Lettera di Tatiana Porcelli

Lettera di Tatiana Porcelli

La realtà talvolta, ci delude, ci soppianta, ci annienta. Arrivano tempeste ed uragani che distruggono sogni, speranze e desideri. Ma l’immaginazione ci porta lì dove tutto è possibile. In questo posto tento di rifugiarmi poiché è qui che posso avvicinarti a me, stringerti e dirti tutto ciò che non sono stata mai in grado di dirti. In questo luogo io e te siamo assieme e camminiamo mano nella mano.

Tu proteggi me ed io, te. Tu mi guardi con quell’espressione malinconica che ti caratterizza ed io ti accarezzo e ti rassereno. Ogni difficoltà è spazzata via: c’è solo una grande distesa verde come i tuoi occhi che ci invita a correre e a spingerci lontano. La distesa verde è il posto che ci ha uniti, che ha unito me e te che, pur essendo diversi, siamo molto simili nelle nostre molteplici insicurezze. Con l’immaginazione posso tornare indietro e rivivere la passionalità dei nostri incontri. Solo in quella passionalità ti percepivo mio. Nel mio mondo privo di una qualsiasi dimensione reale, tu non sei distante.

Nel mondo reale ho avvertito spesso la distanza abissale che caratterizzava il nostro rapporto. Ho tentato di creare ponti ma invano. Avrei voluto tanto conquistarti e raggiungerti ma non ne sono stata capace ed il peso di quella incapacità talvolta mi sopprime. Guardo la mia immagine riflessa allo specchio ed avverto di aver fallito, di non essere stata in grado, di essere stata sconfitta. Sarei voluta essere diversa per piacerti di più e per star con te. Avrei voluto vedere il mare assieme a te, quell’immensa distesa azzurra che mi conforta e mi rasserena; al contempo però il suo orizzonte è distante e irraggiungibile come te. Avrei solo voluto amarti all’ombra di un ciliegio……

In futuro, continueremo ad essere distanti ma i ricordi di quegli incroci dapprima casuali e poi non più casuali, resteranno per sempre. Il sapore di quelle attese a casa mia o sul treno mai si dissiperà. Attese dense di emozioni, di intensi pensieri e di desideri nella consapevolezza che, dopo pochi istanti, ti avrei visto fuori dalla tua auto o in stazione ad aspettarmi e a cercarmi e avrei potuto abbracciarti e baciarti. Ora quando scendo dal treno, non c’è nessuno ad aspettarmi e talvolta ti cerco sperando che tu sia lì a cercare di capire da quale vagone io sia scesa. Quando piove, il rumore delle gocce che cadono riporta la mia mente a quelle sere trascorse assieme a fare l’amore fino a notte fonda. Ricordo ancora quei momenti in cui tu mi dicevi di dover andare via ed io ti accompagnavo giù per le scale fino a quando tu salivi in macchina. Vederti andar via mi ha sempre rattristito.

Quando la mia mente vorrà vagare per poi perdersi, scapperà lì dove tutto è possibile e dove non ci sono ostacoli. Verrà a bussare alla tua porta ed entrerà nel mondo della tua passione per la musica, incontrerà la genialità che caratterizza il modo in cui esegui il tuo lavoro, attraverserà le strade del tuo giapponese, scoprirà qualcosa sui fenomeni naturali e poi andrà via nella consapevolezza di aver condiviso, di aver imparato e di essersi arrichita.
In uno dei miei film preferiti, Le pagine della nostra vita, la protagonista legge una lettera scritta dal ragazzo che la ama e che le dice:
“L’amarezza è passata perché so che quello che c’è stato tra noi è autentico e se un giorno in qualche posto lontano nella nostra nuova vita ci rivedremo, io ti sorriderò con gioia e ricorderò quest’estate trascorsa sotto gli alberi ad imparare l’uno dall’altra………..”.

Ecco, questa frase è per te.

Ciao.

T.

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