Lettera di Anna Maria Mulazzani al suo cane – #CaroTiScrivo

“ Tutte le cose sono state create per annunciare
e cantare la Sua lode. L’essere dotato di
ragione è stato creato per conoscere Dio,
quello che ne è privo per farlo
conoscere” (Isacco di Ninive)
Caro Shool,
mio piccolo, amato vecchietto. Mi pare di vederti guardarmi con l’aria di chi si è offeso – sì, perché voi bassotti avete un caratterino …. Siete permalosi, cocciuti, vi offendete facilmente, ma siete anche simpaticissimi!- e ti chiamo così perché lo sei: proprio oggi , 23 maggio 2015, compi 14 anni. E per un cane come sei tu equivalgono a ben 98 di noi umani.

Mi stai dicendo che ti senti ancora giovane?… Lo so, vedo i tuoi guizzi quando ti passa vicino una lucertola (che non riesci più a catturare). Ti ricordi che da giovane riuscivi ad arrampicarti sugli ulivi per cercare di prenderle ? Ricordi quando, per salutarmi, mi saltavi con tanta energia al collo, buttandomi a terra? Che bei tempi!! Anche ora, quando scorgi un pallone in cortile corri (si fa per dire) a prenderlo e me lo metti vicino, abbaiando per invitarmi a giocare con te, come quando eri un cucciolo.
Ma ora hai un soffio al cuore, e zoppichi … ne son passati di anni, sai?!…

Sei entrato nella mia vita nell’agosto del 2001, avevi appena tre mesi! Giada, che ti ha portato fin quaggiù da Milano mi ha raccontato che sei stato tu a sceglierla: si era avvicinata alla cucciolata – eravate 8 – e tu sei uscito dal gruppo e l’hai seguita. Hai così dimostrato subito di avere le idee chiare!

Infatti, quando sei arrivato da me con l’altro Shool, il bassotto di Giada e tuo fratello maggiore, che si era accomodato in poltrona tu, con un ‘colpo di spalla’ sei riuscito a salire e, a colpi di muso, a prendere il suo posto!

E’ stato bellissimo il primo anno con te. Stavi in casa e ci riempivi di allegria con le tue bizzarre trovate, come quando ti abbiamo scoperto un mattino immobilizzato dalla lana di un gomitolo che eri riuscito a … srotolare e ri-arrotolare fino a restarne prigioniero!

Che dolore quando – dopo un anno – mi hanno trasferita e ho dovuto lasciarti in una masseria.
E anche lì hai mostrato subito la tua identità: sei riuscito ad entrare di notte nel pollaio e il mattino ti hanno trovato trionfante tra 12 cadaveri!!!

Con la tua sistemazione in campagna è cominciato un altro capitolo della nostra storia.
Tu ti sei adattato presto, io un po’ meno; mi sentivo in colpa, e soprattutto mi mancavi, anche se non hai mai amato le coccole: ti limiti a deglutire quando ti accarezzo, e se tento di prenderti in braccio ti divincoli disperato fino ad obbligarmi a rimetterti a terra.

Il venirti a trovare in campagna mi ha fatto scoprire la bellezza della natura; ho imparato ad amare –uno per uno – gli splendidi ulivi secolari; l’uliveto dove ti porto per la passeggiatina mi è divenuto così familiare da considerarlo come il mio habitat naturale, come un ritorno alle origini, all’Eden…
Ho imparato, grazie a te, non solo a guardare la natura, ma ad ascoltarla. Che ricchezza di messaggi sa dare a chi si sintonizza con lei!

E tu, con la tua indole indipendente (sei stato ‘selezionato’ per entrare solo nei cunicoli bui delle tane, ti posso capire …) ogni tanto mi sfuggivi, e io a cercarti preoccupata, e poi piena di gioia quando ti vedevo riapparire di corsa , con le tue lunghe orecchie al vento! Ora vai piano, e posso stare tranquilla …

Quando ti sei ammalato di leishmaniosi ho creduto di perderti e ho capito che anche tu temevi di dovermi lasciare … Ma ti sei lasciato curare, diventato improvvisamente docile: ti mettevi in posizione per la puntura, inghiottivi le pastiglie che ti porgevo con la mano. Sei stato un malato modello, e te la sei cavata! Ti dicevo: “Tieni duro Shool, fallo per me!”. E ce l’hai fatta! Una volta guarito ho continuato a darti la pastiglietta prescritta, e tu hai continuato a prenderla dalla mia mano, solo che poi … ho scoperto una montagnetta di compresse a terra, sotto il sedile della macchina, dove ti accovacciavi tu!
Ardito come sei, quando ti porto dal veterinario diventi una statua: mi guardi con occhi imploranti, come a chiedermi: “E ora che succederà?”. Ma ti lasci fare tutto senza reagire, fidandoti di lui e di me: lo vedo dal tuo sguardo, e allora capisco che anche tu mi vuoi bene, anche se non lo sai – o non lo vuoi – mostrare.

Ma in masseria non ci sei solo tu, ci sono molti altri ‘amici pelosi’: labrador, maremmani, pastori tedeschi, altri piccoli meticci:
‘Cani’ per il padrone, cani da guardia e basta.
Io invece ho dato a tutti un nome, e loro si sentono riconosciuti, accorrono al mio richiamo, fanno a gara per coccolarmi, per mostrarmi il loro affetto, litigano tra loro per starmi vicino, mentre tu passeggi indifferente, quasi soddisfatto che ci sia chi mi coccola e si fa coccolare sostituendoti in un ruolo che non ti è congeniale. E sai a cosa mi ha fatto pensare questo tuo atteggiamento? Non sorridere … Mi ha fatto capire meglio l’amore che Gesù ha per me, per ciascuno di noi: anche se noi non Lo amiamo, o non prestiamo attenzione alla Sua presenza nella nostra vita, Lui ci ama “gratis”, così come io amo te, che sembri non apprezzare e non comprendere il mio affetto per te.

Sai, Bianchina permette solo a me di avvicinarmi ai suoi cuccioli, come pure Lillina, mentre Leo scodinzola appena mi vede, Lola mi salta al collo, Bianchino, con le zampe sulle mie spalle mi lecca affettuoso e Giulia mi guarda coi suoi occhioni dolci, e mi si struscia contro.

Mi sento nel Paradiso terrestre o nell’Arca di Noè circondata da loro e dagli altri bipedi e quadrupedi che abitano in questo luogo dove si respira a pieni polmoni e si impara ad amare di più anche gli uomini, oltre che a ringraziare e lodare il Signore del Creato.
E tutto è accaduto grazie a te, Shool: la tua presenza nella mia vita mi ha aperto grandi orizzonti, ha affinato la mia sensibilità, mi ha aiutato a vedere dentro, e oltre.

C’è un altro ‘vecchio saggio ’ di cui ti voglio parlare, tanto un non sei geloso!
Andando a Petina, da quando ho imparato da te ad amare tutti gli animali, prediligendo i tuoi simili, che non riesco a non accarezzare dovunque ne incontri uno, di qualunque taglia sia, corro a vedere come sta il “vecchio saggio” (sono molti anni ormai che lo chiamo così). E’ un cagnolone bianco , solo e trasandato, relegato in un pertugio protetto da un’inferriata: ha un aria triste e uno sguardo profondo. Appena mi avvicino sporge il muso tra una sbarra e l’altra per leccarmi il viso, poi mette fuori una zampa per accarezzarmi e farsi accarezzare. Appena mi allontano abbaia per richiamarmi. Che tenerezza!

Ma l’ultima volta l’ho trovato più accasciato del solito: appena mi ha visto si è alzato a fatica e si è avvicinato alle sbarre; non ha avuto la forza di sporgere il muso e la zampa, né ha abbaiato, ma ci siamo guardati a lungo : io commossa, lui con i suoi occhioni tristi e profondi: ho intuito che voleva essere un addio. Che tristezza!
Ma ‘addio’ significa ‘ a Dio’ e Papa Paolo VI ha affermato che ritroveremo questi nostri amici in paradiso: ci credo e ci conto; per questo chiederò di seppellirmi col tuo guinzaglio (anche se là non ce ne sarà bisogno!).

Caro vecchio amico, vedo nascere tanti cuccioli in masseria, ma vedo anche te invecchiare e mi preparo a dirti “ a Dio”! Sarà dura, ma è la legge della vita per tutti; mai dimenticherò i tanti insegnamenti e i doni che ho ricevuto da te e dai tuoi amici. Per sempre! GRAZIE .

La tua ‘padrona’
Ps. : sembra che sia io a prendermi cura di te, ma sei tu a prenderti cura di me!!!

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