Lettera di Federico Mario La Russa

Lettera di Federico Mario La Russa

Claudio,

ricordo che il cielo era celeste, il tuo colore preferito, quando, mano nella mano con papà, venivo a vederti per la prima volta. Ero felicissimo, ero appena diventato fratello maggiore… Avevo quasi cinque anni, ma ricordo ancora quell’emozione, e mi commuove ancora.

Non sai quanto vorrei tornare indietro e ricominciare tutto da quel momento, col cuore di un bambino che ancora non ha imparato il dolore, ma è solo gioia.

Non sai quanto vorrei avere altri ricordi, diversi da quelli che ho, diversi da quella sera quando mamma e papà litigavano ed io ti impedivo di andare in cucina stringendoti forte nella nostra cameretta. Che belle le montagne che si vedevano da lì.
Vorrei altri ricordi… Diversi da tutte quelle sere quando chiedevamo a mamma se era papà che sentiva al telefono o se era lui al citofono, ma non era mai lui, e aspettavamo. Diversi da quella casa semivuota quando mamma ha portato via la camera da letto, la cucina e te… lasciando al centro di quel salotto dannatamente vuoto me, con papà che in lacrime mi stringeva forte… Forte come ti ho stretto io da quel giorno in poi ogni volta che riuscivo a vederti.

Vorrei che avessimo ricordi diversi, ma soprattutto che avessi ricordi diversi di me, di quando ero arrabbiato con te perché chiamavi ‘papà’ un papà diverso dal mio, solo che ancora non riuscivo a vedere il terrore che c’era dietro ai tuoi occhi quando lo facevi. Ti chiedo scusa, ero piccolo, dovevo crescere molto ancora…
Non voglio ricordare quando nei parcheggi delle stazioni stringevi me e papà, piangendo, perché non volevi tornare da mamma. Lei ti aspettava sempre dall’altra parte della strada con un giocattolo nuovo in mano e tu eri così piccolo…

Non voglio più ricordare quando eravamo puniti perché chiamavamo di nascosto papà. Nemmeno quando sotto casa, appena ti suonava la sveglia puntata nell’orologio, scappavi via su per le scale, lontano da me e papà, terrorizzato…
Dimentica, per favore, dimentica quando mamma mi ha portato al reparto psichiatrico solo perché… non poteva essere sano un bambino che vuole bene al padre e non alla madre. Dimentica anche quando ti intimidivano dicendoti ‘ti finisce come a Federico!’, non voglio che mi ricordi così.
Vorrei cancellare pure la sera della tua comunione, quando quella persona che chiamavi ‘papà’ mi sbatté fuori di casa con le valigie in mano e mamma mi corse dietro solo per… solo per assicurarsi che non stessi andando a denunciarlo, ne che l’avrei fatto. Ero molto più piccolo di te che leggi questa lettera adesso.

E mi sforzo di dimenticare che mi hai detto che tutto quel tempo passato insieme, tutti i – ti voglio bene! -, gli abbracci ed i pianti… erano solo ‘frutto della tua ingenuità’.

Claudio, fratello mio, io lo so che tu non mi conosci più ormai, sono anni che non ti vedo. Abbiamo vissuto sulle sponde opposte dello stesso fiume. Io però sono pronto a guadarlo quando vuoi questo fiume, sono pronto ad annegarvi, mi basta un solo tuo cenno.
Vivendo sto imparando tantissime cose che vorrei dirti, conoscendo pericoli dai quali proteggerti e felicità che vorrei condividere con te al mio fianco. E l’amore, Claudio, l’amore è meraviglioso. Non avere mai paura di amare, vivi, soffri, cadi e rialzati. Sii sincero e semplice, come lo erano i tuoi occhi l’ultima volta che li ho visti, vedrai che farai innamorare soltanto con la tua ombra! Credimi, io sono stato abbandonato, l’amavo, non riesco nemmeno ad odiarla… ma è stato come togliere acqua ad un pozzo secco. Un pozzo secco che solo tu puoi riempire. Perché finalmente l’ho capito. Ho capito che l’amore che cerco da tutta la vita è quello tuo, quello che ci lega anche se non vogliamo perché dentro di noi in fondo sentiamo lo stesso battito. Quell’amore che ci fa essere costantemente insieme, fosse solo la presente assenza di uno per l’altro.

Vorrei che la vita ci desse una seconda possibilità, che l’amore fraterno per una dannatissima volta la vincesse sull’odio e l’orgoglio. Che colpa ne abbiamo noi di questi quindici anni?! Perché dovevamo vivere da figli unici o quasi? Tutti hanno avuto la loro vita e hanno vissuto la loro famiglia, noi no! Non è giusto Claudio, non è corretto, non può finire così… Dovremmo viverci, è così difficile?

Ogni tanto vado a trovare Ludovico, quella tomba con la sola data di morte… La vita non può togliermi anche te.

Quando c’è il cielo celeste ti penso e ti aspetto, fosse anche per tutta la vita qualcosa d’invano.

Ti prego, ricominciamo…

Dai un bacio a Sofia, ti abbraccio forte,
tuo fratello ‘Fererico’.

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