871. Kusakabe Kimbei è dunque l’ultimo grande fotografo di quella che possiamo definire la Scuola di Yokohama.

LA NOBILE ARTE DELLA GEISHA – Le geishe erano molto comuni tra il XVIII e il XIX secolo, ed esistono tutt’oggi, sebbene il loro numero sia in diminuzione. Spesso ed erroneamente venivano scambiate per prostitute di classe ma in realtà nella civiltà giapponese erano l’unico esempio di donne emancipate e ‘libere’, artiste e intrattenitrici, le cui abilità includono varie arti, quali la musica, il canto, la danza o l’arte di servire il tè e le bevande alcoliche, come il sake o l’arte di indossare il kimono. Nell’arte, la geisha più famosa è senza dubbio la Madama Butterfly di Giacomo Puccini.

7 giugno 2014

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