Lettera al papà di Luisella Marano

Nudisti pescatori e pesci

Ciao Pà,

quanto tempo che non sento più uscire dalle mie labbra, queste due sillabe, non ci siamo lasciati bene, diciotto anni fa, quasi diciannove. Sei voluto uscire dalle nostre vite, all’improvviso, “un fulmine a ciel sereno” queste le parole del Dottore. Era freddo, era dicembre e tu stavi lì sdraiato su quell’asfalto , ti ho preso la mano, era già fredda…come la giornata, eppure ti sentivo vicino forse mi stavi guardando da quella strana dimensione in cui ti trovavi.

Eri il mio appoggio, la mia guida, il mio punto di riferimento, è per questo che non ti posso rimproverare nient’altro che questo modo così violento ed istantaneo che hai scelto per andartene. Neppure un saluto, un abbraccio, quello che mi è rimasto sempre bloccato in gola, ogni volta che ti penso. Lo stesso saluto con il quale ho voluto iniziare questa mia lettera. Perché non ci sono cose che avrei voluto dirti o fare, ma l’ultimo saluto, quello si, mi manca da morire, come manchi tu.

Ciao pa’ e se puoi cerca di camminare silenziosamente sempre al mio fianco, io ti sentirò.

Tua figlia.

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