Lettera alla via dove sono nato di Nino Morena – #CaroTiScrivo

Sono ripartito.
Nudo di affetti. Spiumato. Come un volatile a cui sono state sottratte le piume una ad una. Scorticato quasi sanguinante.

Con andatura lenta, moggio moggio nella mia solitudine di figlio diseredato della sua storia.

Ciao mia via, ciao mia strada.
Mia nel senso di mia, e di nessuno più.

 

O almeno di quelli che l’hanno calpestata, vissuta, voluta, completamente o in parte, inghiottita come un respiro di aria buona che deglutendo lo rivesti di memoria e con forza lo comprimi dentro.  Lo spingi dalle parti del Cuore, dove lo conservi e poi ogni tanto lo mandi al cervello che lo valorizzi e rammenti.

 

Dove sono i fanciulli? Dove sono le fanciulle?
Dove sono gli amori vietati che abbiamo vissuto e poi mai più rivissuto?
Dove siamo noi?

Dove si nascondono i nostri silenzi, le nostre mani che si stringevano negli angoli delle case oggi svuotati dei nostri visi affacciati a metà?
Di quei gatti e quei cani che rincorrevano i nostri corpi e i nostri sogni?

Di quei profumi di garofani e gelsomini penzolanti da balconi corrosi dalla fatica della vita?

 

Degli aromi delle giovani donne che liete trasportavano  piante di legumi e basilico, adagiate sulla testa sopra una corona di tela intrecciata e sorridendo esclamavano al giorno la loro allegria, la loro giovinezza.

 

E ai giovani ragazzi che le seguivano con lo sguardo intessuto di speranza.

Scaveremo !
Scaveremo nell’anima del tempo, nella relazione che lo lega all’uomo, nella sua dimensione più nobile, alla ricerca del tesoro perduto.

 

Le porte chiuse si dovranno aprire, fare accomodare la luce del sole oggi spento.

Le finestre spalancheranno nitidi spiragli di desideri.

 

Risaliremo la china, il dolce desiderio di riviverti. Le urla, le grida di solenne gioia, di vita che lentamente si riappropria di pietruzze lucide che non brillano più.

 

Mia via, mia via!

 

Richiamaci, richiamaci al dovere di ritornare.

Forse ad una preghiera.
A quel necessario ed inevitabile attimo di concentrazione, di solitudine amorosa, indispenasabile a questa nostra vita.

 

Voglio rivestirmi nuovamente.

Di abiti invisibili, di tessuti che non esistono, di fibre mai create, di misure mai esistite.

Voglio ricreare un suono nuovo, melodia di un tempo perduto.

Una canzone eterna che inizi così:
“Mia via, mia via…….”.
Nino Morena

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