“Fahrenheit 451”, un classico che smuove le coscienze dal loro torpore

"Ci si domanda il perché di tante cose, ma guai a continuare: si rischia di condannarsi all' infelicità permanente"
"Ci si domanda il perché di tante cose, ma guai a continuare: si rischia di condannarsi all' infelicità permanente."

“Ci si domanda il perché di tante cose, ma guai a continuare: si rischia di condannarsi all’ infelicità permanente.”

Le sirene sono sempre più vicine, una pattuglia di vigili del fuoco si abbatte contro la porta di casa. Qui non ci sono incendi da spegnere, ci sono incendi da appiccare, sgorga il cherosene sulle pagine “oscene” di Shakespeare, di Dante, di Byron. L’anziana mano ossuta della donna sfila uno zolfanello, muove la bocca ripetendo bei versi muti, pianta gli occhi velati nelle pupille dei suoi aguzzini e accendendo la piccola fiamma sentenzia ” Non avrete mai i miei libri. Io voglio restare qui.”

“Fahrenheit 451”. Un romanzo di fantascienza che descrive un futuro utopico in cui il potere è amministrato da un’unica e semplice regola: la proibizione di leggere e possedere libri. A garantirne l’applicazione, un efficiente corpo di “pompieri-incendiari” che non disdegnano violenza e omicidio pur di rispettare la propria missione senza saperne il perché. E’ questa in effetti la caratteristica principale degli abitanti di questo mondo futuro e che invita il lettore a riflettere: nessuno si fa domande. Apparentemente felici, amano la velocità e l’azione, vivono attorniati da personaggi televisivi a grandezza naturale che scambiano per la propria famiglia e, pur di non rimanere da soli con i propri pensieri, hanno sempre auricolari ronzanti nelle orecchie. Gli uomini sono ridotti a meri fantocci non-pensanti, superficiali, non più in grado nemmeno di distinguere il confine tra realtà e finzione.

Un romanzo che lascia il lettore sconcertato. Ecco la società immortalata dal nostro Bradbury nel 1953: un mondo pilotato dal Governo, dove la vita umana ha un valore irrisorio e la gente e’ rinchiusa beata in un alveare fittizio di pubblicità, consumismo, banalità televisive e decadenza socio culturale. Un mondo così irreale che somiglia, amaramente, alla realtà che ci circonda, dove a decretare e orientare le nostre scelte è esclusivamente la moda.

Buona Lettura.

Maria Giovanna Delle Vergini 

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