Lettera di Jo Lattari – #CaroTiScrivo

Parigi, 18 Giugno 1960

Piove. Come la prima volta che ti ho visto. Seduto davanti alla tua rivendita di vino al centro del paese, incastonato lì come un’ istantanea in bianco e nero. Mi guardasti arrivare senza stupore. Tu e i tuoi tre cani da caccia con cui passeggiavi. Tu e quella pelle olivastra su cui erano scivolate centinaia di donne, tutte senza lasciare traccia. Io “la francese” con la treccia di lato e strani vestiti a fiori.

A Fuscaldo se ne parlava da giorni. Chissà chi ero, che facevo lì…”e poi una donna, sola”. Con lentezza antica ti sei alzato, hai afferrato la sedia con una mano e con l’ altra mi hai indicato il portico come riparo. Non una parola. “NON MI GUARDARE, NON MI GUARDARE, NON MI GUARDARE” ripetevo dentro di me. Poi, come con un soffio, hai iniziato a canticchiare. Un tango. L’ aria ferma. L’ inciampo nei tuoi occhi grigi. Ci sono momenti sospesi in agguato da sempre sulle nostre teste.

Quando arrivano ne riconosci il colore. A guardarci da qui, Pietro, non avevamo altra scelta che amarci, anche solo il tempo di un’ estate. Fu poco e fu eterno. Ho attraversato quell’ impasto grezzo di terra e mare che sei. “Tu non cammini, danzi.” mi dicevi. Tu invece non camminavi, mi precedevi sempre come se non ti importasse della mia ombra dietro di te. E io seguivo. Ti seguivo in montagna di notte per spiare le luci del paese col fiato corto. Ti seguivo dalla finestra della mia mansarda in affitto, mentre andavi via lasciandomi immersa nel fumo delle tue Nazionali senza filtro. Non mi hai mai chiesto che ci facessi lì. Forse ti bastava sapere che sarei partita. Mai mi avresti chiesto di restare, mai ti avrei chiesto di seguirmi. Ora posso dirtelo. Per anni ho conservato i mozziconi delle tue sigarette mischiati a petali di rose. Ne rideresti, lo so.

Ti annunciai la partenza senza preavviso, esattamente come l’ arrivo. Continuavi a sistemare lo scaffale dei vini rossi dandomi le spalle. Non una parola. Mentre attraversavo la piazza una pioggia di sabbia mi è scesa in gola. “Tu non cammini, danzi”. Non mi voltai, solo un cenno con la mano destra. E invece, Pietro, avrei dovuto tornare indietro e dirti: “Balliamo?”, davanti agli occhi liquidi dei tuoi cani da caccia. In paese ne avrebbero parlato per anni. Certe notti lo sogno ancora il tuo mare e la barca che porta il santo la prima domenica di Agosto.

Certe notti del fumo in mansarda non resta nulla, sento solo profumo di rose. Allora sciolgo i capelli e danzo amore mio. Anche per te.

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