“Caro Roberto, ne è valsa la pena?” Lettera a Saviano di Giovanni Giudice

Caro Roberto Saviano, ho letto la tua lettera del 22 settembre 2006 che hai scritto a te stesso. In realtà ti chiedevi se col senno di poi avresti avuto ancora il coraggio di sacrificare la tua libertà, di rischiare la tua vita e soprattutto di far vivere male chi ti ama.

Tu rispondi con naturalezza e coraggio: “SI AVREI AGITO COME DIECI ANNI FA’ SAREI ANDATO LO STESSO SU QUEL PALCO DI CASAL DI PRINCIPE A PARLARE DEL MIO LIBRO”.

Sono certo che l’avresti fatto perché la tua personalità, il tuo senso del dovere e il tuo grande idealismo di ragazzo ventiseienne non si possono cancellare solo con un colpo di spugna.

Ma ora Caro Roberto io, da uomo di qualche passata generazione, ti voglio chiedere:
“Ma secondo te, nonostante i nostri nonni e padri, morti per difendere la propria Patria, nonostante le vittime sacrificate in nome della Libertà, e soprattutto nonostante il tuo coraggio per cancellare le ingiustizie e i soprusi, ritieni oggi, visti i risultati della nostra Democrazia, delle nostre Istituzioni, della nostra Italia, che ne sia valsa la pena?”

Se io avessi avuto un figlio come te sarei stato molto orgoglioso ma ti avrei detto: “Roberto prima di farlo pensa al dolore di tua madre che ti ha generato, pensa ai tuoi figli che avranno la fortuna di avere un padre come te che avrebbe insegnato loro dei grandi ideali. E loro avrebbero passato ai loro figli il testimone per costruire una nuova generazione pulita, leale e giusta”.

Ciao Roberto con stima

Giovanni Giudice

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