Lettera alla mamma di Vivianne Gherghel – #CaroTiScrivo

F., dicembre, 2015

Cara mamma,

Un giorno ho letto da qualche parte che nella vita impareremo a morire un po’ alla volta…e allora non ho capito tanto bene il suo significato…

Ho fatto un viaggio lungo, faticoso e dolente. Il mio primo viaggio lontano, lontano…da sola…verso un mondo sconosciuto. Dal finestrino del pullman mi correvano davanti macchie di verde intenso e grigio, impasticciate dalle lacrime. Sentivo la voce del mio piccolo bambino che mi diceva quanto gli sarei mancata e l’abbraccio della bambina che mi stringeva forte, forte…il mio cervello stava per ribellarsi : era assediato delle più strane e dolente emozioni.
Con stupore e curiosità ho scoperto tante cose..di bello, ma anche di brutto…
“Quando ritorni? un leitmotiv nella storia della mia famiglia…ti ricordi quante volte me l’hai chiesto?
Ogni ripartenza –un vuoto, imenso vuoto. Come un pezzo di morte…
“Tu erii la mia bambina che non volevo mai dare nemmeno per tutta la città” , me lo dicevi sempre…La zia , senza bambini, mi voleva adottare, ma anche se avevi altri tre bambini non mi hai mai lasciato…ero la tua speranza per la vecchiaia.
Invece la mia vita mi ha portato da una’altra parte del mondo per poter tirare su i miei figli. Tu sei rimasta a casa con loro e mi hai aiutato , così come l’hai fatta ogni giorno da quando sono nati.”La mia bambina” , mi chiamavi al telefono. “Come sarà difficile per te, da sola” – era il tuo pensiero quotidiano.
Un giorno ti ho sentito con una voce cambiata e mi sono accorta che non stavi bene. Mi sono preoccupata per te, ho presso giorni di ferie dal lavoro e sono venuta da te…Era andato tutto male: il vecchio proprietario della casa tua ha ripresso la casa e a voi, tutti inquilini anziani, vi ha mandato fuori. Per te è stata un colpo nel’ anima: la casa dove eravamo nati noi , i tuoi bambini, dove hai vissuto tutta la vita con il nostro padre e da dove lui se ne andato al cielo troppo presto, quella casa non era più- una vita spezzata e tu per 7 giorni sei stata tra questo mondo e quello dei santi. Giorno e notte abbiamo fatto noi , tutti i tuoi bambini, delle chiacchierate con te- sapevamo che sei in coma , ma abbiamo sperato e pregato che tu ritorna da noi. Il miracolo è avvenuto: sei tornata e abbiamo trovato un altro posticino per te, una piccola casa. Ma io dopo tre mesi a casa, ho dovuto rientrare al lavoro. Insieme al mio fratello avevamo deciso di dividere le spese per la tua casa e la nostra sorella di prendersi cura di te. Era la minima cosa che potevamo fare per te confronto a quello che tu hai fatto per noi. Un altra ripartenza- un altro pezzo di morte….
Gli anni si mettevano taciuti sulle tue spalle e mi dicevi più speso: “Vorrei vivere finchè tu ritorni, mia bambina”.
Una domenica di primavera , il giorno santo dell’ Annunciazione del Signore, una telefonata da casa mi ha fatto gridare di dolore: il mio fratello aveva sofferto un arresto cardiaco e ci ha lasciati. Credevo che il cuore mi stava per uscire dal petto. Due milla chilometri lontano da voi, senza la possibilità di capire… un altro pezzo grosso di morte. Tu non sapevi niente, lo aspettavi come sempre e nessuno no aveva coraggio di dirti la verità. Il primo volo, tutti soldi che avevo…ero spaventata , addolorata, confusa, mi sentivo colpevole che sono lontano da voi in quel momento. Quando mi hai visto i tuoi occhi sono adombrati: inginocchiata davanti a te ho dovuto darti la più dolorosa notizia per una madre: il tuo figlio non c‘era più…il tuo pianto , il tuo dolore mi sfaccia l’anima anche adesso- il puzzle con pezzi di morte …
Da quel giorno la tua vita ha presso un’altra piega, la tua volontà di vivere era rimasta solo per vedermi ritornare: il tempo lo misuravi da quanto mi facevi con la mano il saluto di partenza fino alle lacrime di gioia al mio nuovo arrivo, sperando sempre che un giorno rimanerò con te.
E io, forse come ogni essere, pensavo che la mia mamma è lì per me, è il mio punto di riferimento nel bene e nel male, è l’ orecchio che mi ascolta, è la voce che mi parla con amore, è la mano che mi accarezza, è la mente che mi da un piccolo consiglio…..
Cara mia mamma, ma te non c’e l’hai fatta…nel fine autunno, silenziosa e discreta , così come sei vissuta , sei tramonttata lentamente …. e io non ero con te, non ho potuto dirti addio, non ho potuto chiderti perdono, non ho potuto ringraziarti, non te l’ho detto quanto bene ti voglio – finalmente ho capito il significato cosa vuol dire imparare a morire un po’ alla volta.
Hai scritto dentro di me tante lezioni di vità e io non sono riuscita alla fine di realizzare il tuo ultimo desiderio ; essere con te nella tua vecchiaia. Perdonami , mamma!
Ti prego, mamma, accompagnami e continua ad insegnarmi la strada giusta della vita! Non sarò mai “la bambina” di nessuno- quella bambina è sparita-un altro pezzo di morte, diverso…
Il senso di colpevolezza sarà il compagno del mio cammino…

Vorrei abbraciarti e dire al mondo che ti voglio bene e mi mancherai…da morire,

“La tua bambina”
Da adesso tocca me di essere come te..sarò all’altezza?

Non esiste consolazione quando le persone amate se ne vanno e te sei lontano da loro proprio all’ultimo respiro…quelli che vivono in due mondi devono imparare ad affrontare la vita e la morte in due modi…

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