Arabia Saudita, poeta condannato a morte per i suoi “versi blasfemi”

"Ha scritto poesie blasfeme". Questa è la motivazione ufficiale con cui un tribunale saudita ha condannato a morte lo scrittore palestinese Ashraf Fayadh

MILANO – Arrivano da tutto il mondo le richieste di grazia per lo scrittore palestinese Ashraf Fayadh, condannato a morte da un tribunale saudita per apostasia, ovvero l’allontanamento formale o volontario dalla propria religione. Sotto accusa sono finiti alcuni suoi versi e il suo stile di vita.

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ASHRAF FAYADH – artista e poeta di 35 anni, nato in Arabia Saudita. Il 19 novembre un tribunale saudita lo ha condannato a morte, accusandolo di aver rinunciato all’Islam, di aver fatto propaganda per l’ateismo e di aver fatto alcune cose contrarie alla legge come tenere i capelli lunghi e avere immagini di donne sul suo smartphone. A Fayadh sono stati dati 30 giorni per appellarsi contro la sua condanna a morte: l’Arabia Saudita e le sue leggi non sono però note per permettere una legittima e democratica difesa ai suoi imputati. Fayadh per esempio ha spiegato che durante il processo non ha avuto diritto a un avvocato. Era già stato arrestato in passato poiché le sue strofe erano considerate in contrasto con i dettami dell’Islam.

 

L’ACCUSA – I versetti di Ashraf Fayadh sono stati giudicati blasfemi perché parlano di donne seducenti e perché dissacra la figura degli anziani. Per il giudice saudita di Abha si tratta di strofe malefiche e ha deciso di condannarlo a morte, senza indicare tuttavia la data della condanna. La condanna di Fayadh e le molte e confuse accuse che nel tempo gli sono state rivolte, sono indicative di una crescente tensione in Arabia Saudita. Secondo i dati di Amnesty International tra l’agosto 2014 e il giugno 2015 ci sono state 175 decapitazioni.

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