Lettera alla vita di Teresa Averta

Cara vita,

oggi sono qui, nel mio angolo di cielo, dove posso ancora aprire le mie ali stanche; si è vero lo so, le ho consumate queste ali volando in territori difficili, affascinanti, vibranti. In alcuni momenti ho percorso le strade tortuose dell’esperienza umana, senza mai respirare, ma buttando il cuore sempre oltre le apparenze, oltre la “normalità”, in nome di quel senso di verità e giustizia che mi hanno trasmesso i miei genitori.

Sono caduta molte volte, come un soldato in battaglia che non si lecca le ferite ma le conserva come distintivi di vita vissuta. Ho conosciuto il dolore forte non solo quello fisico ma anche quello dell’anima, sono scesa come Dio agli inferi e in quel profondo abisso ho ritrovato la luce. Ho amato e sono stata molto amata. Sempre accompagnata da quella inquietudine che tende uno sguardo oltre le apparenze e che ricerca nei pertugi della sofferenza, la voce stanca di quel mondo degli “invisibili”, e non mi sono intimidita dalle forme disegnate dalla caducità delle nostre esistenze…ma ho alzato la voce contro l’odio e la guerra. Non riesco a girarmi davanti alle ingiustizie, e non riesco a fare grandi mediazioni.

Ho saputo, però, lavorare con sacrificio e pazienza e ho trovato rari rifugi dove poter sostare e osservare; molto spesso per curare insolite ferite e scoprire nuove vitalità. Un atteggiamento caratteriale che mi porta a stare al fianco degli ultimi con assoluta semplicità e istintività. Impossibile fare sodalizi con l’indifferenza, anche quando le necessità richiedono tempo solo per noi stessi. Questa esigenza etica che sento così forte, è il frutto del lavoro testimoniale della mia famiglia. Una grande fortuna, penso, è stata il non aver perso la visione di nessuno di questi rifugi dove conserviamo beni e valori preziosi che vivono sulla linea dell’idealità e di una profonda spiritualità. Rappresenta, per me un autentico toccasana quando le difficoltà della vita hanno riempito le notti buie abitate da fantasmi impudenti.

Certo, in questo cammino, si guarda avanti, senza però, dare per scontato nulla. Spesso mi faccio trascinare dal cuore, dalle sensazioni, dalla voglia di vita, dalle passioni; a volte, però, lascio al silenzio e allo sguardo, le ali per girovagare, perché entrambi hanno le loro grammatiche, i loro segreti e le loro rivelazioni. Ma ritrovo sempre la vita con le sue narrazioni disegnate con una bellezza a volte bizzarra ma sempre entusiasmante… e si ritrova a volte uno squarcio di vita anche nei ricordi più tristi, in pezzi di dolore non digeriti ma sapientemente conservati per sentirci ancora vivi.
E allora caro angelo che sei lassù…ti ho scritto davanti alla vita perché tu capisca che ancora la sento e mi ascolto, mi ascolto nel cuore, dove ti cerco, e ti trovo ancora nell’aria e nelle stelle, nei segreti della mia anima e fra la gente…ho cercato tra i ricordi più belli questa foto vecchia e ingiallita, fotogramma non di una vita finita ma d’un felice pezzo di storia. Non importa con quali abiti e con quali colori ti porgevo un fiore ma pensavo a te, al profumo della vita che mi hai lasciato addosso. In quel fiore c’era impresso il segno dell’Amore che hai seminato nella nostra esistenza donata alla terra, e se cerchi di guardare o spiare nel cuore per vedere, ancora ci sono intatti i segni delle carezze donate, delle sofferenze e della vita germogliata ancora ci sono i segni delle tue amorevoli braccia…

-Poche parole per la conquista del bene… la vita merita di essere vissuta solo se crediamo nei valori, perché questi rimangono anche dopo la nostra morte- erano queste le tue parole… nella quiete del tempo. Se frughiamo tra le ferite con l’amore nelle mani, le cicatrici son tante, e la lotta è stata dura e lo è ancora… ma hai vinto tu, hai donato fino all’ultima goccia del tuo sangue per un martirio di salvezza.
Ed ora così…sommessamente, in punta di piedi, “togliendomi i calzari”, mi son permessa di bussare alla tua porta, per un bisogno del cuore, per dirti che posso camminare ancora nuda nella tua anima per scoprire la bellezza della luce, sì, di quel raggio di sole che mi lasciasti e che non va più via ma è nascosto fra le righe della mia poesia…e ti scrivo ogni giorno…ti scrivo perché la vita va vissuta e scritta per non dimenticare i momenti, la meraviglia, il dolore e la gioia di sapere che nulla è per sempre…e che solo un ricordo, una lettera mai scritta, un verso accorato può accompagnarci nella solitudine e aprire la porta all’anima verso orizzonti senza fine.

Cara vita Grazie per avermi donato un respiro in più che difficilmente restituirò al cielo.

Teresa Averta

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