ARTE - Anniversari artistici

Colori audaci e atmosfere oniriche; le tele di Marc Chagall tra realismo e fantasia

Il mondo dell’arte oggi ricorda la nascita di Marc Chagall, artista tra i più grandi del XX secolo che nei suoi dipinti è riuscito a coniugare pittura e poesia creando mondi di sogno. Uno stile unico il suo, caratterizzato dalla fusione delle tre culture a cui appartiene...

“Se creo qualcosa usando il cuore, molto facilmente funzionerà; se invece uso la testa sarà molto difficile”

 
MILANO – Il mondo dell’arte oggi ricorda la nascita di Marc Chagall, artista tra i più grandi del XX secolo che nei suoi dipinti è riuscito a coniugare pittura e poesia creando mondi di sogno. Uno stile unico il suo, caratterizzato dalla fusione delle tre culture a cui appartiene: Chagall era infatti nato in una famiglia ebraica di origine lituana a Vitebsk, nell’attuale Bielorussia che allora si trovava sotto l’Impero russo.

 

INIZI – A dispetto della francesizzazione del suo nome, Marc Chagall è stato il pittore più importante che la Bielorussia abbia avuto. Nato a Liosno, presso Vitebsk il 7 luglio 1887, il suo vero nome è Moishe Segal; il nome russo sarebbe stato Mark Zakharovic Sagalov, abbreviato in Sagal, che secondo la trascrizione francese sarebbe poi diventato Chagall. Nato in una famiglia di cultura e religione ebraica, figlio di un mercante di aringhe, è il maggiore di nove fratelli. Dal 1906 al 1909 studia prima a Vitebsk, quindi all’accademia di Pietroburgo. Tra i suoi insegnanti c’è Léon Bakst, pittore e scenografo russo, studioso dell’arte francese. Questo è un periodo difficile per Chagall in quanto gli ebrei potevano vivere a Pietroburgo solo con un permesso apposito e solo per breve periodi. Nel 1909, nei suoi frequenti ritorni a casa, incontra Bella Rosenfeld, che diverrà in futuro sua moglie.
 
TRASFERIMENTO A PARIGI – Dopo le prime esperienze e l’alunnato presso la scuola di Léon Bakst, Chagall comprende che la sua arte abbisogna di altri spazi e luoghi per poter emergere. Grazie all’aiuto di un mecenate, Max Mojsevic Vinaver, egli riesce a partire per la tanto agognata Parigi nel 1910, coronando così il suo sogno di respirare l’aria della capitale della cultura e delle tendenze più all’avanguardia dell’epoca. L’impatto con la ville lumière si dimostra duro e faticoso: fame nera, camicie e lenzuoli al posto delle tele, disordine nell’atelier dove lavora di notte, nudo, tra stracci e sporcizia. La città, nonostante le fatiche iniziali, si rivela una vera e propria maestra per lo sviluppo dell’arte di Chagall, incoraggiato da scrittori e letterati, dipinge numerosi quadri in cui, alla originaria vena russo-ebraica, si sovrappongono Cubismo, Fauvismo, Futurismo, con effetti mirabili e sorprendenti.
L’avvicinarsi dell’inizio del conflitto mondiale fa rientrare Marc Chagall a Vitebsk. Nel 1916 nasce Ida, la sua primogenita. Nella sua città natale Chagall fonda l’Istituto d’Arte, di cui sarà direttore fino al 1920: suo successore sarà Kazimir Malevich. Chagall si trasferisce quindi a Mosca, dove crea le decorazioni per il teatro ebraico statale ‘Kamerny’. Nel 1917 partecipa attivamente alla rivoluzione russa tanto che il ministro sovietico della cultura nomina Chagall Commissario dell’arte nelle regione di Vitebsk. Non avrà però successo in politica. Nel 1923 si trasferisce in Germania, a Berlino, per tornare infine a Parigi. In questo periodo pubblica le sue memorie in lingua Yiddish, scritte inizialmente in russo e poi tradotte in francese dalla moglie Bella; il pittore scriverà anche articoli e poesie pubblicati in diverse riviste e raccolti – postumi – in forma di libro. A Parigi riallaccia i contatti con il mondo culturale che aveva lasciato e conosce Ambroise Vollard, il quale gli commissiona l’illustrazione di vari libri. Passa poco tempo e nel 1924 ha luogo un’importante retrospettiva di Chagall presso la Galerie Barbazanges-Hodeberg.
 
I NUMEROSI VIAGGI – In seguito l’artista bielorusso viaggia molto, in Europa ma anche in Palestina. Nel 1933 viene organizzata una grande retrospettiva in Svizzera, presso il Museo d’arte di Basilea. Mentre in Europa si assiste all’ascesa del nazismo al potere, tutte le opere di Marc Chagall in Germania vengono confiscate. Alcune di queste figurano nell’asta tenuta alla Galerie Fischer di Lucerna nel 1939. Lo spettro della deportazione degli ebrei porta Chagall a decidere di rifugiarsi in America: il 2 settembre 1944 muore Bella, compagna amatissima, soggetto frequente nei dipinti dell’artista. Chagall torna a Parigi nel 1947 per stabilirsi a Vence due anni più tardi. Molte mostre, alcune molto importanti, gli vengono dedicate un po’ ovunque. Inizia in questi anni una lunga serie di decorazioni di grandi strutture pubbliche: nel 1960 crea una vetrata per la sinagoga dell’ospedale Hadassah Ein Kerem in Israele. Nel 1962 disegna le vetrate per la sinagoga dello Hassadah Medical Center, presso Gerusalemme, e per la cattedrale di Metz. Nel 1964 realizza le pitture del soffitto dell’Opéra di Parigi. Nel 1965 realizza le grandi pitture murali sulla facciata della Metropolitan Opera House di New York. Nel 1970 disegna le vetrate del coro e del rosone del Fraumünster di Zurigo. Di poco successivo è il grande mosaico a Chicago.
Marc Chagall muore a Saint-Paul de Vence il 28 marzo del 1985, alla veneranda età di novantasette anni.
 
LO STILE – Chagall nei suoi lavori si ispirava alla vita popolare della Russia europea e ritrasse numerosi episodi biblici che rispecchiano la sua cultura ebraica. Negli anni sessanta e settanta, si occupò di progetti su larga scala che coinvolgevano aree pubbliche e importanti edifici religiosi e civili. Le opere di Chagall si inseriscono in diverse categorie dell’arte contemporanea: prese parte ai movimenti parigini che precedettero la prima guerra mondiale e venne coinvolto nelle avanguardie. Tuttavia, rimase sempre ai margini di questi movimenti, compresi il cubismo e il fauvismo. Fu molto vicino alla Scuola di Parigi e ai suoi esponenti, come Amedeo Modigliani.
I suoi dipinti sono ricchi di riferimenti alla sua infanzia, anche se spesso preferì tralasciare i periodi più difficili. Riuscì a comunicare felicità e ottimismo tramite la scelta di colori vivaci e brillanti. Il mondo di Chagall era colorato, come se fosse visto attraverso la vetrata di una chiesa. Con il tempo il colore di Chagall supera i contorni dei corpi espandendosi sulla tela. In tal modo i dipinti si compongono di macchie o fasce di colore, sul genere di altri artisti degli anni Cinquanta appartenenti alla corrente del Tachisme (da tache, macchia). Il colore diventa così elemento libero ed indipendente dalla forma.

7 luglio 2015

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